GP Malesia-pagelle: tra cavalli di razza e novelli Casanova

Gazebi tecnologici apparsi sullo starting grid di Sepang

Kuala Lumpur (Malesia) – Secondo appuntamento dell’anno di questo campionato 2012 di Formula 1, prime pagelle bagnate della stagione. Fernando Alonso ha trionfato a Sepang e torna a far risuonare l’inno italiano nella classe regina del Motorsport. Ieri, ferraristi e alonsisti hanno sudato sette camicie. Era dal 10 luglio 2011 che la scuderia di Maranello e il driver di Oviedo non salivano sul gradino più alto del podio, dall’anno ancora precedente che Fernando non era leader della classifica iridata. Conferme, delusioni e novità nelle nostre pagelle del GP di Malesia.

San Fernando da Oviedo-voto: 10
Il suo status su Facebook è passato da Animale da Corsa a Cavallo di Razza, almeno per i commentatori della Rai. Sotto la bandiera a scacchi il suo fisioterapista gli mostra un cartello con scritto Magico, e non per l’abilità con i giochi di prestigio nei quali è un vero intenditore, lui che durante i suoi anni trascorsi alla Renault era stato denominato dai suoi fan Magic Alonso e al quale il cantante spagnolo Melendi gli ha anche dedicato una canzone che porta proprio questo titolo. Quello avvenuto in Malesia già è soprannominato come il miracolo di Sepang: lo spagnolo sembra camminare letteralmente sull’acqua anche se nell’ultima parte di gara con le intermedie perde quasi un secondo a giro. Complice l’errore di Sergio Checo Perez, tira un sospiro di sollievo, lui che è l’unico pilota che è salito sul gradino più alto del podio a Sepang con 3 scuderie diverse (nel 2005 con la Renault, nel 2007 con la McLaren, nel 2012 con la Ferrari). Dopo la gara si scatena su Twitter e su Facebook come un qualsiasi ragazzino esaltato per aver vinto una partita a pallone contro gli amici: ormai è un social-dipendente. Il commento di Fernando: «Sono felicissimo, per me e per tutta la squadra». Citando qualche verso di una canzone di Jovanotti: dottore che sintomi ha la felicità.

Starting grid in versione mercatino delle pulci-voto: 9
Scene già viste. Come esattamente a Montreal, per il travagliato GP del Canada 2011, anche a Sepang, in occasione della bandiera rossa, sono apparsi i tradizionali gazebo all’avanguardia. Gli ombrelli? Roba antica. L’Oscar della velocità nell’innalzamento va agli uomini McLaren mentre la Ferrari, rispecchia la situazione di crisi della qualifica ritrovandosi a essere battuta dalla concorrenza anche in quel campo. Lo starting grid sembra trasformarsi in un mercatino delle pulci da fiera paesana della domenica mattina con i piloti, all’asciutto (asciutto si fa per dire) nel ruolo dei commessi e i meccanici a correre di qua e di là alla ricerca di quello che potrebbe essere l’affare di giornata. Se chi si aspettava di vedere la Mercedes tirare fuori birra, wurstel e crauti è rimasto deluso, sono mancati anche i frollini dell’ingegner Komatsu della Lotus.

Bruno Senna e Sergio Perez-voto: 8
Letteralmente i giovani che non ti aspetti. Checo, il soprannome di Perez, stava per vincere alla guida della modesta Sauber, motorizzata Ferrari, che ieri ha rischiato di dare paga a quella specie di sorella maggiore. È il fulmine a ciel sereno sulla pista asciutta: dopo i tuoni del temporale che si è abbattuto sul tracciato di Sepang è il messicano che ha iniziato a far tremare i tifosi ferraristi e alonsisti. Fortunatamente, penseranno alcuni, quando è a un passo dal sogno di gloria, sbaglia e arriva lungo. Fernando Alonso e fans ringraziano.
L’altro è Bruno Senna. Il 90% su di lui non avrebbe scommesso nemmeno la punta di una matita sminuzzata (tranne la sottoscritta che per questo giovane ha una vera e propria passione incalzante).
Ok, è il nipote di Ayrton Senna, per chi non lo sapesse il Mago della Pioggia, ha adottato il cognome della madre preferendono a quello più anonimo del padre, Lalli, fatto che sicuramente ha inciso sulla sua carriera perché ci saranno stati sponsor che lo hanno aiutato per il fatto di essere il nipote di Ayrton e sponsor, la minoranza, che invece credevano fermamente in lui. Nonostante l’età, 29 anni da compiere, è praticamente un debuttante. Dopo la morte di zio e padre (per un incidente in moto) è obbligato dalla madre a chiudere la sua carriera automobilistica riprendendola solo all’età di 21 anni, quando tanti piloti corrono già in F1.
Il cognome che porta è un macigno ma a Sepang ha saputo comportarsi da vero scalatore: da quindicesimo a sesto a suon di sorpassi a destra e a manca. Per lui e la Williams sono punti importanti. Il commento di Bruno: «Con questi punti voglio ricordare il compleanno di Ayrton». Più che del punteggio in sè, lo zio sarà stato contento per il modo in cui ha guidato.

