Golpe in Niger. Fine del colonialismo?

Deposto il presidente Mamadou Tandja. E le multinazionali non sembrano temere per i propri interessi economici sul territorio

di Marco Luigi Cimminella

Mamadou Tandja

Mamadou Tandja

Il violento colpo di stato militare in Niger ha visto le truppe, guidate dal maggiore dell’esercito, Adamou Harouna, assediare il palazzo presidenziale e imprigionare il presidente Mamadou Tandja. In seguito, i soldati hanno dichiarato nulla la Costituzione ed esautorato l’intero esecutivo. L’ex presidente del Niger era stato oggetto di dure critiche internazionali per aver modificato la Costituzione e sciolto il Parlamento, in modo da perpetuare il suo potere oltre il secondo mandato. Da qualche mese, la tensione politica interna era notevolmente aumentata, raggiungendo l’apice in contemporanea alla scadenza naturale del mandato del capo dello stato. L’escalation di agitazione e avversione, provate nei confronti del “delirio di onnipotenza” di  Mamadou Tandja, hanno trovato esplicazione naturale nella cruenta guerriglia che si è consumata a Niamey in questi ultimi giorni, comportando la presa del palazzo presidenziale e l’arresto dei membri del governo.

Fra i paesi più poveri dell’Africa, il Niger riveste un importante posizione strategica nello scacchiere internazionale, grazie  alle sue abbondanti riserve di uranio. Sostentamento della sua fragile economia e, al contempo, causa principale dei conflitti dilanianti che martoriano il territorio, le riserve di uranio da tempo fanno gola alle insaziabili grandi potenze, occidentali e non. Terzo esportatore mondiale, il Niger ha concorso nel garantire il soddisfacimento del fabbisogno energetico e di combustibile nucleare francese: difatti, tra i pochi amici di cui Mamadou Tandja poteva contare, vi era il presidente Nicolas Sarkozy.

Da tempo l’Areva, multinazionale francese operante nel settore energetico, di concerto con le autorità governative nigeriane, aveva potuto usufruire delle ricche riserve di uranio del paese. Formalmente, si trattava di un accordo siglato su basi egualitarie; praticamente esso consisteva nella concretizzazione della perpetuante penetrazione coloniale francese sul territorio. Per questo, quando la comunità internazionale aveva espresso la sua ferma condanna alla decisione, dell’ex golpista e presidente Mamadou Tandja, di modificare la Costituzione per continuare a sedere sul seggio governativo, Sarkozy, da buon cliente, era rimasto vicino al suo fedele fornitore. Anche quando il Niger fu espulso dalla Comunità economica dell’Africa Occidentale e furono tagliati i fondi europei per promuovere lo sviluppo nella regione, Parigi non mutò i suoi rapporti con Niamey, consolidando anzi le relazioni diplomatiche ed economiche bilaterali.

Ma il monopolio francese aveva i giorni contati. Al suo disfacimento concorsero importanti fattori. In primo luogo, la massacrante guerra civile combattuta fra l’esercito nigeriano e le truppe del Mouvement Nigérien pour la Justice (Mnj). Secondo il parere di alcuni analisti, è in corso in Niger una “guerriglia tuareg”, che vede la povera popolazione locale lottare strenuamente contro il governo centrale, le multinazionali e gli imperialisti stranieri per poter godere dei profitti derivanti dallo sfruttamento delle riserve energetiche traboccanti sul territorio. Incurante delle richieste dei ribelli, che Mamadou Tandja aveva definito “banditi e trafficanti di droga”, l’ex governo di Niamey aveva infatti elargito nuove concessioni ad imprese britanniche, cinesi, indiane, australiane, canadesi, giapponesi. Nella misura in cui aumentavano le trivellazioni del territorio e l’estrazione di questo minerale, strategico per l’economia mondiale contemporanea, si moltiplicavano i siti di stoccaggio di rifiuti tossici e radioattivi a cielo aperto, le scarse risorse idriche erano sempre più contaminate e aumentavano i rischi di contrarre malattie respiratorie mortali.

Guerriglieri Tuareg

Guerriglieri Tuareg

In questi lunghi anni di guerriglia tuareg, di proteste e rivolte esasperate, l’esercito nigeriano si è macchiato di crimini efferati, dedicandosi al saccheggio, all’assassinio indiscriminato, a stupri e violenze atroci. Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno continuamente e freneticamente tuonato contro questi feroci crimini, chiedendo, con insistenza, duri provvedimenti da parte della comunità internazionale degli stati. Ma le misure adottate non si sono dimostrate efficaci. Cavalcando il risentimento nazionale, i soldati fedeli a Adamou Harouna hanno reagito e, con questo colpo di mano, si sono impadroniti del potere.

La notizia del golpe pare non abbia suscitato tante preoccupazioni a Parigi.  Se in passato, per il proprio tornaconto, si era mostrato disposto a chiudere un occhio di fronte ai crimini scellerati commessi da  Mamadou Tandja, ora il governo francese non si unisce al coro di condanna della comunità internazionale nei confronti del nuovo colpo di stato, in quanto è troppo preso dai propri interessi energetici. Joyandet, segretario di Stato Francese alla Cooperazione, ribadisce la stabilità del partenariato fra il Niger e il colosso energetico Areva, affermando che “i militari che hanno preso il potere hanno detto che rispetteranno i trattati e le convenzioni firmate dal Niger”.

La patria del diritti universali e della democrazia sembra non curarsi dei diritti violati del popolo nigeriano, ma, al contrario, si dedica allo sfruttamento accanito e sistematico del territorio: segno di un passato da colonizzatore mai dimenticato.

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