Homo Erraticus: un viaggio avventuroso con il maestro Ian Anderson

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La copertina di Homo Erraticus (classicrockhereandnow.com)

Molto spesso l’esperienza in campo musicale non è garante di una qualità artistica che sia capace di restare costante nonostante lo scorrere del tempo. Molti maestri del passato continuano a produrre dischi nel presente perdendo però quello smalto che li ha caratterizzati agli inizi della propria carriera.

HOMO ERRATICUS: UN NUOVO CAPOLAVORO PER ANDERSON - Raramente risulta possibile incontrare dei musicisti che sfidino le leggi temporali, perdurando nel comporre musica di un’importante levatura dopo cinquant’anni di attività. È questo il caso del britannico Ian Anderson, flautista e frontman degli immortali Jethro Tull che ha da poco regalato Homo Erraticus, la sua ultima e preziosa perla che innalza a sei il numero di dischi solisti prodotti dallo sciamano del prog.

UN CONCEPT ALBUM DALLE INFLUENZE MULTIFORMI - L’uomo viandante raccontato dai versi di Homo Erraticus guida lo sviluppo di un concept album che agglomera sapientemente influenze diverse che spaziano dal progressive rock al folk, dal heavy all’hard rock. Homo Erraticus è un disco erudito che vede il ritorno del personaggio di fantasia Gerald Bostock che altri non è che l’alter ego di Ian Anderson.

IL RITORNO DI GERALD BOSTOCK - La prima comparsa del poeta e giornalista Gerald Bostock avviene nel disco Trick as a Brick del 1972, dove veste i panni di compositore dell’intero poema narrato nel disco. La sua seconda apparizione è datata quarant’anni dopo la prima e si sviluppa in Trick as a Brick 2, album solista di Anderson del 2012 dove Bostock si trasforma nel protagonista della saga.  La sua storia continua in Homo Erraticus come autore dei versi dell’intero disco.

Nei quattro decenni che intercorrono tra la sua prima composizione in Trick as a Brick a oggi Gerald è stato un attivista politico. Come prefazione ai versi di Homo Erraticus, Anderson crea una storia che funge da incipit per l’intero concept: Bostock scopre un antico manoscritto il cui autore è lo storico Ernest T. Parritt, intitolato Homo Britanicus Erraticus.  In questo volume Parritt descrive alcuni tratti salienti della storia del Regno Unito partendo dal neolitico per arrivare sino al Principe Alberto. Delirante per la malaria, Parritt allega ai fatti delle previsioni visionare che mescolano futuro e passato con un tocco di magia.

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Ian Anderson oggi (prog-shpere.com)

TRE FASI DEL VIAGGIO - Homo Erraticus è diviso in tre parti e ogni sezione tesse le trame di personaggi che si muovono a metà strada fra la realtà e l’immaginazione. La fase iniziale di Homo Erraticus si svela in Chronicles, la fetta più ricca dell’intero concept.

PARTE UNO: CHRONICLES - Con Doggerland Bostock ci catapulta in una landa mitica che rappresenterebbe l’antica terra vicina al Mare del Nord, risalente all’ultima era glaciale, che in passato avrebbe collegato l’Inghilterra alla Danimarca e alla Germania. Sbarcato su Doggerland e alla ricerca di avventure, Bostock presenta una scia di verve piratesca che gestisce il fascinoso gioco tra progressive e folk sotto uno sfondo avvincente e dal fare epico. Il nucleo melodico principale segue tutto il leggiadro brano e verso il finale  dà spazio a un combattimento all’ultimo riff fra  chitarra e tastiere. Lungo il cammino Bostock incontra un fabbro, decantato gustosamente da una ballata gioiosa in Heavy Metals.

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La cartina dell’antica Doggerland, terra narrata da Homo Erraticus (atantpedia.ie)

FABBRI, LEGIONI, OSTI E MONACI – Con un intro misterioso di Enter The Uninvited che anticipa una pioggia sonora caleidoscopica gestita da flauto e chitarra, arriva l’esercito romano i cui versi acquistano un tono marziale sopra un insieme di quadri melodici che si alternano con brio. Dopo i legioni si odono suoni dall’ade con Puer Ferox Adventus, un brano dai sottofondi guerriglieri che narra alcuni eventi collegati al cristianesimo e alla vita di un monaco. Dopo la fiabesca Meliora Sequamur che avvia una ricerca ascetica della conoscenza è la volta di The Turnpike Inn, un brano che presenta la difficile esistenza di un oste, raccontata in musica da un flauto dall’aura esotica che offre dei virtuosismi in stile progressive.

