Gli amputano una gamba: artista la cucina e la mangia con vino rosso

Un giovane artista norvegese, bloccato da una deformazione all'anca, decide di fare della gamba amputata un pezzo d'arte: poi la cucina e la mangia

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Una radiografia dell’intervento a Wengshoel (news.com.au)

Tromso – Alexander Selvik Wenghshoel è nato con una deformazione all’anca e, per poter camminare con una protesi, ha dovuto farsi amputare una gamba. Deciso a esporre l’arto reciso in una mostra d’arte, ha poi optato per cucinarlo e mangiarlo: sono serviti alcuni anni prima che lo raccontasse, ma oggi la notizie è pubblica, come lo scalpore sollevato da lui in Norvegia.

DALL’ARTE ALLA TAVOLA – Wengshoel aveva chiesto ai medici di conservare la parte amputata per poterla esporre: di mestiere lui fa l’artista e gli era sembrata un’idea interessante. Più interessante, tuttavia, è sembrata la parte successiva: mentre stava pulendo l’arto, ha pensato di cucinarlo e mangiarlo: «quando mi ricapiterà di poter mangiare la mia carne umana? Allora ho preso la gamba e l’ho fatta bollire».
Per nulla scosso dall’iniziativa, ha poi consumato la carna umana accompagnandola con patate gratinate e vino rosso, per commentare favorevolmente l’originale – e quasi orrida – ricetta: «è davvero buona».

WENGSHOEL – L’uomo è un noto artista hipster norvegese, già relativamente famoso per performance al limite del credibile e del buongusto. Wengshoel era bloccato su una sedia a rotelle da 25 a causa di una malformazione congenita all’anca, che gli rendeva impossibile camminare normalmente. L’intervento, che gli ha rimosso parte della gamba, gli ha però consentito di avvantaggiarsi di una protesi e, quindi, camminare con quella.

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Una delle performance artistica di Wengshoel (blick.ch)

NOTIZIA DATATA – La notizie in realtà è un po’ datata; i fatti riportati risalgono infatti a quattro anni fa. A raccontarlo è lo stesso Wengshoel, che spiega le sue intenzioni alla stampa locale norvegese, in occasione della mostra organizzata per la sua laurea alla Tromso academy of art: «intendevo solo usarla per la mia esposizione – ha dichiarato – all’epoca non sapevo che l’avrei bollita e mangiata». «Stavo bollendo la gamba per rimuovere la carne e tenere le ossa – ha spiegato, scendendo nei dettagli – e, mentre stavo strappando via la carne, mi sono chiesto “perché no?”».

BILANCIO – L’artista norvegese non sembra avere rimpianti: Wengshoel ha anche ripreso la performance, per conservare una memoria storica; gli ci era voluto un anno per convincere i medici a consentire le riprese anche in sala operatoria, ma alla fine era riuscito nell’impresa. D’altronde la pietanza è stata apprezzata: «ha il gusto di una pecora selvatica – ha aggiunto nell’intervista – come se avessi mangiato una pecora che vive sulle montagne e si nutre di funghi. Sa di capra».
«Quell’osso dell’anca è stato per me un problema per oltre vent’anni – ha concluso Wengshoel – e usarlo per l’arte è stato solo un modo per farlo rendere al meglio. È stato così difficile averlo nel mio corpo che, quando è stato tolto, l’ho trasformato in qualcos’altro, qualcosa di così romantico».

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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