Haiti e il baby market

Allarme dell’Unicef in seguito alla scomparsa di 15 bambini dai ricoveri haitiani. Si sospettano rapimenti finalizzati ad alimentare la tratta internazionale dei minori.

di Marco Luigi Cimminella

haitian-childrenIl terremoto che ha colpito Haiti, il più povero fra i paesi delle Americhe, a distanza di giorni dal suo abbattimento, continua a seminare morti e devastazione. Lo scenario apocalittico che sostituisce Port-Au-Prince, meta turistica incastonata nel Mar dei Caraibi, divisa fra palazzi, alberghi di lusso e baraccopoli fatiscenti, è oltremodo aggravato da una malattia che da tempo colpisce il paese, i cui effetti sono stati potenziati dall’ondata di distruzione che ha travolto l’isola di Hispaniola: la tratta dei bambini.

Cancro della regione, il commercio di esseri umani, venduti e comprati come mero bene di consumo, è stato più volte denunciato da diverse ONG, in particolare dall’Unicef, che ha lanciato un allarme per la scomparsa di 15 bambini che erano stati ricoverati, in seguito al terremoto, per le ferite subite. Dal momento che le persone viste uscire con i minori dagli ospedali non erano dei familiari, si ipotizza che i piccoli malati siano stati rapiti con il fine di alimentare la tratta dei bambini, che costituisce una delle maggiori fonti di introito per le organizzazioni criminali radicate sul territorio. Queste infatti, collaborando con organizzazioni di livello internazionale e transnazionale, trasferiscono i minori rimasti orfani in altri paesi, destinandoli, principalmente, allo sfruttamento sessuale o  al lavoro nero. Gli strumenti di coercizione variano dalla violenza all’inganno, dal semplice rapimento al pagamento di un compenso per i genitori indigenti, dal ricatto all’estorsione.

Il commercio di esseri umani ha radici storiche profonde. In seguito all’accidentale scoperta di Cristoforo Colombo, le grandi potenze europee, motivate dal desiderio di creare grandi imperi coloniali, si spinsero in massa verso le coste de nuovo mondo, colonizzandolo. Ma le popolazioni autoctone, a causa delle incursioni violente dei soldati, dei missionari europei e delle malattie che essi portarono con sé dal vecchio continente, si ridussero notevolmente. Inoltre, gli indigeni erano considerati inadatti al lavoro. Così dapprima i portoghesi, poi successivamente spagnoli, francesi, inglesi, cominciarono a deportare i neri africani in Sud America, privandoli della loro libertà e obbligandoli al lavoro forzato.

Nonostante l’abolizione della schiavitù, ancora oggi si assiste a fenomeni analoghi nei paesi de terzo mondo. Profittatori senza scrupoli investono denaro sulla vita di esseri umani, remunerando lucrosi guadagni. I bambini posso divenire oggetto di “divertimento sessuale”, possono essere reclutati in eserciti di ribelli e rivoluzionari, essere sfruttati nel lavoro nero o semplicemente uccisi per la vendita degli organi. Sono diversi i fattori che concorrono a render possibile questa tragica realtà. Infatti l’avidità e la bramosia di ricchezza di queste organizzazioni criminali trovano terreno fertile nei paesi dove vi è un tasso di povertà piuttosto alto, dove le leggi sulla protezione dei minori sono inadeguate, dove la corruzione e l’inerzia regnano incontrastate.

Ma ad alimentare il commercio è la crescente domanda di bambini. Il giro di affari è piuttosto vasto e, secondo l’Unicef, è soprattutto radicato nel cuore dell’Europa. Nel protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, sono definite diverse misure per prevenire la tratta di esseri umani, spingendo i diversi paesi firmatari a collaborare, soprattutto nello scambio di informazioni, per debellare questo crimine che letteralmente distrugge la vita di milioni di donne e bambini.

Oltre allo sciacallaggio sconsiderato, quindi, un’altra piaga contribuisce a peggiorare la difficile situazione haitiana. Senza casa e completamente soli, i bambini possono essere facile vittima di predatori senza scrupoli. Difatti giorni fa, il presidente italiano di “Save the Children”, Valerio Neri, aveva dichiarato: “Stiamo cercando di creare degli spazi di accoglienza nei quali custodire i bimbi soli per prestar loro assistenza e aiutarli a ritrovare le famiglie. Il rischio di abusi sessuali, violenze e rapimenti è molto alto”. Inoltre, il 20 gennaio, il quotidiano “Yediot Ahronot” aveva pubblicato un articolo in cui venivano riportate le dichiarazioni di un americano, T. West, secondo cui l’esercito israeliano di stanza ad Haiti stava scavando fra le macerie della regione in cerca di vittime, con lo scopo di estrarre gli organi da vendere a compratori stranieri.

Intanto, i ministri della giustizia dei 27 paesi membri dell’Unione Europea hanno deciso venerdì 22 gennaio, di varare un coordinamento per soccorrere i bambini orfani di Haiti. La proposta di coordinamento, su iniziativa del ministro della giustizia italiana Alfano, si pone due obbiettivi principali:  bisogna velocizzare il processo di trasferimento dei bambini già adottati prima del sisma ed intensificare l’assistenza per i piccoli rimasti orfani.

In un paese ormai in ginocchio, è necessario incrementare gli sforzi per impedire che crimini di questo genere si possano ripetere. La lotta al traffico di minori può essere vinta solo con una maggiore cooperazione a livello internazionale e con la collettiva consapevolezza che questo reato contro la persona e l’umanità è un delitto aberrante tanto quanto l’omicidio di un essere umano. Perché di questo si tratta: di privare un bambino della propria esistenza.

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