‘Humandroid’ o l’educazione di un giovane robot – Recensione

Da oggi al cinema, 'Humandroid' è il nuovo sci-fi del regista di ‘District 9’ ed ‘Elysium’ Neill Blomkamp. La nostra recensione

Humandroid poster

Arriva oggi nelle sale italiane, distribuito in più di 200 copie da Sony Pictures, Humandroid (il titolo originale del film è, in realtà, Chappie) il nuovo film di Neill Blomkamp, regista di fantascienza acclamato dalla critica nel 2009 per il suo primo lungometraggio, District 9. Ecco la nostra recensione in anteprima.

LA TRAMA – La storia di Humandroid è ambientata in un futuro prossimo in una distopica Johannesburg, dove l’alto tasso di criminalità è stato sconfitto grazie all’impiego di droidi ideati dal giovane scienziato Deon Wilson (Dev Patel). L’instancabile inventore non è però soddisfatto, e sta ideando un sistema di intelligenza artificiale che potrebbe rivoluzionare la costruzione dei droidi, dotandoli di una coscienza e di un sistema cerebrale senziente. Il ragazzo, in segreto, applica la sua invenzione su un droide rimasto colpito in uno scontro a fuoco, il robot Chappie (Sharlto Copley), che viene però sequestrato da una banda di criminali (interpretati da NINJA e ¥O-LANDI VI$$ER, meglio noti come i Die Antwoord, e Jose Pablo Cantillo) intenzionati a realizzare un grosso furto per estinguere un debito che potrebbe costar loro la vita. Come se non bastasse, contro lo sventurato Deon si mette un altro inventore, suo rivale, Vincent Moore (Hugh Jackman), ex militare dai modi rudi e violenti ossessionato dall’idea di vendere il suo robot al capo dell’azienda per la quale entrambi lavorano, Michelle Bradley (Sigourney Weaver), per sostituire così i droidi in uso e sorpassare il brillante rivale.

America (Jose Pablo Cantillo) e il robot Chappie in una scena del film

ETICA INTELLIGENTE E SCENEGGIATURA DEBOLE – L’attenzione per i temi etici e sociali Blomkamp l’aveva ben dichiarata nei suoi due precedenti film, l’interessantissimo District 9 e l’ottimo Elysium, nei quali la lotta tra “razze” (quella aliena e quella umana) nel primo caso e quella tra le classi di privilegiati contro quelle dei poveri, nel secondo, dava adito a interessanti riflessioni, grazie anche al supporto di una sceneggiatura convincente. Cosa che, purtroppo, in Humandroid sembra mancare completamente. I temi del nuovo film del regista sudafricano non sono, infatti, per niente originali: da A.I. Intelligenza Artificiale a Io, Robot, passando per il più recente Trascendence senza dimenticare Blade Runner, il tema del robot senziente e quello del trasferimento di coscienza (trattato nella seconda parte del film) attraverso dispositivi elettronici e digitali sono stati affrontati in maniera più che discreta negli anni passati.

Il tocco di Blomkamp non manca di farsi notare, a partire dalla scelta dei luoghi di ambientazione e dei personaggi (i Die Antwoord, malgrado le loro interpretazioni un po’ forzate, sono uno degli elementi più azzeccati del film), ma quello che sembra mancare a Humandroid è l’armonia e la profondità contenutistica che aveva contraddistinto i precedenti lavori del regista. Il tema più interessante, quello dell’educazione di una coscienza “pura” (quella di Chappie) e totalmente incorrotta attraverso l’influenza dell’ambiente circostante e dei valori del suo educatore, e il conseguente rapporto tra questi, il “Creatore”, e la sua “creatura” (nel quale si può leggere una riflessione piuttosto scontata sul rapporto tra Dio e l’uomo), entrambi trattati nella prima parte del film, viene prosciugato di interesse e profondità dall’imbarazzante susseguirsi delle battute della sceneggiatura che oscilla dal drammatico al comico senza soluzione di continuità perdendosi dietro banali semplicismi.

La delusione è dunque dietro l’angolo, visto che Blomkamp aveva dimostrato di saper donare un tono nuovo al genere fantascientifico e di saper intrattenere con intelligenza stimolando la riflessione dello spettatore. Humandroid rappresenta perciò, nella carriera del regista, sicuramente il suo film peggiore, una disastrosa caduta di stile che potrà essere perdonata se, e solo se, tra qualche anno, le sale ospiteranno un suo nuovo film degno di District 9 (e già si vocifera che questo film potrebbe essere addirittura il prossimo capitolo della saga di Alien). Chissà cosa ne pensa la Weaver.

(Foto: Sony Pictures; badtaste.it)

David Di Benedetti

@davidibenedetti

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