Guerra a Isis: per fortuna ci sono Putin e Assad

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Assad (foto: stopeuro.org)

A parole i leader europei hanno detto di voler contrastare l’Isis. Matteo Renzi, Presidente del Consiglio italiano: «L’orrore e il raccapriccio per il nuovo video dell’Isis sottolineano la necessità e l’urgenza della lotta al terrorismo». François Hollande, Presidente della Repubblica francese: «Gli alleati devono distruggere l’Isis e le sue sostanziose risorse. colpire gli impianti petroliferi, il traffico della droga e di esseri umani». Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti: «Distruggeremo l’Isis». David Cameron, Primo Ministro del Regno Unito: «Dobbiamo lavorare passo dopo passo per smantellare e distruggere» l’Isis. Tutte frasi bellissime. Ma se oggi l’Isis è in difficoltà, almeno parzialmente, è grazie a Vladimir Putin e Bashar al-Assad.

L’esercito siriano di Assad, aiutato dall’aviazione russa, è entrato a Palmyra. A meno di clamorosi capovolgimenti di fronte, l’antica città verrà presto liberata e verranno così cacciati i miliziani dell’Isis che l’avevano occupata nel maggio scorso. Nell’agosto 2015 si parlò molto di Palmyra a causa della distruzione di antichi siti archeologici da parte proprio dei tagliagole e anche a causa dell’uccisione di Khaled al-Asaad, direttore del museo e del sito archeologico di Palmyra. Oggi non fa altrettanto scalpore la liberazione, ormai prossima, della città. Forse perché i liberatori non sono graditi dall’Occidente.

Isis

Vladimir Putin (foto: retroonline.it)

È bene ricordare come si comporta l’Occidente, che non fa altro che parlare dei diritti umani e cose del genere, nei confronti delle forze che stanno liberando la Siria dai terroristi. La Russia è tuttora oggetto delle sanzioni dell’Unione europea e praticamente tutto l’Occidente spinge affinché Assad lasci la presidenza della Siria. Addirittura nel 2013 il Segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry paragonò Assad a Hitler. Inoltre, l’Unione europea ha prorogato le sanzioni alla Siria fino al primo giugno 2016. In compenso, la stessa Europa ha deciso di dare alla Turchia di Erdogan – accusata dai curdi di aver fatto oltrepassare la frontiera ai jihadisti – sei miliardi di euro (tre subito più altri tre in cambio del rispetto gli impegni da parte dei turchi). E pochi mesi fa il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha approvato una vendita pari a 1,29 miliardi di bombe intelligente all’Arabia Saudita, impegnata nel conflitto in Yemen. Altra notizia che passò sotto il silenzio dei mezzi d’informazione occidentale.

L’arcivescovo cattolico siriano Jacques Behnan Hindo, intervistato da radiovaticana.va, ha descritto in poche parole la fallimentare strategia dell’Occidente: «I leader europei, e tutto l’Occidente mantengono da decenni l’asse preferenziale con l’Arabia Saudita e gli emirati della penisola arabica. Negli ultimi decenni, hanno garantito a questi Paesi la possibilità i finanziare in tutta Europa, e anche in Belgio, la nascita di una rete di moschee dove si predicava il wahhabismo, l’ideologia che avvelena l’islam e fa da base ideologica per tutti i gruppi jihadisti. E tutto questo è accaduto perché su tutto prevalevano le logiche economiche e i contratti miliardari coi padroni del petrolio. Flussi di denaro e risorse che alimentano anche le centrali terroristiche». Sarebbe bene che nei dibattiti televisivi e nelle sedi istituzionali si parlasse di queste tematiche e non delle tante stupidaggini che si sono sentite in questi giorni.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: stopeuro.org; retroonline.it

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