Goodbye Michael Schumacher, il secondo addio alla Formula 1 – FOTO GALLERY

Si è conclusa la seconda vita sportiva di Schumacher dopo 3 anni in Mercedes

Kerpen (Germania) – «La mia partenza dalla Formula 1 questa volta è meno emozionante rispetto al 2006». Interlagos atto II. Il Gran Premio del Brasile ha fatto ancora una volta da sfondo a quello che è stato l’arrivederci di Schumacher alla Formula 1. Un addio che il Kaiser ha vissuto con meno emozione rispetto al primo, quando era alla Ferrari e lottava per il titolo iridato con Fernando Alonso, nel 2006. Per un pilota che ha vinto più titoli mondiali e più gran premi di chiunque altro non è facile salutare in modo definitivo quel mondo che è risultato l’emisfero nel quale ha vissuto gli ultimi vent’anni di vita e chi conosce Schumacher sa bene che per lui lasciare non è stato certamente una cosa facile. Un po’ freddo, supponente, stentato, non ha mai brillato per simpatia nella decade in cui ha dominato nella classe regina del Motorsport anche se negli ultimi quindici anni, è stato l’unico e vero campione delle competizioni a ruote scoperte, l’unico che possiamo riassumente in 7 campionati del mondo piloti, 308 Gran Premi disputati, 91 gare vinte, 155 podi, 68 pole position, 77 giri veloci per un totale di più di 1500 punti ottenuti in ben diciannove stagioni corse ad alta velocità.

Il primo Gran Premio di Formula 1 - Gran Premio del Belgio 1991. Schumacher è chiamato in fretta e furia per rimpiazzare sulla Jordan il pilota belga Bertrand Gachot, finito in carcere a Londra per una mezza rissa con un taxista. Nonostante la giovane età il tedesco brilla già in qualifica, dove riesce a portare la sua monoposto fino alla settima posizione anche se in gara, si ferma dopo soli 500 metri. Una prestazione che gli vale la chiamata di Briatore, all’epoca team principal della Benetton, che lo ingaggia da subito affiancandolo a Nelson Piquet e a Monza va subito a punti davanti al suo compagno di squadra.

La prima vittoria in Benetton - Se il primo podio per il tedesco arriva nel 1992 in Messico, la prima vittoria giunge, a sorpresa, sul magico tracciato di Spa-Francorchamps, sempre nel 1992, su quella pista che ancora oggi è ritenuta come l’università della Formula 1. Pochi sanno che Schumacher era considerato un raccomandato made by Mercedes, una cattiveria che è riuscito a scrollarsi velocemente di dosso grazie alle sue prestazioni in pista.
Nel 1992 iniziano quelli che potremmo definire anni di gloria: Schumacher-Benetton è il binomio della prima vittoria F.1 e dei due titoli mondiali, sempre in Benetton e sempre con Flavio Briatore, nel 1994 e nel 1995 fin quando non firma col Cavallino Rampante per passare, dal 1996, alla Ferrari.

1996-2006: la Ferrari si affida a Schumacher - Dopo aver conquistato due titoli mondiali consecutivi, il Kaiser passa alla Ferrari, dove, nel 1996, inizia una non semplice scalata verso il successo, con quella speranza di far tornare a vincere il team di Maranello ormai a bocca asciutta dal 1979. Michael Schumacher sbarca alla corte delle vetture di Enzo Ferrari con al suo fianco Eddie Irvine. Tra collisioni volontarie (Jerez 1997-Villeneuve), tranelli degli avversari (Spa 1998-Coulthard) e infortuni (Silverstone 1999) dal 2000 in avanti è un vero e proprio trionfo per il tedesco alla guida della Ferrari. Infila una cinquina iridata che gli appassionati non possono dimenticare.
Talmente superiore alla concorrenza da vincere con estrema facilità: Juan Pablo Montoya, che doveva dilaniare il regno di Schumacher in poco tempo viene ridimensionato. In questi anni solamente un pilota riesce a mettere in crisi il tedesco: è Fernando Alonso. Tra il driver di Kerpen e lo spagnolo è lotta vera: battaglie furiose combattute col coltello tra i denti, a cominciare dal gran premio di San Marino 2005. E proprio a causa dell’asturiano, molti affermano che Schumacher decise di ritirarsi nel 2006, dopo due anni senza titolo mondiale ma con prestazioni degne di nota. Brasile, tracciato di Interlagos, è una gara speciale, è l’ultima, o almeno così avrebbe dovuto essere. Il ferrarista porta a termine una rimonta che ha dell’incredibile, da ultimo e quasi doppiato dal compagno di squadra Massa, a quarto sotto la bandiera a scacchi, Schumi si ritira a 37 anni. Ma la pensione non lo appaga.

Ha detto no alla Ferrari nel 2009 - Nella calda estate del 2009 ha l’occasione di tornare al volante della Ferrari per sostituire Felipe Massa dopo il pauroso incidente che, al Gran Premio di Ungheria, ha visto il pilota brasiliano rischiare letteralmente la vita per essere stati colpito ad alta velocità da una molla scappata dalla monoposto di Barrichello: Schumacher viene fermato dagli evidenti limiti della vettura e dagli acciacchi del collo, riscontrati a causa di una caduta in pista da una moto di Superbike durante un test. Era il destino che lo voleva rivedere in pista, questo era solo un arrivederci.

Il Kaiser ha abdicato a Interlagos, per la seconda volta dopo il primo addio del 2006

Il ritorno in Formula 1 - Lo attendevano tutti al varco, quando tre anni fa decise di tornare a correre, al volante della Mercedes pochi mesi dopo aver detto no alla Ferrari, che lo aveva chiamato per rimpiazzare Massa. Nel 2010 prende il via, quello che viene comunemente chiamato Schumacher bis, la seconda vita agonistica del sette volte campione tedesco che ha ceduto alla corte di Ross Brawn che lo ha voluto in Mercedes. Venti anni dopo Michael è ancora lì: sportella gli avversari per un misero posto verso la parte finale della top ten, cerca di contrastare il compagno di squadra Nico Rosberg. Dal 2010 a oggi, il Kaiser è salito sul podio soltanto in un’occasione, durante la stagione 2012, a Valencia, dove chiude la gara in terza posizione. L’unica soddisfazione è il traguardo delle trecento gare tagliato in Belgio, lo scorso agosto, uno Schumacher bis non ha avuto nulla a che vedere con il dominatore che si è ritirato nel 2006.

«Adesso mi sento davvero sollevato, a questo punto è giusto dire addio». Il Kaiser abdica, questo è stato il suo traguardo, forse vittima di un Circus profondamente mutato, una Formula 1 che è sempre più tecnologica e sempre meno Formula uomo, uno sport che è l’unica disciplina sportiva in cui è vietato allenarsi, se non in sporadiche occasioni decise dall’ente che governa la Formula 1. Goodbye Schumi e grazie di tutto.

Eleonora Ottonello

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