Hunger Games, il Canto Della Rivolta Parte 1: recensione in anteprima

Giovedì al cinema arriva 'Hunger Games, il Canto della Rivolta (Parte 1)', capitolo conclusivo della famosa saga per ragazzi. La recensione in anteprima

hunger games il canto della rivolta preview

Arriverà questo giovedì sul grande schermo, dopo un anno di attesa, Hunger Games Il Canto della Rivolta , il capitolo finale del fenomeno generazionale basato sulla trilogia di romanzi per ragazzi ideata da Suzanne Collins. I primi due capitoli cinematografici della saga hanno letteralmente sbancato i box office di tutto il mondo, con un incasso di quasi 700 milioni di dollari per Hunger Games, il primo capitolo, e 862 milioni di dollari per il secondo, La ragazza di fuoco.

“LA GHIANDAIA È VIVA!” – In Hunger Games Il Canto della Rivolta (Parte 1), dopo aver distrutto l’arena degli Hunger Games durante l’edizione della Memoria, Katninss Everdeen (Jennifer Lawrence) è stata trasportata nel Distretto 13, comandato dalla integerrima presidentessa Alma Coin (Julianne Moore) affiancata dal generale Plutarch Heavensbee (il da poco defunto Philip Seymour Hoffman), insieme a Finnick (Sam Claflin). Entrambi hanno perso i loro compagni nell’arena, Peeta (Josh Hutcherson) e Annie (Stef Dawson), ora prigionieri di Capitol City, residenza del terribile Presidente Snow (Donald Sutherland).

Jennifer Lawrence (voto10.it)

Jennifer Lawrence (voto10.it)

Senza saperlo, Katniss ha acceso un focolaio di ribellione in tutti i distretti, i quali hanno iniziato importanti attacchi di sabotaggio contro le forze armate di Capitol. Per questo, la presidentessa Coin le chiede di diventare la Ghiandaia Imitatrice, un simbolo di ribellione e speranza per tutti i combattenti, finalmente uniti contro Snow. Persa per la scomparsa di Peeta e distrutta dai giochi, Katniss si troverà di fronte a un’importante scelta, dalla quale potrebbe derivare tutto il futuro di Panem.

PAROLA D’ORDINE: DIVIDEREHunger Games Il Canto della Rivolta è diretto anche stavolta da Francis Lawrence (Io Sono Leggenda, Constantine), che era passato al timone della trilogia cinematografica dopo Gary Ross, dirigendo La ragazza di fuoco e riuscendo a innalzare ancor di più il livello qualitativo della saga, che era partita già sotto i migliori auspici. Eppure, questa prima parte del terzo capitolo sembra incrinare in qualche modo il perfetto equilibrio tra contenuto e aspetti visivi che aveva caratterizzato i primi due episodi. Il motivo è evidente e prevedibile: la divisione di un capitolo conclusivo in due parti (così com’era avvenuto per Harry Potter e i Doni della Morte, Twilight: Breaking Dawn e come avverrà per l’imminente ultimo capitolo de Lo Hobbit), ispirata non tanto a un’altruistica donazione ai fan di poter godere più del dovuto delle avventure dei propri eroi, ma a un tentativo più che palese di riempire le casse di una distribuzione che risente i tempi di crisi.

Hunger Games Il canto della rivolta Katniss

Smembrare un capitolo conclusivo di una saga concitata come Hunger Games (che era stato da tempo annunciato come “esplosivo”) in due parti, significa infatti dover sacrificare un pirotecnico e sorprendente gran finale a favore di una prima parte che diventa inevitabilmente un’introduzione della seconda e si ritrova ad essere, per forza di cose, annacquata di dettagli e riflessioni di cui si può fare tranquillamente a meno.

DOV’È LA RIVOLUZIONE? – Questa prima parte, infatti, è ritmicamente altalenante, così concentrata com’è sul personaggio di Katniss in fase trauma post- giochi, divisa tra il rimorso, la paura della responsabilità e la voglia di combattere, ricattata da un malvagio presidente Snow proprio attraverso le cose che ama di più. Il film si sofferma intelligentemente a riflettere sulle modalità di comunicazione e propaganda messe in atto dai media (come era stato fatto, seppur in maniera parsimoniosa, nei precedenti due capitoli), la cui spiegazione certo male non fa alle nuove generazioni forse poco istruite alle derive malate della informazione, della società e del potere. Ma, principi didascalici a parte, sempre di entertainment si sta parlando, e in Hunger Games Il canto della rivolta di intrattenimento sembra essercene davvero poco, considerato il genere e l’entità del capitolo (conclusivo, ricordiamolo). La rivoluzione aleggia per tutta la durata della pellicola senza esplodere mai, se si escludono due momenti comunque eccessivamente brevi, considerata la durata del film.

A ogni modo, è quasi certo che ai milioni di fan della saga poco importerà se il film pecca sulla sceneggiatura puntando tutto sui botteghini. Le casse della distribuzione verranno comunque copiosamente riempite, e Hunger Games rimarrà nella storia del cinema come uno dei più interessanti fenomeni generazionali degli ultimi anni.

(Foto: SW Service)

 David Di Benedetti
@davidibenedetti

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