“Hanno vinto i gay”: il Giornale e le sorprendenti contraddizioni interne

La prima pagina de il Giornale di oggi (unita.it)

Sembra diventata una moda – tra l’altro discretamente fastidiosa – quella de il Giornale diretto da Alessandro Sallusti di puntare sul titolo ad effetto (più o meno) politicamente scorretto. Il bersaglio della prima pagina del cartaceo di oggi? L’Unione Europea, colpevole di voler “imporre” i matrimoni gay a tutti gli stati dell’Unione.

«Il parlamento di Strasburgo chiede il riconoscimento in tutti i Paesi (delle unioni omosessuali, ndr). Dopo aver perso la sovranità economica, ora rischiamo di farci imporre l’etica»: questo è il catenaccio dell’apertura del Giornale di oggi, che titolava invece «Hanno vinto i gay, l’Europa è loro». Titolo che, a differenza dell’articolo pubblicato poi anche sul web, rende una visione dei fatti completamente opposta a quella della realtà, oltre a costituire l’ennesima uscita infelice del quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi.

Nello stesso corpo dell’articolo, si legge infatti che l’ira funesta dei custodi della morale – nonché redattori di Sallusti – si è scagliata contro la deputata liberale Sophie In’t Veld, che aveva presentato un semplice rapporto sulla discriminazione sessuale e sul come combatterla. Il reato di cui la In’t Veld si sarebbe macchiata? L’aver chiesto alla Commissione dell’Unione Europea, tra le altre cose, di elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni omosessuali tra gli Stati membri che già le ammettono, e al Consiglio europeo di «riaffermare il principio di uguale trattamento senza distinzione di religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale».

Nessuna richiesta di gay pride costituzionalizzati o obbligo per gli omosessuali di inquinare la vista dei pudici con lustrini e paillettes, quindi. Ma un semplice rapporto ed una altrettanto semplice (nonché sacrosanta e scontata, come la maggior parte delle mozioni che girano sui tavoli di Strasburgo, d’altronde) richiesta di pari trattamento di eguali situazioni sociali negli Stati membri con legislazione omologa. Quindi non c’era neanche la richiesta che un matrimonio gay valido (ad esempio) in Olanda, venisse riconosciuto legalmente come tale in Italia.

I 342 parlamentari che hanno detto sì alla nota di indirizzo (contro i 322 no) non sono andati giù al partito Popolare Europeo, né tantomeno al Giornale, che ha però taciuto il proprio dissenso nel corpo dell’articolo, limitandosi a raccogliere le dichiarazioni di soddisfazione della Concia (Pd) e di Grillini (Idv) e a raccogliere l’indignazione di Giovanardi (Pdl) e della Bizzotto (Lega).

Nessuna decisione già presa ed immediatamente operativa, nessuno che obblighi sindaci o preti a celebrare l’unione di due sposi o di due spose, nessuno scandalo. Ma il titolo serve. Serve ad infondere un po’ di sano populismo conservatore passando davanti all’edicola, con la speranza che il cittadino medio non si premuri di leggere tutto l’articolo. Nel quale, con invidiabile maestria ma dubbia coerenza giornalistica, si riesce a dire l’esatto contrario di ciò che il titolo riporta. Ma tutto fa brodo, purché la definizione di famiglia continui ad appartenere solo ed esclusivamente ai figli di Dio eterosessuali. Fa niente se pregiudicati, corrotti o collusi.

Ci dispiace deludere il Giornale: purtroppo i gay non hanno vinto ancora nulla. Per ora.

Francesco Guarino

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