Greta Cicolari, il beach volley e quel sogno chiamato Olimpiade

Vedi un campo da beach volley in tv e pensi subito all’estate. Peccato che la lunga stagione del FIVB World Tour di Beach Volley inizi ben prima di quella meteorologica e non sia proprio tutta sabbia, sole e tintarella. Lo start quest’anno l’ha dato la tappa di Brasilia il 17 aprile, mentre la bandiera a scacchi sventolerà a Phuket addirittura il 6 novembre.

Tutta la grinta di Greta Cicolari (gretacicolari.it)

Se però la sabbia dei campi da gioco ha riempito i giornali con qualche settimana di anticipo, il merito e la colpa sono della coppia italiana formata da Greta Cicolari e Marta Menegatti, il duo dell’Aeronautica Militare che ha conquistato un fantastico secondo posto nella tappa polacca di Myslowice della scorsa settimana. E così l’atmosfera paradisiaca da turista cede lo spazio ad un lungo lavoro fatto di sudore e sacrifici. E sogni.

Chi può confermarcelo meglio, se non proprio Greta Cicolari?

«Decisamente. La nostra preparazione è iniziata già a metà dicembre a Roma, poi ad inizio 2011 ci siamo spostati a Falconara al chiuso, dove ci alleniamo di solito. Infine l’11 marzo siamo partiti per Rio de Janeiro, anche perché il primo torneo della stagione sarebbe stato a Brasilia un mese e mezzo dopo».

E in quel di Rio Avete fatto anche una piacevole conoscenza: Leonardo, l’allenatore dell’Inter.

«Vero. È stato un incontro molto piacevole, è venuto apposta a vedere il nostro allenamento e si è trattenuto con noi facendo domande sul beach volley. È stato molto curioso e disponibile».

Veniamo a noi. Greta Cicolari, classe ’82, una laurea in psicologia al momento in stand-by («Mancano dieci esami, ma il beach porta via un sacco di tempo!») e un passato remoto non propriamente da pallavolista. Ci rinfreschi la memoria sul tuo primo sport?

«Ho praticato il judo dai 6 ai 15 anni. E sono cintura nera!»

Ok, l’intervista si mette subito male per me. Ci vado cauto: come si passa da uno sport di contatto fisico, come il judo, ad uno nel quale l’avversario sta dall’altra parte della rete, come il volley?

«Ah guarda, non me lo chiedere. È stato praticamente un caso: una mia compagna di classe giocava a pallavolo ed io le facevo compagnia. Poi ad un provino nella squadra di quartiere hanno preso me e non lei…»

Il passaggio delle pallavoliste al beach volley è molto frequente negli ultimi anni. Personalmente cosa hai trovato di più stimolante sulla sabbia?

«Io ho cambiato per “colpa” di un sogno: voglio raggiungere le Olimpiadi. Nella pallavolo, pur essendo arrivata in nazionale, ho capito che sarebbe stato molto difficile coronare il sogno olimpico. Il resto ce l’ha messo la mia indole: non ce la facevo più a stare al chiuso, a vivere poco al di fuori del campo e a indossare scarpe e ginocchiere tutti i giorni. Il senso di libertà nel giocare a piedi nudi è meraviglioso. E poi il beach volley mi dà la possibilità di viaggiare e vedere un sacco di posti splendidi, cosa che con la pallavolo accade molto meno di frequente. E, se vogliamo dirla tutta, dodici compagne di squadra per me sono tante, mi sento troppo indipendente. Meglio averne una sola».

Una sola compagna di squadra, ossia Marta Menegatti. È la tua metà sportiva ideale?

«Marta è più giovane di me, ha 8 anni in meno, ma è la compagna di squadra ideale. Sta crescendo molto non solo a livello sportivo e non è per nulla invadente. A Rio siamo state praticamente per due mesi fianco a fianco 24 ore su 24, dormendo anche nello stesso letto matrimoniale senza mai litigare. Se non hai una compagna come lei non vai avanti. È un matrimonio sportivo, che non si discosta tanto da quello reale: se ogni tanto ha le sue crisi, poi passano facilmente».

E assieme avete conquistato questo magnifico secondo posto in Polonia. Un po’ a sorpresa, o no?

«Non è stata una sorpresa più di tanto: ci sentiamo bene e stiamo giocando bene. Veniamo da una buona preparazione invernale, senza problemi fisici. Eravamo reduci dal già soddisfacente settimo posto di Shangaii e questo podio ci ha piacevolmente sorprese, ma secondo me rispecchia il nostro vero potenziale».

Un inizio di stagione altalenante: 13° posto a Brasilia, 25° a Sanya, poi di nuovo 7° a Shangaii.

Greta assieme alla compagna di squadra Marta Menegatti sul podio di Myslowice (volleymaniaweb.com)

«Sanya è stato un caso a sé: un caldo eccezionale e qualche problema fisico ci hanno letteralmente tagliato le gambe. Il settimo posto in Cina e il secondo in Polonia hanno subito riequilibrato le cose e dato un bello scossone al ranking».

Tra poco si torna in Cina, a Pechino. Con quali prospettive?

«La tappa di Pechino è un Grande Slam, regala tanti punti in prospettiva olimpica e quindi sicuramente tutte le coppie la affronteranno al massimo. Sarà un buon test per mettere a fuoco il nostro stato di forma e quello delle avversarie in occasione dei Mondiali».

Già, i Mondiali 2011. Roma, Foro Italico, dal 13 al 19 giugno. Non serve dire altro.

«Vogliamo far bene, assolutamente. È un Mondiale in casa, con tutto ciò che di buono può comportare la cosa. La carica del pubblico ci darà una mano e dopo gli ultimi risultati non vogliamo deludere. Non chiedermi pronostici però, sono troppo scaramantica…»

Non oserei mai. Allora parliamo di altro: col beach volley hai girato tanto tra Europa e mondo. Qual è il posto che ti è rimasto di più nel cuore?

«Col beach volley abbiamo davvero la fortuna di poter girare molto. Gli spostamenti aerei infatti sono predefiniti, quindi se il torneo va male puoi consolarti guardandoti un po’ attorno.Posti meravigliosi ne ho visti tanti: Rio è innegabilmente stupenda, ma se devo sceglierne uno dico Phuket».

Tanti posti, tante avventure…

«Ne avrei a decine da raccontare. Di sicuro le situazioni più divertenti le affrontiamo con le differenze linguistiche: provaci tu far capire ad un tassista orientale dove vuoi andare…»

Conclusione extra-sportiva: abbiamo dato una sbirciata sul tuo sito www.gretacicolari.it e abbiamo scoperto che il tuo vino preferito è il Greco di Tufo, un docg avellinese. Te l’avrà mica fatto conoscere qualcuno che bazzica da quelle parti?

«No no! Amo bere bene – ma con criterio – e il Greco di Tufo mi è sempre piaciuto. Adesso che mi capita di essere un po’ di più ad Avellino per Doum (Lauwers, il suo compagno, cestista dell’Air Avellino, ndr) ho iniziato ad apprezzare anche il Fiano. Ma sono stata io ad educare il suo palato, ci tengo a precisarlo!»

Francesco Guarino

Si ringrazia l’Aeronautica Militare per la collaborazione

 

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