Giro d’Italia, Wouter Weylandt morto sul colpo. Aspettava un figlio

RAPALLO – Il sostituto procuratore di Chiavari Francesco Brancaccio ha dato il nulla osta per il trasferimento all’ospedale di Lavagna del corpo di Wouter Weylandt, il corridore belga di 26 anni morto in seguito alla caduta avvenuta a 20 km dalla fine della terza tappa del Giro d’Italia, il cui cadavere fino a pochi minuti fa era ancora sull’asfalto della discesa del Bocco. Per Weylandt sono stati disposti gli esami autoptici e sulla sua morte verrà aperta un’indagine per chiarire la dinamica dell’incidente.

Gli immediati soccorsi a Wouter Weylandt (ansa.it)

La Gazzetta dello Sport ha annunciato alle 18.33 sul proprio sito che Wouter Weylandt era in attesa di un figlio: la sua compagna metterà al mondo il primogenito del giovane corridore belga a settembre.

Lo staff sanitario intervenuto subito dopo l’incidente ha evidenziato alla stampa la gravità della situazione sin dagli istanti immediatamente successivi all’impatto: Weylandt è praticamente morto sul colpo a causa del profondissimo trauma facciale e cervicale riportato nell’impatto. Il ciclista è la quarta vittima delle strade del Giro d’Italia: prima di lui erano deceduti Orfeo Ponsin nel 1952, lo spagnolo Juan Manuel Santisteban nel 1976 ed Emilio Ravasio nel 1986.

Al momento la squadra del corridore belga, la lussemburghese Leopard-Trek, è riunita nell’Hotel Giulio Cesare di via Colombo, a Rapallo: in serata probabilmente il team manager Bryan Nygaard comunicherà se la squadra intenderà proseguire il Giro oppure ritirarsi. Prima di rientrare in hotel, l’italiano Davide Viganò, compagno di squadra di Weylandt, ha riferito alla stampa di non essere stato avvertito durante la corsa di ciò che era accaduto. Ha aggiunto inoltre che la discesa del Bocco era “molto tecnica e con l’asfalto liscio“. Non è stato possibile capire se il corridore si riferisse alla qualità del manto stradale (liscio in quanto privo di sconnessioni) oppure alla scivolosità dello stesso.

Tra gli addetti ai lavori, le opinioni erano comunque concordanti nel definire tecnicamente molto impegnativa la discesa.

Redazione

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