Homo homini lupus. Ma chi è il vero lupo?

La triste storia di due bambini affetti da “ipertricosi congenita”, una malattia che fa crescere i peli del corpo in maniera incontrollabile
di Adriano Ferrarato

Supatra Sapushan

Un aspetto molto bizzarro di questa società in cui l’informazione è perenne e si riesce veramente a sapere tutto di tutti è la presenza di realtà assai poco note la cui conoscenza spesso è tenuta alla larga perché lontana dai canoni culturali imposti dai modelli televisivi e da internet. Attualmente si vive sulla spinta di ossessive mitologie: il denaro, il potere. E la bellezza. La cura del corpo in questo ultimo decennio è diventata un bene prezioso quanto un conto in banca pieno di soldi. Si spende moltissimo per apparire in forma, a qualunque età. E anche se l’elisir di lunga vita non è stato ancora inventato, tutti convivono con l’illusione di poter rimanere per sempre giovani e belli.

Proprio per questo tutti coloro che non sono appariscenti, freschi,  convenzionali, “pubblicitari”, diventano drasticamente agli occhi di molti come diversi, persone da emarginare, da non considerare in alcun modo. Cosa ancora più grave, questo accade anche nei confronti di chi non è ancora arrivato all’età adulta. Ne è un triste esempio la difficile vita di due bambini, costretti a nascondersi alla gente per non sopportarne gli insulti e le offese a causa di una malattia dal nome paradossalmente curioso nota come “Sindrome del lupo mannaro”, ma scientificamente definita come “ipertricosi congenita.

Questa malattia genetica comporta una crescita esponenziale dei peli su tutto il corpo. E Supatra Sapushan, una piccola bimba thailandese di 6 anni e Prithviraj Patil, un indiano di 11 anni, ne sono purtroppo affetti. Pur essendo bambini totalmente uguali agli altri nei gusti, nella voglia di giocare e di vivere, sono allontanati per il loro aspetto, che desta spavento nei confronti degli altri coetanei. A nulla per ora sono servite le ricerche nel campo scientifico della dottoressa Angela Christiano e il trattamento laser, che non ha impedito alla peluria di continuare a svilupparsi.

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Prithviraj Patil gioca con un suo coetaneo

Sono purtroppo casi rarissimi (Supatra è il cinquantesimo episodio documentato nell’arco degli ultimi 400 anni) ma che dimostrano come la scienza, nel suo lungo progredire, molta strada abbia ancora da percorrere nei confronti di una natura imprevedibile che sembra sempre saperne di più dell’uomo. Come nel caso del piccolo neonato Song Sheng, chiamato dai media “bimbo pesce” perché la sua pelle, a causa di un restringimento dei pori, ha creato delle strane “squame” per far fuoriuscire il sudore. Un malattia che lo costringe a vivere in casa a temperatura costante, facendo largo uso di ghiaccio. Sembra tuttavia, anche se i genitori stessi sono molto scettici, che questa anomalia possa essere curata.

Di fronte a questo, la società di oggi dovrebbe fermarsi e riflettere. Ma pochi sono disposti a capire e l’ignoranza culturale e morale regna sovrana. L’antico detto “Homo homini lupus” non è mai stato così attuale, perché alla fine, mannari o meno, i veri lupi siamo noi.

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