Hitchcock, una sola domanda: perché? – Recensione

Hitchcock (imdb.com)

Locandina del film "Hitchcock" (imdb.com)

Lo sappiamo tutti fin troppo bene, inutile girarci sopra più di tanto: Alfred Hitchcock è stato, e sempre resterà, uno dei più elevati e indiscutibili maestri di tutta la storia del cinema. Dopo di lui, forse solo un certo Stanley Kubrick ha saputo fornire un simile seppur meno reiterato processo di innovazione tematica e, soprattutto, stilistica. Su Hitchcock sono stati scritti numerosissimi libri, tra cui quello che “sbobbina” la storica e celeberrima intervista ad opera del devoto François Truffaut (Il cinema secondo Hitchcock, edito in Italia da Il Saggiatore: consigliatissimo). Evidentemente, però, a destare maggiore attenzione, oltre alla pellicola a cui si fa riferimento, ovvero quel piccolo-grande capolavoro che fu (e che resta tuttora) il semi-low budget Psycho, vero e proprio esempio di cinema puro in tutta la sua potenza innovatrice sia in termini di stile che di struttura (mai come in quell’istante del 1960 qualcuno aveva pensato di eliminare il presunto personaggio protagonista dopo soli trenta minuti), attualmente, è il saggio Alfred Hitchcock and the making of Psycho (in Italia Come Hitchcock ha realizzato Psycho, comunque ben sceneggiato da John J. McLaughlin, già all’opera in pellicole importanti come, tra tutte, Black swan di Darren Aronofsky) firmato Stephen Rebello, dal quale, per l’appunto, è stato tratto il semi-biopic di imminente uscita (4 aprile) Hitchcock.

“Semi-biopic” perché, a differenza di altri casi anche meno noti, la pellicola, diretta da un pur bravo Sacha Gervasi, non si espone tanto come una sorta di biografia del maestro della suspense quanto come una semplicissima (verrebbe da dire sempliciotta) storia d’amore contrastata da un susseguirsi di eventi professionali e interpersonali che in qualunque caso al mondo, tra i comuni mortali, interverrebbero a generare, nel più naturale e risentito dei modi, tensioni, conflitti, dubbi, perplessità, paure umane e crisi di coscienza.

Poco importa, infatti, se i protagonisti di tali vicende si chiamano, appunto, Alfred Hitchcock e Alma Reville: a prevalere è un intreccio elementare, di tanto in tanto pervaso di piccoli segreti del mestiere anche se noti e arcinoti ai (nemmeno tanto) più vicini al settore in termini tecnico-storici.

Ordunque, in data 1959, immediatamente dopo il planetario successo ottenuto con il suo ultimo capolavoro North by Northwest (Intrigo Internazionale), il grande Alfred Hitchcock (Anthony Hopkins) sente rivolgersi una domanda riguardo la possibilità di ritirasi proprio adesso che la sua figura registica cavalca il successo con tutto il giusto e meritato dominio del caso. Il buon “Hitch” accoglie quella richiesta come una vera e propria sfida che lo stimola immediatamente a mettersi alla ricerca di un soggetto letterario tanto diversamente stimolante quanto, ancora una volta, stilisticamente e strutturalmente innovativo. Lo troverà in un libro intitolato Psycho, firmato da Robert Bloch, dopo aver letteralmente spremuto la segretaria personale Peggy Robertson (Toni Collette). Una volta comprate esattamente tutte le copie disponibili del libro, per non consentire a nessuno di scoprire il finale, Hitch aprirà il sipario sulle riprese ma, al contempo, le luci dei riflettori si scaglieranno contro il longevo rapporto (vero e proprio sodalizio artistico-affettivo) con la moglie Alma Reville (Helen Mirren) in seguito al perpetuarsi dell’ossessione che affligge il marito nei confronti delle sue protagoniste femminili, in questo caso in direzione di Janet Leigh (Scarlett Johansson), chiamata a vestire i panni di Marion Crane. Le riprese proseguono non senza problemi finanziari e personali, così come avanza la crisi personale sia del regista (che arriva ad avere, addirittura, come amico immaginario il pluriomicida Ed Gein, ispiratore del protagonista del libro originario, interpretato da un sempre meno considerato ma geniale Michael Wincott, il Top Dollar de Il corvo, tanto per intenderci: di attori eccezionali relegati in secondo o terzo piano Hollywood è piena) che di coppia dei diretti interessati fino al punto in cui il primo montaggio del film non soddisfa né gli artefici né la Paramount. Di pari passo, però, con il ristabilirsi dei rapporti tra Hitch e Alma, si ristabilirà anche l’assetto intuitivo giusto che costituirà la base di uno dei tasselli più importanti della storia del cinema contemporaneo.

Hitchcock (beyondhollywood.com)

Anthony Hopkins nei panni di Alfred Hitchcock (beyondhollywood.com)

Veniamo, dunque, al punto. Anthony Hopkins, chiariamoci, imita estremamente bene il buon Hitch, ma è proprio questo il dilemma: imita. Imitare sembra ormai essere la parola d’ordine per chissà quale speranza di successo per prodotti filmici (biopic, appunto) che, il più delle volte, non fanno altro che assumere come protagonisti celebrità o individui più o meno famosi o comunque sulla bocca di molti se non tutti. Perché? È questa la domanda. Perché continuare a strutturare sempre le solite storie semplici se non proprio banali (per quanto trapiantate da fenomeni letterari: e su questo, se vogliamo, ci sarebbe da discutere ancora un bel po’) cucendole addosso a figure celebri che non possono essere meglio interpretate se non nel segno della più pura e inutile (per quanto genuina e talentuosissima, successivamente sempre pluripremiata) imitazione? Verrebbe naturale avanzare un’ipotesi di studio proprio sul concetto stesso di biopic, qui relegato a fare da supporto di controfigura ad una narrazione filo sentimentale a dir poco scialba e francamente ingombrante se non irritante all’interno del corpus produttivo d’oltreoceano. Non bastano libri e documentari interi a descrivere le figure importanti di questo o di quell’altro secolo, di questa o di quell’altra arte, di questa o di quell’altra politica? O forse è proprio il sempliciotto non-genere del dramma sentimentale ad essere in pericolosa seppur risaputa nonché grave crisi di idee e forme?

Questa come qualche altra domanda converrebbe fare a certi addetti al settore. Quanto a voi, se proprio ci tenete a saperlo, spendereste comunque i vostri soldi per una pellicola godibile così come un qualunque altro prodotto ai limiti del frivolo tematico. Noi cinefili, invece, forse, (concedetecelo) qualcosa da additare e da recriminare l’abbiamo sotto tiro.

(Foto: rbcasting.com / beyondhollywood.com / imdb.com)

Stefano Gallone

@SteGallone

[youtube]http://youtu.be/lHrGuyjaVfY[/youtube]

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