Governo Renzi: Il nuovo esecutivo saprà sostenere la sfida europea?

Governo renzi

Matteo Renzi (www.urbanpost,it)

ROMA - Già dall’inizio appare serrata ed estenuante la sfida che si profila al Governo per fare spazio all’azione dell’esecutivo. Oggi Renzi ha fatto il suo intervento alla Camera, dove ha toccato molti temi, tra cui quelli economici, in particolare fisco, pubblica amministrazione e lavoro. La staffetta Letta-Renzi dovrà dimostrare di essere anche un cambio di passo, e non solo uno scambio di pedine. Passando necessariamente dalla libertà di azione del Governo Renzi di mettere in campo i propri provvedimenti. Dai quali poi ne deriveranno inevitabilmente i limiti di azione dello stesso, che lo renderanno in grado di incidere nel ritocco della spesa pubblica.

La ricetta potrà essere inevitabilmente solo e soltanto una: meno tasse, e meno spesa. Ogni abbassamento di tassazione dovrà essere destinato ad una riduzione funzionale delle imposte che frenano crescita e sviluppo, e perciò sarà necessario passare da un taglio netto della spesa pubblica. Altrimenti ci si aspettano solo ulteriori problemi, sia per quanto riguarda le finanze interne, sia per le aspettative di investimento da parti dei paesi esteri. Oltre a tutti i problemi che derivano dai rapporti con l’Europa.

IL PUNTO DI VISTA DELL’EUROPA - L’azione dell’esecutivo dovrà infatti ripartire anche da questo, cioè dall’Europa: in attesa del semestre a conduzione italiana che inizierà subito dopo lo scoccare della metà dell’anno, l’Italia dovrà dimostrare di essere una pedina seria ed affidabile dello scacchiere europeo. Uno degli obiettivi del jobs act del Governo Renzi infatti è proprio quello di riuscire ad ottenere una valutazione del suo lavoro come “fattore rilevante” all’interno della classificazione Ue. Solo in questo modo si potranno allungare i tempi di rientro dal debito previsti  in relazione alle regole dettate dal fiscal compact, che rappresenta lo snodo fondamentale che finora è sembrato turbare ogni esecutivo.

Si è infatti sempre parlato di questo punto come una delle principali mosse – quella fondamentale, o meglio una delle poche – da mettere in atto contro le grandi e terribili ingerenze della Ue, e per risanare così le difficoltà in campo comunitario.

Per il resto però, non ci sono più alibi: è tutta una questione di casa propria.

QUALCUNO CREDE CHE LA COMPETITIVITÀ NON SIA UN PROBLEMA? - Renzi oggi alla Camera ha citato il problema di attrarre gli investimenti, e ha annunciato che già da marzo prenderà il via la discussione parlamentare sul cosiddetto piano del lavoro. Il jobs act presentato poco tempo fa è fortemente orientato ad agire sull’ammodernamento, e in particolare spingendo sul valore aggiunto del web. Il problema principale per noi italiani però è anche – e probabilmente in primis – quello di puntare in maniera decisa sulla manifattura, da sempre punto di forza per le imprese del nostro territorio.

Governo renzi

La bandiera dell’Unione Europea (www.esteri.it)

Oggi le nostre aziende non riescono a convertire il mondo della rete in uno strumento di competitività aggiuntiva. In questa mancanza vi è, oltre ad un’evidente carenza di competenze, anche il segno di un fondamentale errore di valutazione.  É anche questo che ancora oggi non vi è stata la capacità di fronteggiare le difficoltà della crisi, legata ad un diverso modello di produzione globalizzata. Bisogna ripartire dal lavoro, e il web è senza ombra di dubbio una grossa risorsa. Ma ciò non significa in alcun modo rifuggire dagli interventi necessari affinché possano le aziende riconquistare respiro e vitalità in maniera immediata: lo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione e l’istituzione di una fondo di garanzia sono due provvedimenti che se prenderanno vita potrebbero rappresentare un grande passo in avanti. Ma non ci si può dimenticare della vitale importanza di abbattere tasse e burocrazia. La burocrazia ostacola – e a volte persino impedisce – le assunzioni, e razionalizzarla significa diminuire ingombranti fonti di difficoltà, e di conseguenza significa ridurre anche la spesa.

Per agire sul lavoro bisogna certamente investire in incentivi per le assunzioni. Ma è anche necessario semplificare le stesse procedure e modalità di assunzione che, oltre a non funzionare sempre in maniera particolarmente istantanea o corretta, finiscono addirittura per scoraggiare del tutto l’imprenditore e bloccare la creazione di nuovi posti di lavoro. Il che è palesemente assurdo. Visto dagli occhi del cittadino, uno Stato che non fa altro che scoraggiare il lavoro piuttosto che favorirlo e incentivarlo, è ben più che un problema. Altro che soluzione.

In ogni caso la situazione internazionale al momento sembra quella di un diffuso rasserenamento, che potrà tradursi quindi in aiuti per un aumento degli export. L’Italia non sta male a livello di esportazioni, ma c’è comunque bisogno di far ripartire il mercato interno, incentivandolo con investimenti anche esteri. Molto spesso è oltre il nostro confine che stanno le risorse finanziarie.

I mutamenti politici infatti non sembrano più un problema per i mercati, ma l’idea che in molti – tra cui il Financial Times – si sono fatti delle opinioni su Matteo Renzi, cioè che possa voler abbandonare temporaneamente i limiti di Maastricht senza aver prima provvisto alle faccende interne, rischierebbe di far incombere a nuove turbolenze finanziarie: quindi riattivando quel  declino economico che tanto sta facendo soffrire la nostra economia. Da questa prospettiva le alternative sembrano ben poche, e la via appare già segnata: fare tutti i compiti a casa, e soprattutto, niente scherzi.

Francesco Gnagni

@FraGnagni

Foto: www.pu24.it ; www.esteri.it

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