Google tax: tassa contraddittoria o giusta?

Google Tax

Il colosso Google fattura cifre esorbitanti, si parla di 300 miliardi l’anno (cdn.ndtv.com)

ROMA – È stato approvato dalla commissione bilancio l’emendamento presentato dal Pd detto “Google Tax”, la legge che obbliga i colossi del web a pagare regolarmente le tasse in Italia, impedendo che si scelga in quale Paese farlo, come in sostanza è accaduto fino ad oggi. Sono diversi mesi che si discute del fatto che le multinazionali del Web, con in primo piano la società Google, debbano pagare le tasse anche in Italia, vista in particolare la mole di capitali (circa 300 miliardi l’anno) di cui dispone e che in sostanza preleva regolarmente anche dal mercato italiano attraverso la sua attività commerciale. Con l’introduzione di questa norma gli acquisti on-line, anche se da parte soltanto di soggetti commerciali e nei confronti di altri soggetti sempre a carattere giuridico, dovranno essere obbligatoriamente effettuati esclusivamente nei confronti di chi risulta proprietario di partita Iva in questo Paese.

COSA CONTIENE LA GOOGLE TAX E PERCHÉ È STATA INTRODOTTA - La norma è stata approvata nel corso dell’esame alla legge di stabilità. Forte promotore dell’emendamento è stato Francesco Boccia, Pd, e la firma è stata messa da Edoardo Fanucci, sempre Pd.

Il testo che vi si legge è il seguente: «I soggetti che intendono acquistare on-line, sia come commercio elettronico diretto e indiretto, anche attraverso centri media ed operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita Iva italiana». Questo per far in modo che, in sostanza, soggetti come Google, Facebook, Amazon, paghino le tasse anche in Italia. Infatti, come noto, Internet è un’entità che si è sviluppata abbastanza recentemente, ma con profitti estremamente significativi, e lo smercio che si crea in Rete non è stato ancora reso oggetto di una regolamentazione definita in maniera esaustiva. Con la Google Tax la tassazione verrà introdotta non soltanto per il commercio digitale, ma anche per i link e le pubblicità che appaiono nelle pagine dei dispositivi che si collegano in Italia, che attualmente viene spesso incassato da soggetti stranieri senza versare niente allo Stato italiano.

Questi soldi infatti finiscono nelle casse di altre nazioni, prima tra tutti l’Irlanda, che dispone di un regime fiscale agevolato, e che paradossalmente rappresenta per lei una notevole fonte di entrate.

ALTRI PROVVEDIMENTI SUI CONTENUTI WEB - Sempre alla camera in tema di contenuti web sono stati approvati altri due emendamenti. Il primo si pone l’obiettivo di far funzionare la tassa sui profitti a partire dai fatturati reali, piuttosto che dai costi dichiarati attraverso un’altra azienda – magari fittizia – come spesso accade. In sostanza, la speranza è quella di riuscire a tassare in maniera corretta, e senza sconti, chi vuole fare guadagni nel nostro paese, a prescindere dal livello elevato o meno di tassazione che questo comporta. Il secondo invece, che riguarda sempre l’editoria on-line, introduce il pagamento di un compenso per l’utilizzo dei contenuti che viene fatto dai motori di ricerca. Perciò diverrà obbligatorio, per chi utilizza materiale web anche solo per l’indicizzazione, stipulare un accordo con l’effettivo titolare del copyright. Nel caso che questo non avvenga l’Agcom avrà il potere di stabilire, in seguito alla richiesta del titolare del sito, la tariffa che dovrà essere versata.

Google Tax

Francesco Boccia, deputato Pd (ilsole24ore.it)

LE CONTRADDIZIONI DELLA GOOGLE TAX – La tassa presenta però alcune contraddizioni che hanno fatto scattare le perplessità di diversi soggetti, italiani e non.

In primo luogo sembra contrastare in maniera diretta con il piano “Destinazione Italia”, sul quale sta lavorando in questi giorni il Governo. Infatti, l’idea di tassare le aziende straniere che investono sul digitale, rappresenterà per queste sicuramente un disincentivo, piuttosto che uno stimolo. Il che risulta in antitesi con i piani previsti per lo sviluppo del commercio italiano.

In secondo luogo, per il parere di diversi soggetti, il provvedimento non collima nemmeno con le idee di mercato sulle quali l’Europa stessa si è fondata, e sulle quali a tutt’oggi si erige. I trattati costitutivi dell’Unione europea infatti prevedono la visione ideale di libero scambio delle merci. Quindi introdurre un emendamento che piuttosto che incrementare il mercato oltre le frontiere nazionali, le limiti e le ostacoli per mezzo di tassazioni mirate, potrebbe essere considerato in contrasto con questi accordi, e con le visioni che dovrebbero essere condivise unilateralmente da tutti gli Stati membri. L’Italia in questo caso è la prima in Europa ad aver introdotto questo tipo di tassazione.

Però c’è anche da dire che Google ad oggi rappresenta una potenza economica straordinaria, dal valore smisurato e che tende veramente a stravolgere ogni concezioni di mercato e di regolamenti. In tutto questo c’è da considerare un tipo di comportamento, se si può dire, profittevole, o di convenienza. Che è quello di “aggirare” le norme, piuttosto che di porsi in complementarietà con esse aderendo ad un’ottica di sviluppo estesa, ma anche condivisa, e quindi integrata. O se si preferisce, pacifica. Detto questo, per quel che riguarda gli sviluppi futuri della vicenda, non resta che aspettare, e vedere che succederà.

Francesco Gnagni

@FrancescoGnagn1

foto: gadgets.ndtv.com ; ilsole24ore.com .

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews