Governo Letta: oggi la fiducia. Il PdL è ormai scisso

La crisi dell'esecutivo scongiurata grazie ad Alfano, che al contempo apre la crisi del centrodestra

La crisi dell’esecutivo scongiurata grazie ad Alfano, che al contempo apre la crisi del centrodestra

Roma - Alfano vs. Berlusconi. Nessuno avrebbe mai immaginato che il figliol prodigo, il braccio destro dell’ex premier, un giorno si sarebbe ribellato allo strapotere e alla tracotanza del Cavaliere, e lo avrebbe pubblicamente contraddetto. Eppure, è successo. Stamattina, al Senato della Repubblica, si consumerà lo strappo definitivo (salvo capovolgimenti dell’ultim’ora): la truppa dei senatori “diversamente berlusconiani”, utilizzando questo neologismo di alfaniana produzione, voterà compatta la fiducia a Enrico Letta, contrariamente al dispositivo del Berlusconi-padrone del PdL, che chiedeva di far saltare il banco.

Non si tratta di uno strappo di poco conto: secondo le parole di Carlo Giovanardi, una delle “colombe” sulle quali stamattina si scagliano i giornali vicini al Cavaliere (Il Giornale, di proprietà di Paolo Berlusconi, e Libero), il numero di senatori pronti a lasciare il PdL e formare un gruppo autonomo sarebbero addirittura quaranta, un numero incredibilmente alto, che testimonia la profonda ferita creatasi nella futura Forza Italia, dominata dai “falchi” Santanché, Verdini e Capezzone, che seguono pedissequamente le indicazioni del leader, quasi fino all’estremo sacrificio.

«Presidente, o votiamo tutti insieme la fiducia al governo, o noi non ti seguiremo e ci staccheremo. E siamo tanti». Le parole del parricida Alfano hanno causato in Berlusconi paura e malcontento come in pochi altri momenti. Il presidente del Consiglio che un tempo si faceva grande anche davanti le macerie dell’Aquila ferita dal terremoto, è un Cesare non accoltellato, ma ferito ugualmente nel profondo.

Chi chiama e urla l’inciucio, non ha davvero capito cosa sta succedendo in queste ore: Enrico Letta, premier dal profilo sostanzialmente basso, è riuscito a capitalizzare anche nelle file dei fedelissimi berlusconiani l’attenzione sulla necessità, fondamentale, di mantenere l’esecutivo entro dei binari definiti, data la situazione drammatica dell’economia. Una crisi di governo, con scioglimento delle Camere ed elezioni sotto le prime nevicate di dicembre, sarebbero logisticamente impossibili ma, soprattutto, un suicidio dell’Italia intera.

Sulla legge elettorale, la n° 270/2005, pende poi la questione di costituzionalità da parte della Suprema Corte. Se venisse dichiarata incompatibile con il dettato costituzionale, come sembra peraltro probabile, si creerebbe un vuoto legislativo risolvibile solo con la reintroduzione del Mattarellum (leggi 276/1993 e 277/1993). Ciò, tuttavia, se avvenisse in coincidenza con il voto rischierebbe di invalidare l’intero processo elettorale, con conseguenze inimmaginabili.

Alla luce di tutto ciò, e tenendo conto anche della saldissima maggioranza del Partito Democratico alla Camera dei Deputati (dove il dibattimento sulla fiducia prenderà il via oggi alle 17), appare evidente che il governo Letta, magari con un rimpasto di governo, riuscirà a proseguire nella propria azione, puntando all’obiettivo temporale fissato, cioè quello di marzo 2015. Nel frattempo, la rinnovata Forza Italia dovrà fare i conti con una drammatica scissione (già si parla di Italia Nuova, il partito dei transfughi PdL), e il Pd potrà tranquillamente affidare la segreteria, e la candidatura alla premiership, nelle mani di Matteo Renzi.

Stefano Maria Meconi

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