Grande Giro, grande Basso

Il Giro 2010 entra nel vivo. Cominciano le tappe di montagna e i protagonisti diventano gli scalatori

di Alessio Tedde

David Arroyo Duran

A due terzi di gara il Giro ritrova i big. Le salite, come previsto, decidono le grandi corse a tappe , i grandi campioni e le grandi squadre escono allo scoperto. Dopo la tappa dello Zoncolan, la maglia rosa è sulle spalle di David Arroyo Duran, che non è comunque un outsider. Ivan Basso, terzo in Classifica, si candida seriamente per la vittoria finale.

Ancora sorprese in una corsa rosa in cui le emozioni e le imprese sono all’ordine del giorno. Dopo un brutto inizio per i colori azzurri, gli ultimi giorni hanno visto un en plain tricolore, con delle tappe che oltre ad aver stravolto ulteriormente la classifica, hanno ridato credibilità e onore ad un Giro che dopo la frazione de L’Aquila e il disastro tattico delle squadre di punta, sembrava averli persi.

La dodicesima tappa risale la riviera adriatica con arrivo a Porto Recanati. Tappa per velocisti, sulla carta. Ma nel giro delle sorprese mai dar nulla per scontato. A dodici km dal traguardo l’ultimo gran premio della montagna di terza categoria della giornata. Lo strappetto smuove le acque e gli uomini di classifica, che dopo la scoppola del giorno prima, dimostrano di non essere finiti del tutto al tappeto. Ci sono tutti I favoriti della vigilia, non c’è Evans, campione del mondo, rimasto attardato nel gruppo maglia rosa. C’è, però, Pozzato, il Campione italiano, che domina il gruppetto allo sprint. La tappa verrà ricordata per la rabbia di Evans che se la prende con i compagni di squadra di Pozzato e Nibali colpevoli, secondo l’australiano, di spezzare i cambi in testa al gruppo e rallentarne la rincorsa ai fuggitivi. Dopo 2106 km, primo hurrà tricolore in questo Giro, da parte di chi il tricolore lo veste.

Il giorno successivo il Giro arriva sulle strade del Pirata. L’arrivo è a Cesenatico, città natale di Marco Pantani. Dopo un ora di gara parte una fuga che coinvolge una decina di corridori, non di classifica. Fra loro tre corridori Italiani e  Manuel Belletti, profeta in patria, romagnolo e cesenate. Belletti regola tutti allo sprint. Sognava una vittoria sotto gli occhi di parenti e amici e nel nome di Pantani, e quando i sogni si avverano si resta sempre un po’ increduli. Sogna ancora Richie Porte, ancora maglia rosa, che sarà atteso il giorno seguente al suo primo vero esame da quando indossa la maglia: le rampe del Monte Grappa.

La quattordicesima frazione premia l’impresa di Vincenzo Nibali e la Liquigas Doimo. Il siciliano primo ad Asolo dopo un volo solitario di 40 km e Basso secondo che regalano una doppietta alla squadra più forte e quindi più processata al giro, che ora guarda con meno ansia e preoccupazione alla classifica generale. È bastata la prima salita vera, il Monte Grappa, teatro in passato di battaglie epiche e pesanti sconfitte, a restituire morale alla squadra verdeblu, dopo la caporetto de L’Aquila. Il Primo ad attaccare è stato Bradley Wiggins, maglia rosa alla prima tappa. Poi ci ha provato venticinquenne Messinese Nibali, riuscendo a scremare il gruppo dei migliori. Gli resistono solo il compagno di squadra Basso, suo capitano sulla carta, l’iridato Evans e il marchigiano Michele Scarponi, altro favorito per la vittoria finale per le sue doti di scalatore e di crono-man. Al loro inseguimento si forma una coppia composta dallo spagnolo Sastre, vincitore del Tour 2008 e Alexandre Vinokourov, 5 giorni in maglia rosa e dominatore delle grandi classiche di questi ultimi anni. Ma, sebbene gradualmente, perdono terreno e secondi. Allo scollinamento i primi hanno un vantaggio di più di un minuto su i due primi inseguitori e quattro minuti e mezzo sulla maglia rosa Richie Porte in piena crisi. È qui che inizia il capolavoro di Vicenzo Nibali: il siciliano sfoggia le sue doti di discesista prendendosi dei rischi sull’asfalto bagnato dalla pioggia. Allunga e alla fine della discesa ottiene un distacco tale da portarlo all’arrivo in solitaria. Anche Vinokourov stacca Sastre in discesa. Ivan Basso rimane a ruota, si riposa e domina Scarponi ed Evans, sfiniti  al traguardo.

Per Nibali, che partecipa al giro grazie alla defezione di Pellizzotti, la vittoria più importante della carriera. Per la Liquigas la tappa del riscatto e per Arrojo maglia rosa,  grazie ai secondi guadagnati su Porte. Ancora una grande tappa in questo giro. L’impresa i Nibali ricorda le grandi imprese del “falco” Savoldelli qualche anno fà.

Filippo Pozzato

Domenica arriva lo Zoncolan. La salita più dura d’Europa. Chiamata “il Mostro” alle sue pendici uno striscione: “qui si và per le porte dell’ inferno: lasciate ogni speranza voi che entrate”. Mai citazione dantesca fu più azzeccata. 10 km di salita vera, senza l’appiglio dei tornanti che addolciscono le pendenze. 15% è la pendenza media con delle punte al 22%. La frazione è scandita dal passo della liquigas Doimo, che guida il gruppo fino all’ inizio della salita con ritmo sostenuto. Il primo attacco fra i big lo porta Michele Scarponi, a cui resistono solo Cadel Evans e Ivan Basso. I due staccano Scarponi grazie all’andatura sostenuta di Basso. Il capitano della Liquidas sembra il più in forma e presto  con l’ennesima accelerazione stacca anche il generosissimo australiano. In cima allo Zoncolan , fra due ali di folla, il ritardo di Evans è di un minuto  e 20 secondi e quello di Scarponi di un minuto e mezzo. Reggono bene anche Damiano Cunego e Vinokourov. Debacle per Sastre, primo dei big in classifica, e per uno stremato Nibali che paga lo sforzo del giorno prima.

Ivan Basso ritrova il paradiso sulla salita infernale. Rivince una tappa al giro a distanza di 4 anni, dopo una squalifica per doping e tanta sofferenza. Ora sul suo sito possiamo addirittura vedere i dati che misurano la massa  emoglobinica del suo sangue, unico vero parametro in grado di stabilire la presenza di emodoping. Il campione è tornato. Una vittoria stile Armstrong, ritmo sostenuto continuo per tutta la salita. Ad Arroyo resta la maglia rosa, ma ora ha poco più di tre minuti sul varesino terzo. Dietro Basso con circa un minuto di distacco Sastre ed Evans, che sembrano gli unici due corridori che possono contenderli la vittoria finale.

Ancora una volta la classifica si stravolge. Un giro che i puristi della bici non considerano tecnicamente valido, ma che per lo spettacolo vale l’abbonamento RAI. I centomila dello Zoncolan lo dimostrano e oggi alla cronoscalata  di Plan de Corones sono attesi tantissimi appassionati. A livello mediatico è un Giro che stravince.

Foto: www.padova24ore.it; www.beta.images.theglobeandmail.com; www.apcom.net

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