Good morning Aman, una storia di rabbia, impotenza ed emarginazione

Giudicato dalla critica il miglior film italiano presentato a Venezia 66°, esce nelle sale il primo lungometraggio del giovane regista Claudio Noce sul dolore degli emarginati e sulle difficoltà di integrazione degli immigrati metropolitani

di Daniela Dioguardi

good_morning_aman_locAman (Said Sabrie) è un giovane di origine somala, arrivato in Italia all’età di quattro anni per sfuggire alle persecuzioni di una guerra che gli aveva portato via l’intera famiglia. Insediatosi nella capitale, Aman vive e si muove nel multiculturale contesto del quartiere Esquilino, fra il caotico viavai della stazione Termini e la brulicante vivacità di Piazza Vittorio, luogo simbolo della Roma multietnica.

La risicata sistemazione comunitaria (un’abitazione condivisa con  altri immigrati) e un lavoro umile e senza prospettive (lava-macchine presso una concessionaria) non gli impediscono di sognare un futuro migliore e di fare progetti che ama condividere con il suo miglior amico Said. Quando quest’ultimo decide di partire per Londra, in cerca di fortuna, Aman si ritrova da solo e avverte in modo prepotente il peso e le frustrazioni della sua condizione di immigrato alle prese con il difficile e doloroso processo di integrazione, in un mondo che lo vuole ai margini della società e che gli impedisce di ottenere tutto quanto di desiderabile ci possa essere: una solida posizione e un amore (si invaghirà della bionda e inquieta Sara -Anita Caprioli- da cui sarà  puntualmente respinto).

Durante la notte Aman, approfittando di un’insonnia che lo accompagna da tempo e che non disdegna, visto che gli permette di pensare di più (e di sognare di più), ama rifugiarsi sulle grandi terrazze degli altissimi palazzi esquilini, da dove, nell’osservare il perpetuo andirivieni delle auto, riesce a percepire meglio la sua originalità, il suo valore e la possibilità di realizzazione dei suoi desideri. Proprio nel corso di uno di questi soggiorni notturni Aman incontra Teodoro (Valerio Mastrandrea) ex puglie depresso, dal passato oscuro e tormentato, con cui instaurerà una singolare amicizia che, passando dalla reciproca scoperta di una dimensione affettiva e da un fugace accendersi e spegnersi di speranze, porterà ad esiti sorprendenti quanto inevitabili, come fossero gli ultimi tasselli di un percorso già tracciato per entrambi.

Scena dela film

Scena del film con Sara e Aman

Il giovane regista Claudio Noce firma il suo primo lungometraggio nato dal corto Adil e Yussuf (in concorso al Festival del Cinema di Venezia 64° nella sezione Corto Cortissimo)  puntando su una felice, anche se a tratti esasperata, combinazione di forma e contenuto. Questo il commento dello stesso regista: “La struttura drammaturgica del film viaggia su due registri diversi. Ho voluto alternare momenti di estremo e solido realismo a momenti in cui lo spettatore è portato in un universo surreale, svelato dal continuo flusso mentale di Aman”. Così, a inquadrature panoramiche e descrittive di interni ed esterni si intrecciano movimenti di macchina a volte sinuosi, a volte volutamente sgraziati, coadiuvati da un considerevole numero di primissimi piani evocativi della complessa personalità dei protagonisti. In questo modo, e appoggiandosi ad un montaggio rapido ed audace, il cineasta rende magnificamente il ruvido intersecarsi delle precarie vite di Aman e di Teodoro.

Come dichiarato dall’attore Valerio Mastrandrea (eccellente inteprete e coproduttore del film) Good Morning Aman è la storia di due emarginati che si incontrano, un italiano quarantenne che lo è per scelta e un giovane immigrato che la subisce, ma è anche la storia di due solitudini che si custodiscono per un breve tratto di vita, di due spiriti riaccesi, e, allo stesso tempo, intimoriti dalla possibilità di un cambiamento.

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Aman e Teodoro in una scena

Ma se la condizione è la stessa il nemico non è affatto comune: Aman ha un vissuto pieno di rabbia e di frustrazione e deve fare i conti con un’intera società e con tutto il carico di pregiudizi e barriere che essa è in grado di scaricargli addosso, Teodoro è, invece, un uomo provato da un’esistenza fatta di colpa, autodistruzione e ricerca di espiazione e si ritrova, dunque, a combattere se stesso.

E se Aman riuscirà, infine, a vincere l’ostinazione del “restare a tutti costi”, Teodoro deciderà di non emanciparsi dal dolore e di abbandonare il campo di battaglia. Perché  è vero che vince due volte chi vince se stesso ma chi davvero ce la fa, forse, non è di questo mondo.

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Una risposta a Good morning Aman, una storia di rabbia, impotenza ed emarginazione

  1. avatar
    marina 15/11/2009 a 16:23

    COMPLIMENTI…..!!!

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