I complici: la nuova indagine di Georges Simenon nell’animo umano

G. Simenon, "I complici"

Joseph Lambert, imprenditore edile di una cittadina a ovest della Francia, non può dire di essere innamorato di Edmonde Pampin, la segretaria con cui ha una relazione clandestina. Non si tratta di amore. Non lo può essere quando non esiste nessun tipo di dialogo o di condivisione, ma solo un’intesa fatta di sguardi e di selvaggi amplessi. Si tratta di qualcosa di diverso: loro sono «complici». Come a tutti i complici, basta uno sguardo d’intesa per capire quello che si sta cercando, ciò che si desidera in quel momento. Non servono le parole. Joseph trova in Edmonde «quello che aveva cercato a tentoni per tutta la vita». Ma questo rapporto di complicità è destinato a travalicare i confini della relazione, per entrare in quelli del reato: accadrà quando, in un pomeriggio piovoso, Joseph si distrarrà dalla guida per toccare le gambe dell’amante, causando un incidente in cui perderanno la vita oltre quaranta bambini.

Il protagonista l’aveva sempre saputo: quel rapporto così al limite prefigurava la sciagura. Non si stupisce, non si ribella: comprende subito che la colpa è sua e che la vita è definitivamente cambiata, spaccata in due da quel tragico evento. Ma non è il senso di colpa a torturare un uomo che di quella vita è stanco. Non ha un rapporto con la moglie, un’estranea bigotta pronta a perdonare con pia devozione le sue numerose avventure. Non ha alcun tipo di relazione coi fratelli, uno fuggito a Parigi e l’altro, Marcel Lambert, socio in affari arrogante e moralista. Le uniche amicizie sono quelle delle partite al bar, ma si tratta ai suoi occhi di uomini mediocri e rassegnati, indegni di qualunque forma di stima. Infine le altre donne: prostitute più o meno di classe, amiche di una sola notte di sesso. L’unica cosa che importa a Joseph, dopo la sciagura, è ritrovare la complicità con Edmonde.

Il paese è sconvolto dall’incidente: nessuno sa chi l’abbia causato, anche se per la polizia la meccanica è chiara fin da subito. All’inizio il protagonista da un lato ha paura di essere scoperto, dall’altro ha la tentazione di confessare. Ma non per senso di colpa. Vuole provocare, scandalizzare quel mondo grigio e ipocrita che lo circonda e che lo condanna senza capire e senza sapere. A Joseph interessa solo comprendere la sua complice, decifrare quell’espressione distaccata e imperturbabile: cercherà di inseguirla fino all’ultimo, nella sua disperata corsa verso la follia e verso un finale che già al momento della sciagura si era prefigurato come inevitabile.

Georges Simenon dipinge un altro personaggio e un’altra disperata follia, come già aveva fatto in molte altre delle sue innumerevoli opere, tra cui L’assassino (Adelphi 2011, «Biblioteca Adelphi» n° 575 € 16,00) e L’uomo che guardava passare i treni (Adelphi 1986, «Gli Adelphi» € 10,00 ). Come in questi romanzi, si passa attraverso il delitto per arrivare alla progressiva emarginazione ed uscita di senno del protagonista, esattamente come Raskol’nikov nel capolavoro Delitto e Castigo di Dostoevskij. Anche se questa volta si spinge su un sentiero diverso dai precedenti: non è il senso di colpa a guidare gli atti di Joseph Lambert, ma l’esigenza di un distacco dalla propria vita precedente.

Georges Simenon

Anche in questa circostanza l’autore belga si rivela un maestro nell’indagare l’animo umano e nel mettere a nudo le sue debolezze, attraverso la descrizione di un personaggio all’apparenza aberrante per gli atti che compie, ma in realtà simile a qualunque altra persona per carattere e problematiche: Simenon comprende, senza giudicare, gli atti dei suoi protagonisti, scavando nella psiche dell’uomo alla ricerca di ciò che quasi nessuno vuole ammettere o affrontare.

L’autore riprende anche altri temi a lui cari per tutta la sua produzione: la rottura, spinta fino a conseguenze estreme, con una vita considerata mediocre e insoddisfacente. L’ipocrisia insita nel quieto vivere delle relazioni umane. Ma soprattutto regala una caratterizzazione, l’ennesima nella sua sconfinata produzione, di un protagonista in cui ciascuno, pur senza ammetterlo, ha la possibilità di identificarsi per l’inquietante normalità della sua follia. I complici: un nuovo gioiello imperdibile del genio belga.

Daniele Leone

Georges Simenon. I complici. Adelphi 2011, «Biblioteca Adelphi», 591. € 17,00

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