Grecia, il tempo stringe: maratona per trovare un accordo

Si lavora ad oltranza a Bruxelles per salvare la Grecia: il mondo finanziario aspetta una risposta imminente

Christine Lagarde, direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (http://www.pri.org/)

Christine Lagarde, direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (pri.org)

Bruxelles – Le negoziazioni non si fermano a Bruxelles. La Grecia nelle vesti del suo ministro dell’economia Varoufakis e il premier Tzipras sta trattando con i creditori quel che sarà il suo futuro. Il tempo stringe, entro fine mese dovrà essere trovata una soluzione per ricevere ancora un prestito dalla Troika FMI-Banca Centrale Europea- Commissione UE che poi dovrebbe allungare l’agonia di un Paese che da tempo dovrebbe dichiarare bancarotta. Un default che nessuno vuole: la Commissione per le conseguenza politiche, le banche europee per non far cadere il proprio castello di carta e lo stesso governo Greco, in quanto i suoi cittadini vogliono paradossalmente restare nell’Euro.

ALLE 13 IL PROSSIMO EUROGRUPPOJunker, Lagarde, Draghi e Tzipras non hanno ancora una volta trovato un accordo nella notte in un incontro terminato all 1:50. Già dalle 9:00 i quattro sono tornati a discutere; attorno a loro fior di squadre tecniche stanno lavorando dalle 6 del mattino a possibili soluzioni per venire incontro alle esigenze di Davide (Grecia) e Golia (Troika). Alle 13 l’Eurogruppo dovrebbe riunirsi per trattare i nuovi temi all’ordine del giorno con le nuove proposte provenienti dagli incontri mattutini. Un accordo deve essere trovato entro venerdì, in quanto martedì scade l’accordo di salvataggio tra Grecia, FMI e UE. Da ricordare che c’è già una tranche di arretrato che la Grecia deve all’FMI di 1,6 miliardi e ancora in gioco ci sono ben 7,2 miliardi.

LE DICHIARAZIONI – La sfiducia verso Atene è stata il leitmotiv delle dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal Presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, da poco di rientro dalla riunione segreta del gruppo Bildeberg in Austria, e da fonti vicine al governo tedesco. Tzipras ha sbottato su Twitter ieri, dicendo che “La non approvazione delle misure compensative non è mai accaduta prima. Né in Irlanda né in Portogallo, in nessun posto” e insinuando che “questo atteggiamento può solo significare due cose: o non vogliono l’accordo o sono al servizio di interessi specifici in Grecia”.

Da sx a dx: Alexis Tzipras e Yanis Varoufakis (http://www.republica.com/)

Da sx a dx: Alexis Tzipras e Yanis Varoufakis (republica.com)

IL DEBITO GRECO E LE DIVERGENZE – Si fa un gran parlare di debito, una parte del quale il governo di Atene vorrebbe congelarlo in cambio di riforme nella direzione auspicata dai creditori. La Grecia ha un debito del 175% del PIL, un’enormità relativa che però si ridimensiona se si guardano le cifre e cioè 323 miliardi di Euro. Se tagliare il debito costerebbe a ogni cittadino europeo, chi soffrirebbe in primo luogo sono gli istituti bancari degli Euro membri. L’eventuale crack di Atene cancellerebbe i debiti che Atene con il MES o Meccanismo di Stabilità Europea/ Fondo di stabilità Europeo, con l’FMI e la Banca Centrale UE, ma il vero rischio di instabilità è corso dagli istituti finanziari che hanno comprato i titoli di Atene: l’italiana Generali, le francesi Groupama, BNP, Societé Generale, CNP, le tedesche Commertz Bank, Deutsche Bank, banche greche e spagnole tutte in attesa del verdetto di Bruxelles.

Le divergenze maggiori sono su due punti tasse e pensioni. Sul primo versante, i creditori vorrebbero che l’IVA fosse del 23% per i ristoranti, mentre il governo Tsipras propone una aliquota del 13%. Rigettata l’idea di una tassa del 12% sui profitti societari superiori a 500 milioni di euro. Per quanto riguarda le pensioni, i creditori insistono per un taglio delle pensioni più generose, anziché un aumento dei contributi come previsto dal governo Tsipras per fare quadrare i conti. Si richiede in aggiunta un aumento dell’età pensionabile da 62 a 67 anni fin dal 2022 e la soppressione delle pensioni anticipate. Manovre che non possono non essere definite recessive visto che l’aumento dell’IVA sulla ristorazione riduce sensibilmente gli scambi in un settore chiave e l’innalzamento dell’età pensionabile blocca l’entrata nel mondo del lavoro di molti giovani, costringendoli a scappare. Insomma sembra che la Troika abbia un rapporto di odio e amore con la Grecia: da un lato si lamenta, dall’altro fa di tutto poiché Atene dipenda da lei. Su come finirà a breve avremo una risposta, o forse no.

Domenico Pellitteri

 

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