Governo Letta: gli strani intrecci che lo tengono ancora in vita

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Giorgio Napolitano (leggo.it)

L’Italia è un paese strano. Di certo non è una scoperta dell’ultima ora, ma la situazione politica attuale ogni tanto va ricordata altrimenti c’è il rischio – causa assuefazione – di non capirne più l’assurdità. Al Governo ci sono i centristi che alle ultime elezioni hanno ottenuto percentuali ridicole, e gli alfaniani. Cioè una forza politica che se si fosse ribellata al grande capo prima delle elezioni e non dopo (mica fessi) non sarebbe stata votata neanche dai parenti stretti dei candidati. Li conoscono quindi li evitano.

I MORTI DEMENTI - E poi, soprattutto, c’è il Partito Democratico. La forza politica a cui meno conviene far durare il Governo visto il largo consenso del suo nuovo leader, ma che più di tutti sostiene l’esecutivo perché glielo impone Giorgio Napolitano. Un’assurdità incredibile. Se gli esponenti del Pd fossero minimamente seri, domani mattina dovrebbe dire “sapete che c’è? Visto che il Governo in otto mesi non ha combinato nulla, noi stacchiamo la spina. Facciamo la legge elettorale con Sel e 5 stelle poi si va a votare”. I centristi e gli alfaniani, consapevoli che per loro le elezioni andrebbe malissimo salvo nuove alleanze, entrerebbero in panico. Alla faccia delle minacce fasullissime che ogni tanto fanno al Governo Letta.

IL RE SI RIBELLA - Napolitano andrebbe su tutte le furie ma potrebbe fare ben poco. Un’altra maggioranza per formare un esecutivo non ci sarebbe. Sia Forza Italia che il M5S, infatti, non sarebbero disponibili a formare un Governo con il Pd. Potrebbe giocarsi la tanto temuta carta delle dimissioni. Ma è temuta solo perché i dirigenti del Pd non riescono a pensare a una strategia vincente. Ammesso e non concesso che Napolitano si dimetta veramente (l’uomo ha dimostrato abbondantemente di essere incollato alla poltrona) non si capisce dove sarebbe il problema. Il Pd infatti potrebbe tranquillamente eleggere il nuovo Capo di Stato insieme a Sel e ai 5 stelle, magari il professor Stefano Rodotà o il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky. Ma niente da fare, la dirigenza del Pd non ci pensa nemmeno e preferisce proseguire l’esperienza del Governo del non-fare insieme a Carlo Giovanardi («È evidente che Ilaria Cucchi sta sfruttando la tragedia del fratello») e Roberto Formigoni (indagato per associazione per delinquere e corruzione). E anche i parlamentari a cui questa situazione non entusiasma, come Giuseppe Civati e Laura Puppato, ubbidiscono come cani fedeli. Sia mai che comincino a prendere le distanze dalle decisioni scellerate che provengono dall’alto.

CHE FINE HA FATTO IL ROTTAMATORE? - Anche il nuovo segretario Matteo Renzi per ora sta deludendo le attese. Le prime uscite non hanno entusiasmato e ha continuato a ripetere che il Governo dura se fa le cose. Ma ormai è chiaro anche ai muri di Palazzo Chigi che questo esecutivo le cose non le può fare. È come una macchina che non può andare a più di 50 chilometri all’ora altrimenti esplode. Fra l’altro al sindaco di Firenze non conviene neanche dal punto di vista personale questa situazione. Stare un altro anno a bagnomaria costretto a difendere il Governo, logorerebbe il suo consenso. Se si votasse oggi, infatti, Renzi probabilmente vincerebbe a mani basse. Fra un anno la situazione potrebbe essere molto diversa.

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Beppe Grillo (magazine.snav.it)

CHI NON MUORE SI RIVEDE - Anche perché tornerebbe in scena con la sua solita forza politica un certo Silvio Berlusconi. Si dirà: ma non potrà più candidarsi. Vero, ma la campagna elettorale la farebbe comunque lui. Esattamente la stessa situazione del febbraio scorso, quando fece campagna elettorale pur non essendo il candidato premier. E il fatto che poi non avrebbe un seggio alla Camera o al Senato non è rilevante. Tanto anche quando ce l’aveva non ci andava mai. E attenzione a darlo per morto per l’ennesima volta. Vero è che la candidatura di Renzi potrebbe danneggiare Forza Italia, ma per l’elettorato moderato, conservatore, che non se la sente di votare a sinistra (insomma la maggioranza silenziosa che è fondamentale conquistare per provare a vincere le elezioni) l’unico partito votabile sarebbe ancora quello del Cavaliere.

LE STELLE NON CADENTI - E poi ovviamente c’è il Movimento 5 Stelle. I pentastellati stanno continuando a fare opposizione dura e forte (insomma quella cosa che il centrosinistra non ha mai fatto a Berlusconi con l’unica eccezione di Antonio Di Pietro) al Governo Letta. È la forza politica che più di tutti contesta il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Forza Italia si è accodata) e sta cercando di allargare il proprio consenso con la messa in discussione dell’euro. Non si è capito che legge elettorale vorrebbero (hanno votato per il ritorno al matterellum e non hanno mai parlato di altre ipotesi) ma dicono di voler andare il più presto possibile a nuove elezioni. Dichiarazioni solo di facciata. Un altro anno di disastri (o meglio, di nulla) del Governo Letta gioverebbe tantissimo al M5S così come giovò il Governo Monti dopo le dimissione di Berlusconi nel novembre 2011. Quell’occasione fu, infatti, uno dei tanti autogol del Pd. Se si fossero indette subito le elezioni (come accadde nella vicina Spagna dopo le dimissioni di Zapatero) molto probabilmente il Pd avrebbe vinto ottenendo una solida maggioranza sia alla Camera che al Senato nonostante il porcellum e nonostante un candidato premier anonimo e incapace a fare campagna elettorale come Pier Luigi Bersani. Il M5S sarebbe andato benino ma niente di paragonabile al 25% di quasi un anno fa, Berlusconi usciva dal disastro del suo Governo e Monti e Ingroia neanche ci sarebbero stati. Ma il Pd decise di puntarsi la postola alla tempia e di premere il grilletto sostenendo un esecutivo che doveva riformare tutto il riformabile ma che creò solamente proteste. Esattamente la stessa situazione di Renzi con Letta. La storia è destinata a ripetersi?

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: laziocom.com; leggo.it; magazine.snav.it

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