Haber in scena: i dolori di un noto Signor X

Vitaliano Trevisan

Alessandro Haber

ROMA – Teatro Quirino, Una notte in Tunisia è uno spettacolo che trascina con dolce fermezza al suo interno con scenografie e azioni didascaliche e che sembra disposto a concedersi solo se lo spettatore avrà la pazienza e la fantasia di contribuire alla sua creazione.

Le soluzioni sceniche sono essenziali ma fluidissime per lo svolgimento della vicenda che in realtà fluttua attorno all’uomo signor X, il celato Craxi, abilmente riletto da Alessandro Haber. Solo lui e le sue ingegnose ossessioni animano lo scorrere dello spettacolo, che tuttavia non stagna neanche per un momento e se ridonda sembra solo volerci aiutare a capire il soggetto. Ottimi i compagni di palcoscenico e gli altri personaggi, significativi e mai invadenti: il fratello (Martino Duane), la moglie (Pia Lanciotti) e il maggiordomo Cecchin, interpretato da Pietro Micci, che ricorda un’espressività asettica d’altri tempi.

L’atmosfera è poetica, tocca le corde giuste, cattura. Trevisan ha colpito nel segno, ha saputo guardare dietro gli specchi d’apatia del Paese e ha fatto leva sulla nostalgia, sentimento italiano, perché siamo orfani di figure carismatiche e “quando c’era lui –chiunque fosse- era diverso”.

Alessandro Haber ha intuito da subito la potenzialità comunicativa del soggetto, ci ha creduto e lo ha fatto suo, i risultati sono ottimi. Lo abbiamo incontrato per saperne di più:

D: La scelta di far parte di uno spettacolo e quindi interpretare un personaggio per un attore non è mai casuale, cosa l’ha attratta di quest’opera e di questo personaggio per portarla ad accettare il ruolo?

R: In questo caso si può dire che sia avvenuto veramente per caso. Conosco Trevisan –autore di Una notte in Tunisia- da tempo e si era parlato diverse volte di progetti insieme, però fin’ora non c’era mai stato nulla di fatto. Qualche mese fa ci siamo incontarti all’aereoporto, lui mi disse «ti chiamo presto che ho da proporti un’idea», io ho pensato fossero una di quelle cose che si dicono. Invece mi ha chiamato veramente pochi mesi dopo e mi ha proposto questo spettacolo, fantastico. Ne sono rimasto colpito, non potevo non accettare.

D: Lo spettacolo sta avendo successo di pubblico e di critica, secondo lei  cos’è che ha incuriosito il pubblico? Cosa offre di diverso questo spettacolo?

R: Di diverso non so, sicuramente l’argomento che tratta è ancora scottante per l’Italia, anche se non si nomina mai direttamente il riferimento a  Craxi è chiarissimo, tutti ne parlano come “lo spettacolo su Craxi” e questo attira, incurioscisce perché è un personaggio tutto sommato attuale e la lettura che ne facciamo qui è molto umana, colpisce la debolezza dell’uomo.

D: La personalità dell’attore deve azzerarsi per facilitare l’interpretazione e l’immedesimazione nel personaggio o è importante metterci del proprio anche a scapito del carattere originale del ruolo interpretato?

R: Io odio la parola “recitare”, l’attore deve interpretare, metterci del suo e offrire una visione del personaggio particolare, originale, altrimenti diventa un imitatore.

D: Lei ha sottolineato che lo spettacolo mette in luce l’uomo privato , non il politico, sicuramente in un’ottica teatrale è possibile attuare questa distinzione ma, senza riferimenti specifici, crede sia possibile per un uomo a quel livello scindere queste due realtà?

R: Ma ovviamente no. È vero che lo spettacolo è incentrato sulle caratteristiche umane del personaggio ma in realtà si parla anche di politica. Non “si fa” politica ma se ne parla, anche perché la sua vita girava intorno a questo, a quest’Italia che vedeva come una cosa sua, che gli era stata tolta e non poteva più raggiungere.

D: “Una notte in Tunisia” porta in scena  la vita di un politico: guardando alla nostra attualità ci sarà qualcuno che un giorno varrà la pena di essere interpretato o i tempi sono cambiati e le figure carismatiche sono scomparse definitivamente?

R: Io non ne vedo. Le grandi figure di una volta, quelle che ho amato: Togliatti, Berlinguer, Almirante, non sono mai state eguagliate. Io sono sempre stato di sinistra ma al di la dell’ideologia ho ammirato anche grandi politici di destra,  eppure adesso non vedo figure di spicco. Per un momento ho ammirato Veltroni ma poi mi sono ricreduto, ho fiducia in Vendola, staremo a vedere. una notte in tinisia

D: Una volta disse che preferisce perdere piuttosto che vincere, perché a vincere non si prova nessuna emozione, eppure ne ha vinte di “sfide”:  il teatro, il cinema, la musica..

R: Con quella frase mi riferivo al gioco, però può essere anche una metafora della vita e in effetti è vero che mi diverto di più a perdere, con questo però non vuol dire che la vittoria -e quindi le mie vittorie- non sia gratificante. Trovo che perdere sia uno stimolo per far meglio la prossima volta, io sono curioso, voglio essere continuamente messo alla prova.

D: Se dovesse dare un consiglio ai giovani che voglio intraprendere questa carriera cosa direbbe loro?

R: Innanzitutto deve esserci la passione. Io quando ero piccolo e andavo a teatro vedevo gli attori sul palco e dicevo “io sarò più bravo”, questa è la passione, qualcosa che ti arde dentro e ti spinge a superare i limiti. Poi è importante anche essere realisti e capire se si è dotati di talento o no, se dopo una vita che fai provini non ti prendono è il caso di lasciare stare.

D: Se Alessandro non avesse fatto l’attore di cosa si sarebbe occupato?

R: Avrei fatto il missionario, o il tassista.

Silvia Tagliaferri

Foto || milano.corriere.it; citynews-romatoday.it:

Riferimenti:

Una notte in Tunisia

di Vitaliano Trevisan

regia Andree Ruth Shammah

Teatro Quirino Vittorio Gassman, via delle vergini 7

10 – 22 maggio

dal martedì al sabato ore 20.45
mercoledì 18 e sabato 21 maggio ore 16.45
tutte le domeniche ore 16.45

biglietto da 16 a 30€

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