Ettore Giovannelli-voto: 7
Il volto maschile della Formula 1, l’inviato prescelto dalla Rai, il più competente nello staff della televisione di stato, Piccione, il nickname affibiatogli dai tifosi a casa. Protagonista indiscusso della gara. Da Christian Horner, team principal della Red Bull, che prima della gara gli asciuga una goccia d’acqua sul viso alla linea rossa da non oltrepassare. Conseguenza: ritiro del pass stampa, praticamente minacce da scuola materna. Quando lo starting grid si trasforma in un mercatino delle pulci a cielo aperto, il nostro telecronista è solo nel box Ferrari tanto che sottolinea come possa sedersi anche su una sedia, generalmente riservata ai meccanici. Il commento di Ettore: «In pit lane il rumore dei tuoni supera il rombo dei motori». Poeta.

Confusione nei team radio di Sebastian Vettel-voto: 6
Se Alonso si è trasformato in Cavallo di Razza, anche la Red Bull è costretta a modificare il proprio status su Facebook passando dalle stelle alle stalle. Webber, eterno secondo o pippa assurda secondo i tifosi, riesce a portare a casa dei punti mentre Vettel e il muretto della scuderia austriaca sono in stato confusionale. Sarà che, si sentono esclusi dal mondo che li circonda: i colleghi twittano, cinguettano o condividono mentre il povero Sebastian è costretto a fare i conti con la gomma posteriore sinistra che va in frantumi. Cambia il pneumatico indicentato e torna in pista e a fine gara si sente dire in cuffia «Ok, retire the car, come back box» (Ok, ritira la macchina, torna nel box), poi trenta secondi dopo, «No problem don’t stop the car» (nessun problema, non fermare la macchina) mentre nei metri successivi «Ok stop, stop, stop» (Ok, fermo, fermo, fermo). Il commento di Sebastian: «Il guaio cruciale è che abbiamo perso le comunicazioni radio». A me, più che averle perse, pare proprio che gli uomini del muretto non sapessero manco loro cosa volessero farti fare.

Tecnici Ferrari-voto: 5
L’impresa è tutta di Alonso e dei suoi meccanici, non di chi ha costruitola F2012. Se, dopo anni, per la prima volta la scuderia di Maranello ha azzeccato la strategia di gara e i meccanici compiono un vero e proprio capolavoronel primo pit stop, dove Fernando non ha nemmeno il tempo di pagare il cambio gomme che deve ripartire alla velocità della luce, ora tocca ai tecnici e agli ingegneri darsi una mossa con le migliorie e innovazioni da mettere sulla monoposto italiana. Il commento di Pat Fry, direttore tecnico della Ferrari: «Il risultato non ci deve far pensare che tutti i nostri problemi si siano risolti da soli». L’importante è esserne coscienti.

Nira Juanco, inviata di Antena 3 per la Formula 1

Il casanova Paul Hembery-voto: 4
Non può iniziare la Formula 1 senza un intervento televisivo di Paul Hembery. Il direttore della Pirelli Motorsport, abituato a essere sentito da Ettore Giovannelli, che diciamocela tutta, non è il suo tipo, durante la bandiera rossa viene avvicinato furtivamente da Stella Bruno, l’icona femminile della Rai sui tracciati della Formula 1. Complice il silenzio dei motori, tuoni e fulmini in lontananza, Hembery si diletta a trasformarsi nel novello Casanova e quando la Bruno gli chiede come si possa sfruttare il tempo rimanente lui quasi la invita a un’uscita a due. Il commento di Paul: «Ci potremmo prendere un caffè». Adolescente. E pensare cosa dirà ai microfoni dell’emittente spagnola Antena 3 che hanno Nira Juanco o a TV3 Catalunya quando a intervistarlo è Laia Ferrer.

