Giro di vite sull’informazione. Giornalisti imbavagliati

Presentati dal relatore del Pdl Roberto Centaro dieci emendamenti che zittiscono la stampa. Reclusione, sospensione temporanea dall’esercizio  della professione e multe fino a 20.000 euro

di Sabina Sestu

Roberto Centaro

È stato presentato al Senato il ddl sulle intercettazioni. Il testo era stato approvato dalla Camera oltre un anno e mezzo fa, ma si era arenato. Ora che sono state modificate le parti che tanto avevano fatto storcere il naso alla magistratura e al Presidente della Repubblica, il disegno di legge è stato consegnato in commissione Giustizia al Senato. Il punto più controverso riguardava la dicitura “evidenti indizi di colpevolezza”, ma ora nel nuovo testo modificato, invece, i pm possono ricorrere alle intercettazioni in presenza di ”gravi indizi di reato”. Importanti novità anche per i media, tra cui il  divieto assoluto di pubblicare le intercettazioni, anche se non più coperte da segreto istruttorio. Non si potranno rendere note le richieste e le ordinanze in materia cautelare, fino a che l’indagato o il difensore non ne sono venuti a conoscenza: solo allora si potrà divulgare il contenuto. Ma le intercettazioni rimarranno sempre off limits.

Secondo Centaro gli emendamenti da lui presentati  «rendono più efficace lo strumento dell’intercettazione e per altro verso cercano di evitare la gogna mediatica». Berlusconi, d’altronde, aveva promesso tempo fa che avrebbe “sistemato” la questione intercettazioni, preoccupato anche dalla continua fuga di notizie che lo riguardavano condotte dalle “toghe rosse”. Promessa mantenuta con questo ddl. Ora tutti avranno la «libertà di parlare al telefono» come auspicato dal premier.   

Silvio Berlusconi e Patrizia D'Addario

Nasce persino un nuovo delitto: da sei mesi a quattro anni di carcere per chi effettua, in modo fraudolento, riprese o registrazioni di comunicazioni o conversazioni a lui dirette o effettuate in sua presenza. La pena non si applica nel caso in cui da queste registrazioni  emerga una notizia di reato e questa venga tempestivamente comunicata all’autorità giudiziaria. Impossibile non ribattezzare la modifica di legge “emendamento D’Addario”,  l’escort che ha sostenuto di aver registrato le conversazioni intrattenute  con il premier Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli,  durante la notte trascorsa con lui. «Rischierebbero fino a quattro anni di carcere non solo la D’Addario – fa notare Felice Casson del Pd – ma anche le Iene. È davvero senza senso». 

Possiamo dire addio ai filmati della nota trasmisisione di Italia 1, tanto irriverente quanto d’inchiesta, in cui spesso molestatori o pedofili si “confessano” incastrati da telecamere nascoste.  Per una tutela dei potenti si perde così uno strumento di autodifesa per i più deboli. L’opinione pubblica avrà più difficoltà ad assere informata sulle nefandezze compiute dai malavitosi, delinquenti, stupratori e via dicendo. Non potranno più essere divulgate le registrazioni delle telefonate che tanto ci hanno fatto riflettere e mobilitare solo poco tempo fa, come le intercettazioni che hanno  messo con le spalle al muro gli sciacalli che se la ridevano mentre l’Aquila crollava sopra i suoi abitanti.

Sono stati stabiliti fino a sei gli anni di reclusione, contro i cinque del ddl votato pochi mesi fa alla camera, per chi rivela, all’interno degli uffici giudiziari, il contenuto degli atti coperti dal segreto d’ufficio. «Solo con pena massima da sei anni –  ha affermato Centaro – si può intercettare chi è sospettato di fuga di notizie». E anche chi pubblica le notizie che escono dalle aule del tribunale dovrà risponderne penalmente, come tiene a precisare lo stesso relatore: «E’ possibile che di questo reato sia chiamato a rispondere in correo anche il giornalista che pubblica segreti d’inchiesta». Ma per gli organi di stampa  la pubblicazione arbitraria di atti giudiziari resta un reato di natura contravvenzionale, non tanto grave come un delitto, ma che può ugualmente far scattare  l’arresto fino a 2 mesi oppure far incorrere in una pena pecuniaria che parte da un minimo di 2.000 euro fino ad un massimo di 10.000.

Se vengono pubblicate le intercettazioni, però,  si viene puniti con l’arresto fino a 2 mesi e il pagamento di un’ammenda da 4.000 a 20.000 euro. Il giornalista disubbidiente della norma sulle intercettazioni incorre anche nella sospensione temporanea dall’esercizio della professione. Stessa pena per chi pubblica il contenuto di registrazioni o riprese non autorizzate. Reclusione da sei mesi a tre anni se si pubblicano intercettazioni destinate al macero o giudicate non rilevanti per l’inchiesta. Il black-out oscurerà anche le riprese televisive «a contenuto captativo di conversazioni», come i programmi tv con la telecamera nascosta. 

Il governo spera di  arrivare al via libera definitivo del testo entro giugno. La maggioranza teme, infatti, che dalle Procure arrivino  “nuove sorprese” che si possono trasformare in mega titoloni sui quotidiani, con pagine piene di scandali e colloqui riservati.

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4 Risponde a Giro di vite sull’informazione. Giornalisti imbavagliati

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    Laura Dabbene 22/04/2010 a 18:57

    Nella prossima classifica mondiale dei Paesi in cui vige la più alta percentuale di rispetto per il diritto all’informazione e libertà di stampa probabilmente, anzi certamente se questo è il trend, scenderemo ancora più giù rispetto agli ultimi dati (35esimi nel 2007, 42esimi nel 2008, 49esimi nel 2009). Credo che il nostro Governo ambisca a raggiungere la Corea del Nord…

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    Anonimo 22/04/2010 a 20:47

    Credo che il nostro governo si sia convinto che raggiungendo l’ultimo posto nella classifica mondiale ci sarà un premio!!! Probabilmente si è convinto che la stampa imbavagliata sia sinonimo di massima espressione democratica.

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    Sabina 22/04/2010 a 20:52

    Forse il nostro governo si è convinto che raggiungendo l’ultimo posto nella classifica mondiale otterrà un premio. Eppure si misura il livello di democraticità di un paese proprio guardando alla libertà di stampa e alla libera circolazione di idee. Strano paese avanzato il nostro.

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  4. avatar
    Pietro 23/04/2010 a 14:48

    Il problema è che in Italia v’è un seso di democrazia prossimo allo zero. E pensare che in Thailandia hanno fatto fuori l’omologo del Cavaliere, Shinawatra, con un golpe militare (peraltro incruento)!

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