Greenpeace: “Dopo 25 anni a Cernobyl latte e funghi ancora contaminati, fermiamo il nucleare”

Kiev – Sono trascorsi 25 anni dal disastro nucleare che ha colpito Cernobyl e l’Ucraina, ma i risvolti negativi conseguenti alla contaminazione radioattiva, continuano a colpire  duramente la popolazione del luogo, con gravi danni per la salute dell’ambiente e dei cittadini, soprattutto per quanto riguarda i bambini.
Lo denuncia con un comunicato stampa diffuso oggi, l’associazione Greenpeace.

A marzo 2011, infatti, gli esperti di radiazioni di Greenpeace hanno raccolto e analizzato 114 campioni di prodotti alimentari nelle aree di Rivnenska Oblast e Zhytomyrska Oblast e, per confronto, in varie località nell’area di Kiev.

“Le nostre analisi – spiega Iryna Labunska, esperta di Greenpeace International – hanno riscontrato alti livelli di radioattività, dovuti alla catastrofe di Cernobyl, in molti campioni di alimenti. I livelli di contaminazione più alti sono stati rinvenuti in alimenti di base come  latte e funghi. In numerosi casi i livelli di cesio radioattivo eccedono i limiti previsti dalla legislazione ucraina”.

In Ucraina, 18.000  chilometri quadrati di terreni agricoli sono stati contaminati in seguito all’esplosione di Cernobyl e si stima che il 40% dei boschi, pari a una superficie di 35.000 km2 , siano contaminati.

Greenpeace denuncia anche le mancanze del governo ucraino colpevole di aver da due anni interrotto le analisi sulla contaminazione dei prodotti alimentari. Il monitoraggio offriva in realtà una preziosa serie storica di dati, ora erroneamente interrotta.

Aslihan Tumer, responsabile campagna Energia di Greenpeace International, crede che le aree intorno a Cernobyl siano ancora esposte a pericolosi livelli di radiazioni  attraverso i prodotti alimentari locali e chiede dunque al governo ucraino di riprendere da subito i monitoraggi della situazione ambientale.

Turner continua allargando il suo discorso alla situazione giapponese ed esprimendo forte preoccupazione per le notizie provenienti da Fukushima, dove si stanno verificando analoghe circostanze riguardo alla contaminazione di latte e verdure.

Dunque il monito finale di Greenpeace che chiede di “interrompere la produzione di energia nucleare e investire nell’efficienza e in fonti rinnovabili pulite e sicure”.

Redazione

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