Giustizia all’italiana: uccide la moglie, ne erediterà la pensione

Massimo Parlanti uccise l'ex moglie Beatrice BallerinI: ora ha diritto a ereditare la pensione della moglie più dei figli rimasti orfani

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Beatrice Ballerini, uccisa dall’ex marito Massimo Parlanti (vip.it)

Pistoia – Dopo aver ucciso l’ex moglie Beatrice Ballerini, oggi Massimo Parlanti ne incassa parte della pensione: scatta allora da Lorenzo Ballerini, fratello della defunta, una campagna di sensibilizzazione intenzionata a far ridiscutere i termini del diritto alla successione, che non è toccato neppure dai casi di omicidio, a meno che il giudice non lo preveda espressamente. A riaprire il dibattito è l’iniziativa di Lorenzo Ballerini, che lancia una petizione online per cambiare le cose.

PARLANTI – L’omicidio di Beatrice Ballerini è uno dei molti, troppi, omicidi che avvengono all’interno delle relazioni sentimentali e nei quali ad avere la peggio è la donna.
La notizia non è fresca, come non lo è certo l’omicidio, che risale al 2012, ma il dolore non si cancella da una famiglia con la medesima velocità con cui si aggiorna la home page di un quotidiano online. Parlanti uccise la ex moglie quando già conviveva con un’altra donna e a lei per prima confessò l’omicidio: secondo i Pm l’omicidio era addirittura stato premeditato.

PENSIONI – Ai figli di Beatrice Ballerini spetta direttamente il 40% della pensione della madre, ma il restante 60% sarebbe intestato al marito, ancora classificato come erede, che ne avrà diritto a vita.  «Questo accade perché non c’è un meccanismo automatico che prevede la dichiarazione di “indegnità a succedere” per l’assassino del coniuge», spiega Lorenzo Ballerini, ma anche perché il giudice non ha dichiarato tale indegnità insieme alla sentenza, «e così oltre la pensione, agli assassini spetta anche le eredità di chi ammazzano».
Parole dure, dalle quali emerge non solo il dolore del fratello ma anche la delusione del cittadino: «è inevitabile la sensazione di vivere in un paradosso».

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Massimo Parlanti: ha diritto alla pensione della donna che ha ucciso (lanazione.it)

NON L’UNICO CASO – Con un po’ di indagini sul web, si viene a scoprire che questo non è l’unico caso, segno che la carenza del legislatore è profonda e ha effetti diffusi. Come racconta Il Giornale, narrando la storia di Annamaria Mele, uccisa il 3 dicembre 1998 dal marito Pierpaolo Cardia dopo un litigio. L’uomo ha scontato 14 anni e mezzo di carcere – anche se è stato scarcerato prima, grazie all’indulto – e quattro anni fa aveva ottenuto la reversibilità della pensione della moglie, a discapito anche di quanto avrebbe incassato la figlia.

IL RISCHIO “CONTAGIO” – Quel che teme Lorenzo Ballerini è che, se la notizia si diffondesse davvero, la pratica dell’omicidio del coniuge potrebbe assumere nuovi inquietanti contorni e moventi: « È importane perchè il fenomeno cresce e questi massacri non devono diventare “appetibili” per chi con ragionamento contorto, è sull’orlo di una decisione. Deve esserci un meccanismo automatico che preveda la dichiarazione di “indegnità a succedere” per l’assassino del coniuge. Questo è quello che chiedo nel nome di mia sorella e di tutte le donne uccise».

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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