Governo Monti: l’Italia di oggi e lo spirito del ’45

Mario Monti

Mario Monti

Roma - Ciò che non più di una settimana fa sembrava quasi impossibile da concretarsi, oggi sta diventando realtà.

L’Italia si prepara a varare un governo di unità nazionale, nel senso che godrà dell’appoggio dei maggiori partiti presenti in Parlamento, e a guidarlo sarà un “tecnico”, cioè una persona che non viene dal mondo della politica, che non appartiene ad alcun partito.

Sotto il profilo delle regole democratiche, è vero che il governo Monti rappresenta un’anomalia, poiché non deriva dalla volontà popolare. Sarebbe stato più corretto, quindi, in linea di principio, andare alle urne per tornare ad avere un governo che godesse della debita legittimità politica.

Ma è anche vero che, in certi momenti storici, tali per il verificarsi di situazioni stra-ordinarie, ci si trova di fronte ad esigenze diverse dal normale, che per la loro gravità richiedono soluzioni altrettanto eccezionali.

Ai tempi dell’antica Roma nei momenti di gravi pericoli per la civitas il Senato affidava al princeps l’imperium, cioè il potere illimitato, configurando così – se pur a termine – una vera e propria dittatura. E proprio l’emergenza è all’origine della nostra Repubblica.

De Gasperi, Nenni e Togliatti nel 1947
De Gasperi, Nenni e Togliatti nel 1947

All’indomani del 25 aprile, un’Italia libera ma distrutta si trovava di fronte ad una grande sfida: ricostruire la propria nazione; all’eccezionale difficoltà di questa impresa, rispose con una straordinaria coesione e con un grande senso del bene comune.

A formare i primi governi post Liberazione erano sei partiti (DC, PCI, PSIUP, PLI, PdA, PDL): sia in quello presieduto da Ferruccio Parri (da giungo a novembre ’45) che nel primo De Gasperi (dal 10 dicembre ’45 al 1 luglio ’46) c’erano esponenti delle sinistra come Togliatti e Nenni, democristiani come lo stesso De Gasperi e laici come Ugo La Malfa. Diversi per ideologia, ma uniti nell’impegno di dare agli italiani una nuova Italia, libera, democratica e repubblicana.

Questa fu la grandezza di quella esperienza: l’esigenza e la volontà di pensare, ancor prima di affermare una particolare idea di Stato e di società, uno Stato e una società che fossero invece, nei loro fondamenti, condivisi da tutti. Questo fu lo spirito del ’45: da esso nacque una grande Costituzione, uno Stato democratico e un’Italia forte, che ha dato poi vita al “miracolo economico”.

Oggi, come allora, l’Italia è in crisi: se è vero ciò che molti dicono, rischiamo il default. Per questo, c’è bisogno di una risposta forte da parte dei nostri politici.

La nascita del governo Monti va in questa direzione: dobbiamo attuare al più presto ciò che l’Europa ci impone, perché è evidente che l’Italia oggi è uno Stato a sovranità limitata. Sembra che i politici l’abbiano capito, ed è per questo che – al di là di ogni dietrologia –  (quasi) tutti hanno fatto un passo indietro. Il premier uscente, che nonostante la forma non lo obbligasse ( e per uno attaccato da sempre ai numeri non è poco), ha rassegnato le dimissioni e, superando le iniziali ostilità, ha dato il proprio appoggio al governo voluto da Napolitano. Allo stesso modo Bersani che ha scelto di non dar conto ai malumori interni e, coerentemente con quanto affermato, ha schierato il Pd dalla parte di Monti. Il Terzo Polo ha espresso sin dall’inizio appoggio incondizionato e Di Pietro, che in principio era contrario, alla fine si è convinto (spinto anche dalla sua base) e ha concesso un appoggio condizionato, come condizionato è stato il sì del Pdl.

Sola all’opposizione ci sarà la Lega, che è rimasta sui prati verdi di Pontida. Era difficile sperare che un partito antieuropeista ed antinazionale accettasse di assumersi la responsabilità di provvedimenti impopolari dettati da un’autorità che non riconosce, per salvare uno Stato in cui non crede.

Come ricorda Battista sul Corriere, i partiti italiani (Lega a parte) stanno dimostrando “per una volta, la volta più importante, di anteporre il bene comune agli interessi di bottega”. C’è bisogno di credere che sia così.

Angela Finocchiaro, Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini dopo il colloquio con Napolitano
Angela Finocchiaro, Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini dopo il colloquio con Napolitano

Tutti avremmo voluto una situazione diversa, un’Italia libera di scegliere il proprio destino e non tristemente controllata da un potere sovrannazionale. Per questo non c’è nulla da festeggiare, ma solo da rimboccarsi le maniche e intraprendere l’unica strada che in un tale situazione possiamo prendere.

Con la nascita del governo Monti sono state messe le condizioni per poter lavorare. Ora, però, bisogna lavorare, e ciò sarà possibile solo se i partiti non si trinceranno dietro i loro “paletti”, se non si serviranno della mancanza di legittimità democratica del governo come scudo alle scelte dolorose dovranno prendere, se non avranno paura di perdere consensi appoggiando scelte non condivise dal loro elettorato, ma coraggio nell’approvarle per il bene del Paese. Se si comporteranno, cioè, con quella che il Presidente Napolitano chiama una “straordinaria coesione”.

Molto difficile. Ma se così sarà, i nostri politici riacquisteranno fiducia, e quello spirito che ieri unendo le nostre forze ricostruì l’Italia, oggi la salverà, e domani ci restituirà uno Stato nuovamente libero.
Europa permettendo.

Tommaso Tavormina

Foto || blitzquotidiano.it; ilcannocchiale.it; corriereobject.it; sky.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews