Grasso si candida con il Pd: «Entro in politica da cittadino, non da magistrato»

Pietro Grasso

In vista delle elezioni politiche che si terranno il prossimo anno, non passa giorno in cui gli schieramenti non riservino qualche sorpresa, con sempre nuovi candidati da presentare agli elettori. Quest’oggi è la volta di Pietro Grasso, Procuratore nazionale antimafia, che ha presentato al Csm la richiesta di aspettativa elettorale, che verrà ratificata dal plenum alla riapertura dopo le festività natalizie, ovvero a partire dal 7 di gennaio.

Grasso avrebbe presentato al Csm anche domanda di pensionamento, a partire dal prossimo 28 febbraio. Si tratta di una domanda distinta rispetto alla richiesta di aspettativa per motivi elettorali ed è revocabile fino al momento in cui il Consiglio superiore della magistratura non la delibera. A breve perciò sarà aperta la corsa alla successione alla guida della Procura nazionale antimafia.

La candidatura di Pietro Grasso sarà con il Pd e sarà inserito nel “listino” del segretario Pierluigi Bersani. Solamente dopo l’Epifania, quando verranno presentate le liste, si saprà in quale collegio il Procuratore farà il suo debutto in politica. La discesa in campo di Grasso, non sarebbe comunque legata alla candidatura di Antonio Ingroia. Grasso non è infatti il primo magistrato a decidere di scendere in campo in politica: sono finora quattro i magistrati che hanno presentato al Csm la richiesta di aspettativa elettorale in vista delle imminenti elezioni. Antonio Ingroia e Stefano Amore hanno già ottenuto la presa d’atto dal plenum prima di Natale, lo scorso 19 dicembre, mentre Pietro Grasso e Stefano Dambruoso sono ancora in attesa della ratifica da parte di Palazzo dei Marescialli, che verrà rilasciata durante la prima riunione del 2013, indetta per il 7 gennaio. Amore non lavora nella magistratura da una decina d’anni, essendo attualmente in servizio presso il ministero dell’Economia.

L’ingresso in politica di questi magistrati però non lascia tutti indifferenti. C’è chi si domanda se sia giusto; il cittadino giudicato o inquisito da questi infatti, non può contare sulla loro imparzialità, può arrivare a pensare di non essere stato giudicato equamente. Grasso ha rassegnato le proprie dimissioni e questo viene considerato un gesto apprezzabile, soprattutto perché spesso succede che i magistrati che entrano in politica, decidano poi di tornare indietro, come è successo per esempio a Vito d’Ambrosio, che conclusi i due mandati da presidente della regione delle Marche è tornato al suo incarico di sostituto procuratore generale o Adriano Sansa che dopo essere stato sindaco di Genova è tornato in magistratura.

Nella conferenza stampa di ufficializzazione della candidatura di Pietro Grasso, Pierluigi Bersani parla di due parole chiave: moralità e lavoro. Secondo Bersani dentro alla parola moralità trova spazio la legalità. «Questa nostra campagna deve cominciare con un segno forte su questa assoluta esigenza. Il Dottor Grasso è in grado di raffigurarla come pochi altri». Bersani ha chiesto a Grasso «di dargli una mano». Ha poi spiegato: «Ho avanzato una proposta al Procuratore Grasso l’ho trovato riflessivo ma non ancora del tutto convinto  Dopo è stata maturata una disponibilità, della quale lo ringraziamo».

Il senso di questa candidatura secondo Bersani è che« un grande partito come il nostro vuole essere un’infrastruttura per la riscossa civica di questo paese, perché la politica da sola non ci arriva. Bisogna trovare una spinta per risolvere i problemi cruciali del nostro Paese, a cominciare dal lavoro».

Un Pietro Grasso emozionato durante la conferenza stampa, racconta come la sua decisione sia scaturita dopo molte riflessioni, a partire dai momenti trascorsi col nipote di sei anni, fino ad arrivare all’incontro con un ragazzino che ai suoi discorsi sulla legalità e sulla necessità di cambiare, proposti in una scuola nel Veneto gli ha chiesto: «E perché lei non lo fa?».

Grasso spiega come durante l’incontro con Bersani ha potuto rappresentare le sue idee raccolte in 43 anni passati a fare il magistrato, in quell’occasione ha spiegato come, se un giorno avesse dovuto scegliere di entrare in politica la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stato lasciare la magistratura: «Voglio entrare in politica da cittadino non da magistrato. Il magistrato non deve farsi etichettare di qualsiasi colore politico».

Sara Mariani

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