Greenpeace vince su Nestlè: stop alla deforestazione

L’associazione ambientalista ha ringraziato la grande società produttrice di cioccolato e snack per l’importante scelta di non acquistare più prodotti da aziende che devastano le foreste tropicali

di Roberta Colacchi

Thanks for the break”. Così Greenpeace ringrazia la multinazionale Nestlè per la decisione di non acquistare più prodotti, in particolare olio di palma, da aziende che devastano le foreste tropicali del Sud Est Asiatico, minacciando la sopravvivenza di molte specie come l’orango. Tra la lista delle società “da evitare” spicca la Sinar Mas, principale produttrice in Indonesia di olio di palma e carta, spesso accusata di violazione dei diritti umani delle comunità indigene e delle norme di rispetto ambientale.

La domanda globale di olio di palma è in costante crescita, e per far spazio alle piantagioni di palme da cui si ricava l’olio necessario per la produzione alimentare di cioccolato, snack, e cosmetici, si distruggono ettari di foreste che, come denuncia la responsabile della campagna foreste di Greenpeace Italia Chiara Campione, “causano disastri ambientali come il cambiamento climatico e l’estinzione degli ultimi oranghi”.

Oltre a Greenpeace, a monitorare il rispetto dell’impegno preso da Nestlè, si è impegnata anche la TFT, The Forest Trust, una fondazione nata nel 2001 al fine di proteggere quanto rimane della foresta amazzonica e indonesiana. Gli obiettivi base da rispettare riguardano la fornitura da piantagioni e aziende che operano nel rispetto delle leggi e dei regolamenti locali; la prevenzione del pericolo di estinzione degli oranghi; la protezione e la  conservazione delle zone forestali; ottenere il preventivo libero consenso delle comunità indigene locali per le attività sulle loro terre; e il controllo dell’innalzamento del valore del carbonio nelle foreste, una delle cause principali del surriscaldamento globale. Nestlè ha poi precisato che la sua politica porterà ad effettuare, entro il 2015, la totalità dei suoi acquisti di olio di palma esclusivamente da fonti sostenibili, obiettivo che si estenderà in seguito anche alle forniture per la cellulosa e la carta.

Orango Tango

Orango Tango

Ma a fronte di una battaglia vinta, c’è ancora una guerra da portare avanti. La distruzione delle ultime foreste tropicali non può essere accettata dal mercato globale e Greenpeace fa sapere che l’esempio di Nestlè dovrà essere seguito anche da altre aziende europee, come Carrefour e Wal-Mart, che continuano a rifornirsi di carta e olio provenienti da aziende “devastatrici”.

“Dobbiamo questa vittoria alle decine di migliaia di persone che in Italia ci hanno aiutato, con messaggi e altre forme di attivismo sul web, a raggiungere questo importante obiettivo”. Infatti ad Aprile Greenpeace aveva invitato ad una mobilitazione generale con la campagna Kit Kat Killer, supportata da un video choc di denuncia contro l’uccisione degli oranghi, con lo scopo di costringere Nestlè a ripulire la propria filiera di produzione, diffondendo  anche un appello da firmare e inviare direttamente alla multinazionale. E Nestlè dopo essere stata inondata di mail, lettere, e fax ha deciso di dare ascolto alle richieste. Segno evidente che far sentire la propria voce, ancora oggi, serve a qualcosa.

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