Romain Grosjean-voto: 3
Se Pastor Maldonado si vede, a fine corsa, dover abbandonare sempre il gran premio sul più bello e quando è a giocarsi le posizioni che contano, il francese nato a Ginevra, preferisce abbandonare la gara fin dalle prime battute. In due gran premi porta a casa poche curve e un gran numeri di pneumatici nuovi che ha risparmiato. Il commento di Romain: «La visibilità era poca». Ecco spiegato perché nel giro di poche curve prima rovina la gara a Schumacher poi vola fuori nella speranza di recuperare posizioni.

Narain Karthikeyan-voto: 2
Chi l’ha mai detto che i Kamikaze siano solo giapponesi. Ora c’è un tipo speciale, in sperimentazione, che è un prodotto originale dell’India al 100%. Narain Karthikeyan con la Hrt parte con le gomme Full Wet, poco dopo stoppano la corsa e lui è decimo. Sotto a quei gazebo, c’è da scommetterci, avrà preparato macumbe e riti vudù di ogni genere, nella speranza che quella maledetta corsa non riprendesse il via, situazione che gli avrebbe permesso di agguantare quel mezzo punto. Quando il direttore di gara inizia a scandire i tempi della ripartenza, il pilota indiano capisce che c’è solo una possibilità per mantenere la posizione fino alla fine di quel pazzo gran premio: uno contro tutti e tutti contro uno, l’autoscontro è la scelta migliore in certi casi. Dopo lo spegnersi dei secondi semafori verdi, spazio 500 metri e centra Jenson Button, poi è il turno di Sebastian Vettel, al quale buca la gomma posteriore. Il commento di Narain: «Chi ci doppia non ha il diritto di perseguitarci». Risposta stizzita a quel simpatico Vettel che prima gli da del Cetriolo e poi dell’Idiota.

Felipe Massa-voto: 1
Si fa seguire dal papà ai box come ogni bravo bambino che si appresta ad andare a scuola. Parte e soffre con ogni tipo di gomme, becca due secondi al giro dal compagno di squadra, che è in prima posizione mentre il brasiliano si trova all’incirca in quindicesima posizione. Lamenta problemi di bilanciamento e di grip, come già era accaduto a Melbourne ma il problema di Felipe è un altro: è la lontananza in pista da quello che è stato il suo compagno di giochi in Australia, Bruno Senna. Ecco perché giro dopo giro, mentre il nipote di Ayrton rimontava, il brasiliano della Ferrari perdeva posizioni. Finché morte non li separi. È bastata una chiamata dal muretto per il pit stop e Massa si è visto costretto a lasciar correre Bruno verso lidi più floridi.
La Ferrari gioisce per il primo posto di Alonso e per il secondo di Perez, pilota della Ferrari Driver Academy, mentre il sedile del brasiliano scotta, gara dopo gara, sempre di più. Il commento di Felipe: «Ero in grado di lottare con i piloti che mi erano immediatamente davanti». Certo, parlava di Toro Rosso, Force India e Marussia.

Qualcuno farebbe capire a Ecclestone che perseverare è diabolico?

Bernie Ecclestone-voto: 0
Sarà anche il patron della Formula 1, ma il suo anno scolastico rischia di terminare anzitempo per un ritiro da scuola, causa pessime valutazioni sul registro. La settimana scorsa è stato il protagonista del primo 1 in pagella, questa volta fa meglio beccandosi un 0 netto che incide, eccome sulla media annuale. Capisco l’età e i conseguenti colpi di testa, ma fate capire a Ecclestone che non si può correre in Malesia a fine marzo, periodo di monsoni alle ore 17.00 del pomeriggio, quando tre giorni si e quattro anche, la pioggia arriva puntuale a bagnare la strada come un orologio svizzero. Dopo l’esperienza del 2009, con gara interrotta a causa delle precipitazioni battenti e della mancata visibilità, nel 2012, dopo ennesimo stop, i piloti rischiano pure di terminare al buoi: ai meccanici bisognerà fare un corso accelerato sulla montatura degli anabbaglianti su una monoposto di F1.

Eleonora Ottonello

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