Glifosato, la società civile europea prova a svegliarsi

Dalla Sicilia all’Andalucia i cittadini europei possono contare

Stop Glifosato, la campagna mondiale (www.ilfattoalimentare.it)

Stop Glifosato, la campagna mondiale (www.ilfattoalimentare.it)

Bruxelles – Quando le intelligenze scientifiche, le organizzazioni non governative creano una coscienza rispetto ad un problema locale e globale il popolo può ritrovare quel protagonismo che l’inizio del ventunesimo secolo sembrava aver ridotto. L’auspicio più che la realtà viene da una questione legata alla terra, al cibo, alla salute e quindi alla vita di milioni di persone: si tratta del “Caso glifosato”.

IL GLIFOSATO: COS’È E CHI LO USA – Il glifosato è un composto chimico utilizzato come erbicida dal 1974, quando Monsanto, colosso mondiale della chimica, coniò quel prodotto che ancora oggi rappresenta la più grande idea per i loro guadagni. Questo nacque da un brevetto svizzero di una sintesi chimica, la N-(fosfonometil) glicina, o C3H8NO5P. La Monsanto vendette su queste basi il RoundUp, ovvero l’erbicida che divenne presto il più usato in USA e poi nel mondo; negli anni 90 l’esercito statunitense sganciava sui campi colombiani tonnellate di glifosato per sterminare le piantagioni di coca colombiana. Intorno alla metà degli anni 90’ la Monsanto investì nella produzione e commercializzazione di sementi resistenti all’erbicida più famoso al mondo, cosicché nel 2001 a scadenza di brevetto, molte aziende chimiche hanno iniziato ad usare il glifosato ma la Monsanto è stata l’unica ad avere le sementi a questo resistenti, dalla soia al mais.

Roundup, prodotto Monsanto (www.italiachecambia.org)

Roundup, prodotto Monsanto (www.italiachecambia.org)

LE CRITICHE E L’ASSOCIAZIONE AL CANCRO – Dall’inizio degli anni 2000 gli scienziati di diversi centri di ricerca hanno iniziato ad attenzionare il glifosato come potenzialmente cancerogeno e dannoso per la salute umana. Lo shock o forse quello che inevitabilmente prima o poi sarebbe arrivato è giunto nel 2015: l’AIRC, cioè l’agenzia internazionale di ricerca sul cancro, ha valutato la sostanza utilizzata per i parchi, i giardini e l’agricoltura come “probabilmente cancerogena”, cioè classe 2°. Questa sentenza è avvenuta dopo aver riunito esperti di 11 Paesi che hanno esaminato studi sugli agricoltori esposti al glifosato negli USA come in Europa; questi studi hanno messo in evidenza un aumentato rischio di tumori al sistema linfatico.

LA MONSANTO, LE LOBBY E LA UE – L’AIRC non è l’unica che ha messo in evidenza i rischi portati dall’erbicida; la rivista scientifica Nature ha connesso il glifosato con la “malattia del fegato grasso non alcolico”. Intanto l’industria chimica ha negato i rischi e anche l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare con sede a Parma ha ritenuto improbabile il rischio di cibi contaminati. Dal 2015 insomma il dibattito è aperto se è vero che l’EFSA ha visto commissionato il suo studio dai produttori di glifosato e l’AIRC è stata criticata da organizzazioni come la FAO. Si aspetta invece il giudizio dell’Echa (Agenzia europea per la chimica) entro la fine del 2017. In tutto questo, la Commissione Europea e il Parlamento UE finora hanno preso tempo. L’autorizzazione UE per l’uso del glifosato è scaduta nel 2012; la Commissione propose un normale rinnovo, anche perché la questione nacque alcuni anni prima rispetto allo studio rivelazione, ma non trovò l’accordo di tutti e 28 membri. Nel frattempo però per quattro anni si è proceduto attraverso proroghe: il provvisorio è diventato indeterminato da buona vicenda italiana.

Commissione Europea, Bruxelles (abcdeuropa.com)

Commissione Europea, Bruxelles (abcdeuropa.com)

IL SUD ITALIA E D’EUROPA PROTAGONISTI – Proprio l’Italia invece stavolta ha sorpreso tutti. Se è vero che la UE ha a fine giugno ha approvato una proroga di 18 mesi, c’è anche da dire che la Commissione ha raccomandato agli stati membri di limitarne l’uso negli spazi pubblici. A sorpresa il parlamento italiano è stato il primo nell’UE ad approvare il 22 agosto un decreto del Ministero della salute che vieta l’uso nei luoghi pubblici e in agricoltura prima del raccolto e trebbiatura. Sono inoltre bloccati dal decreto ministeriale nuove autorizzazioni su prodotti che contengono la sostanza chimica. La vicenda del glifosato vede il Sud Italia protagonista. La prima regione a bandire il fitofarmaco è stata la Calabria con decisione presa a fine dicembre dalla Giunta guidata da Mario Oliverio: nel nuovo piano di sviluppo agricolo non saranno finanziate pratiche agricole che includono il glifosato. In Puglia e in Sicilia associazioni come Grano Salus e il giornale online i Nuovi Vespri hanno messo in luce la presenza del glifosato nelle grandi quantità di grano importate dall’estero soprattutto dal Canada, che metterebbe al rischio la salute dei cittadini.

LO STRUMENTO DI INIZIATIVA CIVICA UE – La reazione della Calabria e del Governo ha fatto esultare ma non troppo la Coalizione Stop Glifosato (nella quale vi sono 45 associazioni, tra cui SlowFood, WWF e Legambiente) ed arrabbiare i produttori “alla vecchia maniera” che fanno capo a Confagricoltura ed altre sigle. Anche a livello europeo le organizzazioni si sono mosse tanto che il 25 gennaio sarà lanciata la raccolta di firme contro l’uso del Glifosato che, se raggiungerà 1 milione di firme tra i Paesi Membri UE, obbligherà la Commissione a prendere una decisione entro 3 mesi. Si chiama Diritto di Iniziativa Cittadina UE e si trova nel Trattato di Lisbona ed è uno strumento ancora poco usato ma che andrebbe approfondito soprattutto da chi vuole davvero cambiare le cose in Europa e quindi anche nel suo giardino.

Domenico Pellitteri

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