Gran Bretagna, l’insostenibile incertezza dell’essere (di sinistra)

Nel Regno Unito un nuovo leader di sinistra, un nuovo governo ombra e nessuna garanzia rilanciano il progetto laburista

Cameron e CorbynLa Regina Elisabetta II ha appena battuto ogni record monarchico divenendo la regnante più longeva nella storia Uk. Il governo ufficiale londinese continua l’affermazione del proprio eccezionalismo europeo attaccando Schengen e i migranti da lavoro Ue, con un occhio particolare per gli italiani. Mourinho vince il derby del Big Ben contro l’Arsenal e rimescola un pò le carte in Premier League. Tutto scorre tranquillo accanto al Tamigi. Nella placida calma britannica una sola questione monopolizza le chiacchiere delle cinque con tè e biscotti: cosa porterà Corbyn e la nuova Sinistra laburista?

12 SETTEMBRE – Alle primarie per la leadership del Partito laburista si è imposto il candidato a sorpresa Jeremy Corbyn. La sua candidatura dell’ultimo minuto, sostenuta da una manciata di parlamentari intenti più a garantire uno spazio alla sinistra del partito che a condividerne i progetti, è rapidamente divenuta un’opportunità inattesa – come se nel 2012 Tabacci avesse vinto le primarie del Pd, non ci avrebbe creduto manco lui. Sta di fatto che Corbyn, da sempre autodefinitosi socialista, ha vinto al primo turno con il 59,5% dei consensi e senza alcuna possibilità di appello. Ora si susseguono le accuse tra infiltrati conservatori convinti dell’incapacità del candidato, neo-leninisti, nichilisti, pressappochisti e Lord guasconi mentre Jeremy il Rosso ha iniziato il dibattito sul suo progetto.

OMBRE E CATTEDRALI – Il nuovo leader laburisti ha formato il governo ombra – un organismo politico britannico composto da esponenti dell’opposizione in Parlamento, in pratica un esecutivo alternativo di valutazione e critica propositiva rispetto a quello in carica – con particolare attenzione all’equilibrio. Chi si aspettava la svolta trotzkista è stato deluso grazie al primo governo nella storia politica britannica a maggioranza femminile, nonostante si tratti prevalentemente di ruoli poco significativi, e all’impiego di parlamentari più moderati. La squadra di Corbyn arruola la corrente moderata di Andy Burnham, secondo alle primarie,  soprattutto in risposta ai molti politici vicini a Tony Blair che si sono tirati indietro. Tuttavia l’ombra che si allunga sul laburista è quella della cattedrale di Saint Paul a Londra dove martedì scorso si è svolta la 75esima commemorazione della battaglia area che scongiurò l’invasione nazista. Durante la cerimonia presenziata dal premier Cameron, al momento dell’inno God Save the Queen, mentre l’intera chiesa salmodiava il suo apprezzamento in canti, Corbyn ha mantenuto le labbra serrate. Una mossa non di poco conto per uno che mira a vincere le prossime elezioni in un paese dove il gradimento monarchico è all’80%.

Jeremy CorbinCORBYNOMICS - Le polemiche intorno alla figura di Corbyn sono principalmente legate al suo progetto economico che prevede l’eliminazione del deficit, nuovo equilibrio dell’economia e riforma del sistema bancario.  Punto focale della proposta è quantitative easing per il popolo, vale a dire un alleggerimento quantitativo simile a quello pensato da Mario Draghi e la Bce, con l’iniezione di liquidità destinata a risollevare gli istituti di credito. In questo caso però la Bank of England, detentrice con l’esecutivo inglese della sovranità monetaria, finanzierebbe direttamente attività di cittadini e imprese oltre che le infrastrutture pubbliche. Un modo per reinserire nel circuito della produzione il denaro, risollevando i consumi, e strapparlo dalle mani della finanziarizzazione. Tra le misure più chiacchierate troviamo la land value tax, un’imposta sul valore fondiario che tasserebbe i cittadini in base alla valutazione della loro casa al fine di contrastare l’aumento dei prezzi degli immobili spostando il carico fiscale sui patrimoni come avviene tra i cugini made in Usa. Al contrario di quanto accade oltreoceano con la gentile concessione dell’amministrazione Clinton del 1999 – si vorrebbe separare nuovamente l’attività bancaria commerciale da quella d’investimento. Ma anche potenziare i controlli sulle transazioni finanziarie e nazionalizzare la rete energetica alla maniera tedesca, quindi con ristrutturazione annessa. Si tratta di misure tanto importanti quanto difficili da applicare in un clima di crescita ma se dovesse continuare la recessione o addirittura una lunga fase di stagnazione, potrebbe essere la ricetta invocata dal popolo di sua Maestà. Tuttavia per il momento Westminster resta a guardare le mosse di Jeremy il Rosso in parte maledicendo la propria sventura e invidiando candidati alla Donald Trump e in parte sognando Tsipras e Iglesias.

Francesco Malfetano

@FraMalfetano

foto: www.samstopp.co.uk, www.dagospia.it

 

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