In questa locanda si incontrano piaceri e dolori soavemente decantanti dalle numerose sfaccettature sonore del brano che a tratti diventa gitano e a tratti si trasforma in fanfara d’altri tempi. Il vento gitano spira forte anche su The Engineer, un brano che si catapulta in una bottega immaginaria dove un fabbro lavora duramente. Il forte groove di The Engineer nasce dall’incontro dell’anima hard rock degli anni Settanta con un folk rock dall’impatto sorprendente. Il gusto epico ritorna con The Pax Britannica, un’ode alla madre Britannia connotata da una freschezza ironica dove il flauto di Anderson vola spensierato sulle verdi terre inglesi.

PARTE DUE: PROPHECIES - La seconda parte, intitolata Prophecies, riscalda l’ambiente a partire dal primo riff. Tripudium Ad Bellum, la cronaca di una vera e propria guerra, si scoglie con una cascata di terzine dalla tempra combattiva alle quali rispondono con grinta chitarra e batteria. Il nucleo melodico principale cresce di intensità sino ad esplodere in un ambiente sonoro più lieve. Dopo la soavità di alcune battute spunta un prog incisivo che condisce il tema iniziale con variazioni e nuove idee.

Dopo la battaglia regna la pace: After These Wars propone un sound ammansito che riecheggia le armonie medievali pur raccontando una storia attuale e chiudendo con un assolo di chitarra vivace e poetico. Protagonista del brano è l’uomo contemporaneo il quale, dinanzi a una nuova genesi dell’umanità, deve rimboccarsi le maniche per ricominciare da zero.

A confutare la rivoluzione attuatasi arriva New Blood, Old Veins, un brano che svela un intro quasi tremolante dove il tempo sottostà a veloci movimenti ritmici. L’avventura ritorna con un flusso di sapori e colori estatici che fanno alzare la temperatura a tal punto da ricreare un muro di suoni invincibile il quale, una volta smontato, lascia la strada a un incastro ritmico-sonoro enigmatico.

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Ian Anderson durante un live degli anni Settanta con i Jethro Tull (beatofmystrut.com)

GRAN FINALE: REVELATIONS - La parte conclusiva, Revelations, illumina la scena con il cappellaio matto di In For a Pound. Un luogo benedetto dove il verde si trasforma in oro è l’ambientazione narrata da The Browning of The Green, un brano sereno dove la tastiera diventa protagonista. Lungo il cammino si insidia serpeggiante il flauto di un Anderson – metà cantastorie e metà sciamano -, riprendendo il nucleo melodico principale di Doggerland. L’Homo Erraticus è stato catapultato al centro di uno scontro fra galassie e, uscendone illeso, si prepara al gran finale.

Cold Dead Reckoning dà vita a un intro misterioso dove la tensione si alza alle stelle. Il flauto viaggia su nuvole oscure per poi dirigere un sound raffinato dove la sua eleganza si scontra con un accompagnamento ruggente e secco. Nel buio spuntano i morti viventi alla ricerca di un nuovo Eden e la loro presenza è declamata con più decisione grazie al ricorso di dissonanze. Lo stesso tema melodico cambia volto repentinamente per poi concludere il poema sciogliendosi in melodie fatate.

UN DISCO ERUDITO - Homo Erraticus racchiude un insieme di squisitezze musicali che mostrano un sempreverde Ian Anderson, maestro di un progressive-folk del passato che non dà segni di cedimento. I versi e le storie decantate nascondono una ricerca filologica condita a un pizzico di inguaribile fantasia che vengono elegantemente inserite nella mente creativa di Bostock.

Oltre alla peculiare aura folk che di Anderson ha fatto la fortuna, l’insieme di sonorità di accompagnamento non vengono mai lasciate al caso e servono un hard rock della vecchia scuola ancora ruggente e impavido. Homo Erraticus è uno scrigno che nasconde tesori dal sapore magico che attestano la genialità di un musicista che ha raggiunto i sessantasei anni di età. Brioso e ascetico, il sound generale del disco ipnotizza l’ascoltatore, avvincendolo con una storia dalla trama intricata e intrigante. Risorto con il sofisticato Trick as a Brick 2, Gerald Bostock serba una linfa creativa che pare inestinguibile e che in Homo Erraticus ha raffinato e indurito nello stesso tempo.

Chapeau per mister Ian Anderson che ha dimostrato nuovamente di essere il pifferaio magico più potente del prog.

Voto: 9

Foto preview: ian-anderson.musicnewshq.com

Rachele Sorrentino

@rockeleisrock

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