Giù il sipario all’Ariano Folk 2016, giù il cappello per Daniele Silvestri

Daniele Silvestri chiude l'edizione 2016 dell'Ariano Folkfestival. E lo fa con un live che ne sancisce il ritorno in grande stile dopo la parentesi con Fabi e Gazzè

 

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Daniele Silvestri sul palco dell’Ariano Folkfestival 2016 (Foto: Francesco Guarino)

L’Ariano Folkfestival 2016 saluta e dà appuntamento all’anno prossimo, e lo fa nel migliore dei modi possibili. Nella serata conclusiva Daniele Silvestri prende per mano, coccola ed esalta il pubblico di piazzale Calvario, in una serata che restituisce alla Campania il miglior Silvestri degli ultimi anni. Se nello – splendido - tour con Fabi e Gazzè il cantautore romano era parso a tratti un po’ sottotono, quasi “infastidito” dall’esuberante presenza dei due compagni di viaggio, sul palco dell’Acrobati in tour 2016 si vede un Daniele Silvestri in splendida forma, pienamente padrone dello show e vero e proprio direttore d’orchestra della band.

ACROBATI SUL PALCO - La scaletta è quella del tour, ma lascia ampio spazio all’improvvisazione. Silvestri cambia idea – o sembra farlo incredibilmente bene – da un pezzo all’altro, e costringe i compagni di viaggio a rincorrerlo piacevolmente. Daniele Fiaschi alla chitarra,Gianluca Misiti e Duilio Galioto alle tastiere, Piero Monterisi alla batteria, Gabriele Lazzarotti al basso, Marco Santoro alla tromba, al fagotto e ai cori, e Sebastiano De Gennaro alle percussioni sono una band numerosa e complessa, così come le sonorità del live. Se l’Ariano Folkfestival 2016 è stato la casa della world music per una settimana, quello di Silvestri è un concerto a tutto tondo nelle sonorità del 48enne capitolino. Si apre con Marzo 3039, ma si spazia dall’ironico disimpegno di Me fece mele a chepa e Gino e l’Alfetta, ai ritmi sonorici e sillabici di Quali alibi e Le cose che abbiamo in comune, senza lesinare le new entries dell’ultimo lavoro, come la title track Acrobati e la coinvolgente (con tanto di featuring virtuale di Caparezza sul maxischermo) La guerra del sale.

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(Foto: Francesco Guarino)

Daniele Silvestri gigioneggia, si piace e sa farsi piacere ammiccando al pubblico di Ariano. Scherza con il pubblico e prende in giro se stesso ed i propri testi, per poi fare una precipitosa retromarcia sul filo dell’esibizione, tornando all’impegno politico e civile con la perla sanremese L’uomo col megafono, e i piccoli gioielli L’appello e Le navi, dedicata alle tristemente attuali tragedie nel Mediterraneo.

BIS (E TRIS) - Lo show scivola via in quasi 2 ore e mezza di musica quasi inattesa, anche dagli stessi arianesi, che si aspettavano un concerto più breve e un’artista “ritardatario” (voci nello staff parlavano di un inizio del concerto non prima della mezzanotte, mentre Silvestri è salito sul palco pochi minuti dopo l’orario ufficiale di inizio, fissato per le 23). Una doppia piacevole sorpresa. Tripla, se si considera il momento dei bis, in cui Silvestri ha letteralmente raccolto dal pubblico le richieste che gli arrivavano, aggiungendo alle immancabili Occhi da orientale, L’autostrada Testardo una a dir poco sorprendente L’Y 10 bordeaux, una ballatissima La Paranza e la ironica Il Flamenco della doccia. Si chiude con le sonorità complesse e le chitarre che ruggiscono rabbiose su Aria, e l’immancabile gran finale con Cohiba. Venceremos adelante. Scommessa vinta per l’Ariano Folk 2016.

 

Francesco Guarino
@fraguarino

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