I bebè piangono con l’accento della madre

Sin dai loro primi giorni di vita, i bambini piangono in italiano, francese, inglese o spagnolo

di Valentina Gravina

pianto_neonato-300x300Se pensate che parlare ad un bimbo ancora dentro il grembo materno sia inutile, è arrivato il momento di ricredersi. Lo studio condotto da alcuni ricercatori tedeschi dell’Università di Wurzburg conferma infatti come la percezione dei suoni sia uno dei veicoli privilegiati per lo sviluppo di processi di orientamento, conoscenza e interazione da parte del piccolo nei confronti del mondo esterno.

Quello che forse non si sapeva è che i bimbi iniziano ad acquisire alcuni elementi linguistici addirittura prima di nascere, quando ancora sono dentro il grembo. I loro piagnistei hanno infatti delle caratteristiche specifiche della lingua parlata dai genitori, della mamma in particolare. I precedenti studi avevano dimostrato come i piccoli fossero in grado di riconoscere alcuni suoni già dalla nascita, ma si credeva che sapessero “imitarli” solo dopo le prime 12 settimane di vita.

La sorprendente scoperta invece dimostra come già nella pancia i bambini ascoltano e imparano l’accento di mamma e papà. Per condurre la ricerca sono stati registrati e analizzati i pianti di 60 bambini (nati da non più di 5 giorni), 30 di famiglie di lingua tedesca e 30 di lingua francese. Il risultato è stato quello di riscontrare una chiara differenza nella forma “melodica” dei gemiti che sembrano avere gli stessi tratti della lingua parlata dalla mamma. I neonati francesi si lamentavano con un forte accento parigino, quelli tedeschi invece con un’intonazione più dura.

Le lezioni di “romanesco”, “napulitano” o di “lumbard”, nel caso di un bimbo italiano, avrebbero dunque inizio negli ultimi tre mesi di gravidanza, quando i piccoli ”imparano a produrre non solo melodie neutre – spiega Kathleen Wermke, coordinatrice dello studio -, ma riprodurre i modelli tipici della loro lingua” appresi durante la vita fetale.

Già in passato molti altri studiosi (Madison, 1986; Van Den Bergh, 1990; Barbara Kisilevsky e Darwin Muir, 1991) avevano dimostrato come il feto sia in grado di reagire e di rispondere a stimoli sonori. La psicologa Frances Rauscher sosteneva che l’ascolto prenatale di Mozart e di altri compositori barocchi potesse essere associato ad un incremento delle competenze spazio-temporali nel corso della vita del nascituro. Un’altra che la musica classica determina nel cervello il passaggio da uno stato di iperattività ad uno stato di vigilanza e rilassamento.

Da oggi, dunque, sappiamo anche che se vogliamo un figlio che sappia parlare un italiano perfetto, senza “cadenze” o “inflessioni” dialettali…dobbiamo noi per primi saper comunicare correttamente…magari seguendo qualche corso di dizione. I nostri figli ci imitano ancor prima di nascere!

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