Grecia,Tsipras: ‘Accordo 48 ore dopo il referendum’

Tsipras dichiara che con la vittoria del “no” al referendum, la Grecia arriverà ad un accordo entro 48 ore. In caso contrario, rassegnarà le dimissioni

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Alexis Tsipras (eunews.it)

«Il giorno dopo il referendum sarò a Bruxelles e un accordo sarà firmato». Questa l’ultima dichiarazione di Alex Tsipras rilasciata all’emittente Ant1, con la quale assicura di riuscire a concludere un’intesa entro le 48 ore successive al voto.  Il premier greco confida nel sostegno del suo popolo, sostenendo che con la vittoria del “no” ci sarà una “soluzione sostenibile” per la Grecia.

AL VOTO SEGUIRÁ UN ACCORDO – «Questo accordo può essere il cattivo accordo che ci propongono o uno migliore: più forte è il ‘no’, migliore sarà l’accordo», dichiara Alex Tsipras. In caso contrario, se vincesse il “sì”, la Grecia avvierà «le procedure previste dalla Costituzione» affinché le proposte avanzate dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale si traducano in legge. Delicata e potenzialmente instabile, la posizione del premier greco potrebbe essere messa presto in discussione. Del resto, la sua è una missione al di sopra del suo stesso ruolo istituzionale, pertanto Tsipras non esclude la possibilità di abbandonare la “poltrona” al fine di tutele unicamente gli interessi della nazione. Se alla proposta dei creditori il Paese risponderà col “si”, potrebbero scattare automaticamente le sue dimissioni; in linea con quanto già annunciato del ministro delle Finanze Varoufakis.

RICORSO CONTRO IL REFERENDUM – Si attende per oggi, venerdì 3 luglio, il responso del Consiglio di Stato sulla costituzionalità del referendum che avrà luogo domenica 6 luglio, in seguito al ricorso presentato da due cittadini greci. Tra gli autori del ricorso, di cui è stata, per ora, identificata solo la professione – un avvocato e un ingegnere -  i media greci sospettano ci sia un ex giudice del Consiglio di stato legato al partito conservatore di Nea Democrazia.  La revisione del giudizio di legittimità del referendum convocato da Tsipras sulle richieste dei creditori, violerebbe, secondo i contestatori, l’articolo 44 della Costituzione, il quale esclude la possibilità di convocare un referendum inerente alla “situazione finanziaria dello stato”. I due inoltre, facendo appello ad una legge del 2011 – che sancisce la necessità di una formulazione chiara ed esplicita dei quesiti referendari – denunciano altresì l’ostica qualità redazionale del contenuto del referendum. Le 72 parole che lo compongono includono “termini tecnici specifici che difficilmente saranno compresi dalla grande maggioranza degli elettori”.

Antonietta Mente

@AntoMente

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