I conviventi? Più felici delle coppie sposate

(chematrimonio.com)

Roma – Le coppie conviventi sarebbero più felici di quelle che decidono di coronare il loro sogno d’amore sull’altare o davanti un ufficiale di Stato civile. Ma non solo. I conviventi godrebbero anche di una maggiore autostima.

A rivelarlo, una ricerca americana condotta dalla Cornell University dopo uno studio lungo e costante durato sei anni. Oggetto degli studi quasi tremila statunitensi nella loro evoluzione da single a coppia. I sociologi, capitanati dalla professoressa Kelly Musick, sono andati alla ricerca dei benefici derivanti dal matrimonio. Le coppie sono state chiamate a dare dei voti sui vari stadi della loro vita, e soprattutto del loro rapporto.

Dalla ricerca è però emerso che chi ha optato per la convivenza gode di una maggiore autotisma per se stesso. E questo tipo di unione non certificata, permette alla coppia di sentirsi più legata, ma anche di sceglier la persona amata ogni singolo giorno, rinnovando quindi il proprio voto d’amore senza alcun contratto che ne certifichi l’unione.

Se la sfida si spostasse sul piano dello sport agonistico, allora le coppie sposate uscirebbero sconfitte dal match, con un 2-1 in favore dei conviventi. Discorso diverso se si prende come riferimento la salute. Le coppie sposate infatti, risultano più avvantaggiate sotto tale aspetto. Il tema salute poi, è di particolare rilevanza negli States, ove di norma è a pagamento: con il matrimonio il coniuge acquista in automatico la copertura assicurativa del proprio partner.

In realtà entrambi tipi di unioni sembrano mostrare senza dubbio dei livelli maggiori di felicità, nonché meno momenti di depressione rispetto ai single. «Abbiamo trovato che le differenze tra il matrimonio e la convivenza tendono ad essere piccole e dissiparsi dopo un periodo di luna di miele – ha affermato la professoressa Musick- per alcuni la convivenza

La professoressa Kelly Musick

può rappresentare un minor numero di obblighi sociali rispetto al matrimonio, e poi consente una maggior flessibilità, autonomia e crescita personale».

«Questi dati dovrebbero leggerli i governi, come quello americano – ha proseguito la Musick – che fanno politiche pro matrimonio convinti che questa sia l’unica formula che garantisca la felicità ai cittadini. Così non è».

E i single? In effetti questi escono totalmente sconfitti dal confronto tra conviventi e sposati. Le persone sole risultano più tristi, ma per contro avrebbero maggiori rapporti sociali. Ma c’è chi comunque sceglie di non arrendersi a Cupido. Chi è solo, risulta meno felice di chi è invece sposato, e tendente maggiormente alla depressione di chi convive. Per contro la “sigletudine” garantirebbe maggiore rapporti sociali e familiari, avendo più tempo da dedicare alle persone care.
Insomma, ben vengano quindi i classici “due cuori e una capanna”, ma senza un contratto che certifichi l’unione.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     Angela Piras

Foto homepage: sposalicious.com

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