Governo Letta, il parere di Fedora Quattrocchi: ‘Ha competenze politiche, non tecniche’

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Fedora Quattrocchi

Sulle nostre pagine avevamo già raccontato, in un’intervista firmata da Francesco Guarino, l’esperienza della dirigente pubblica di ricerca Fedora Quattrocchi, nel tentativo di proporre la propria candidatura alle primarie Pd del 29 e 30 dicembre 2012. Oggi la dottoressa Quattrocchi, tecnico-politico in campo etico-energetico-ambientale , ci offre una sua riflessione sul futuro governo Letta, che chiederà la fiducia stasera alle ore 20. 

Riprendo alcune parole pubblicate su mio blog  il 27 aprile scorso,  nei minuti in cui Enrico Letta – “politico” PD (non mi pare abbia alcun eclatante CV “tecnico”) stava per comunicare i nomi dei ministri: «Cercherò di fare un Governo con persone competenti» ha ben detto in diretta streaming, di fronte alla delegazione del Movimento 5 Stelle il 25 aprile scorso. Ma come si formano le persone competenti in questo Paese? Studiando. E chi studia al giorno d’oggi? Quasi più nessuno.  E perché? Perché non conviene!

Le delizie proposte dalle carriere politiche di tutte le fasce e giurisdizioni (Circoscrizione, Municipio, Provincia, Regione, Camera, Senato, Parlamento Europeo e relativi segretariati, assessorati, porta-borsa, etc.) sono molto maggiori delle delizie proposte dalle carriere di studio vere. Se questo trend si invertisse, in termini di stipendi, visibilità e potere, il sistema Paese decollerebbe letteralmente. Ora, al contrario, è nel baratro, soprattutto per questo corto circuito improprio tra sapere e responsabilità.

Oggi però aggiungo: non basta essere competenti, soprattutto alla luce di quanto è accaduto di tragico di fronte a Palazzo Chigi, tra due carabinieri e un cittadino calabrese, disoccupato e senza più famiglia, anche a causa di stipendi poco consistenti (un cocktail micidiale, sempre più comune in questo Paese) e che ha detto “puntavo sui politici”: serve essere “competenti”, come curriculum, ma anche essere  avvezzi all’esposizione pubblica e ad aver accumulato esperienza in tal senso. Altrimenti nessun delegato-politico si presenterà più di fronte alla gente al posto dei politici non avvezzi.

La parola “competenze” che ha usato Enrico Letta dovrebbe fare il paio con “tecniche”. Perché non mi si venga a dire che le competenze possano essere strettamente politiche, da parte di politici quarantenni-cinquantenni oggi scelti, visto che nessuno dei nominati ha svolto scuole politiche di lungo corso. Men che meno i ministri PD, che forse a malapena hanno messo piede a Frattocchie. Unica eccezione – e lo dico pur essendo del PD -  è Emma Bonino, che è una vera “competente politica”, seppur lungi da me – si intende – preferire le competenze politiche rispetto a quelle tecniche.

Ora si spera che Enrico Letta non mandi a casa i certosini tecnici PD della Camera – veri estensori delle leggi e interrogazioni parlamentari – che realmente hanno fatto scuole di alta amministrazione pubblica e mai compaiono tra i nomi dei ministri/parlamentari. In particolare – seguendo quanto scritto da “La Repubblica” ieri: quali competenze ha la giovane Beatrice Lorenzin per guidare il Ministero della Salute? Un vero schiaffo a tutti i dottorati, ricercatori, professori che si occupano di medicina e sanità, in prima linea e sul campo,  nello sfascio delle ASL regionali: in quel posto doveva essere messo qualcuno – anche ”vecchio” – che si era particolarmente distinto nell’arginare tale sfacelo. Non basta essere giovani e donne e non basta neanche essere competenti per occupare un posto da ministro. Serve essere competenti ed esposti nelle tecnologie/beghe “rognose” di settore e perciò malviste, ma indispensabili per la cittadinanza.

La ministra Carrozza forse si avvicina a questo particolare soggetto politico-tecnico, rarissimo al giorno d’oggi, ma il suo curriculum vitae ha sicuramente meno pubblicazioni di un medio professore associato, magari cresciuto in università “popolari”, ben più difficili da scalare rispetto alla Bocconi, alla Normale di Pisa, alla Sant’Anna. Ma possibile che non possa divenire Premier o ministro un professore che si è fatto “il mazzo” in una università statale “difficile”, di massa e meno snob delle citate? Soprattutto non abbiamo, in questa compagine di nuovi ministri,  un curriculum che abbia contribuito, sul campo e in mezzo alla gente, a svolte di impatto dal punto di vista di tecnologie/leggi/proposte, da far “digerire” alle popolazioni italiane, infarcite di sindromi del NIMBY (Not In My Back Yard). Se la ministra Carrozza ritiene che scienziati-ingegneri, con più pubblicazioni e gestioni di disaster managing rispetto a lei, siano ancora disposti, per 2-3 mila euro al mese (quando non precari), a fare quello che lei o chi prima di lei non ha mai svolto sul campo, portando ormai le popolazioni italiane in piazza anche per la costruzione di un semplice svincolo autostradale, si sbaglia.

Il governo Letta al giuramento (tg24.sky.it)

Per il ministro Lorenzin non posso che sottoscrivere le parole odierne di “La Repubblica”: «Che abbia soltanto il diploma di maturità classica può essere relativamente importante. Ma la Salute – che solo economicamente ha un peso enorme (il Fondo sanitario nazionale è di circa 110 miliardi di euro) – richiederebbe un minimo di esperienza e di competenza (parola peraltro usatissima per sottolineare la nuova compagine ministeriale)».

Siamo poi sicuri che le scelte dei ministri operate da Enrico Letta siano in grado di smussare lo sfascio indegno descritto da Gian Antonio Stella ieri sul “Corriere della Sera” relativamente all’ente di ricerca ENEA,emblematico di tutto quel che di altamente competitivo esisteva e che è stato distrutto “dall’agenzismo craxista” della generazione dei balocchi?

Perché sia chiaro a tutti i “giovani e donne” scelti da Enrico Letta: l’industria se ne va all’estero a investire per:

1) Mancanza di etica e giustizia in Italia (cause legali, blocchi ai cantieri, giovani donne politiche senza laurea al governo)

2) La ricerca in campo ingegneristico, energetico, climatico e sulle materie prime – vedi caso ENEA ma non solo – sta praticamente morendo.

Bene, almeno, ha fatto Enrico Letta a non aver messo in mezzo i Fassina, i sindacati (gli unici che contano son quelli dei cantieri chiusi), etc, che necessariamente sono nell’imbarazzo totale. Se non si rimedia a questa attuale scelta “giovanilista” un po’ snob, correndo ai ripari almeno con i sottosegretari, questo governo rischia di non arrivare a mangiare il panettone. E non è un modo di dire.

Fedora Quattrocchi
area PD – tecnico-politico in campo etico-energetico-ambientale
@fedquattrocchi

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