Giro d’Italia 2010, si parte. Dall’Olanda…

Inizia l’avventura della carovana a due ruote, con un trittico di tappe in Olanda decisamente fuori luogo. Pellizotti “pizzicato” grazie al passaporto biologico

di Francesco Guarino

Quantomeno stavolta non si parlerà solo di doping. O forse no. Il Giro d’Italia, giunto alla sua 93a edizione, è pronto a scattare sabato 8 maggio. Partenza: Amsterdam. Difficile reprimere un sorriso ironico, se lo sport più funestato da arricchimenti prestazionali illeciti decide di muovere le prime pedalate della corsa rosa 2010 attraversando le strade della capitale mondiale dello sballo facile.

SCELTA DOPPIAMENTE INFELICE - Intendiamoci: non è la prima volta che la maglia rosa iniziale viene assegnata all’estero. In passato il via è già stato dato nel Principato di Monaco, in Francia, in Belgio, in Grecia e nella stessa Olanda, mentre per il Giro 2012 si vocifera addirittura di una partenza celebrativa da Washington, per festeggiare tutte le comunità italiane a stelle e strisce grazie al supporto del sindaco-cicloamatore Fenty.

Veduta notturna di Amsterdam

La scelta di quest’anno, tuttavia, appare doppiamente infelice. Innanzitutto perché le tappe olandesi saranno ben tre, e tutte e tre prenderanno il via da Amsterdam: una cronometro-passerella di 8,4 km tra le vie del centro, la Amsterdam–Utrecht di 210 km e la Amsterdam-Middleburg di 224 km. Onestamente si fatica a capire questa sorta di “accanimento” nel paese dei tulipani: l’immagine della maglia rosa con i mulini a vento sullo sfondo sarà buona per gli obbiettivi dei fotografi, ma difficilmente infiammerà i cuori degli appassionati italiani di ciclismo. Con tutto il rispetto, il Colosseo o l’Arena di Verona (presso la quale il Giro d’Italia terminerà la propria corsa il 30 maggio) sono uno sfondo decisamente migliore. Inoltre, per evitare ai ciclisti un trasferimento aereo troppo lungo dopo la tre giorni estera, il rientro sulla Penisola avverrà nel Nord Italia e non al Sud, come invece era successo negli ultimi anni. Di conseguenza il gruppone farà una vera e propria comparsata nel Mezzogiorno, senza scendere più giù di Avellino e dimenticandosi completamente di Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Giusto il contentino di un arrivo di tappa in Puglia (a Bitonto, decima frazione), prima di scappare frettolosamente a Lucera, da dove scatterà la processione ciclo-mediatica che porterà il gruppo a L’Aquila. Tre tappe in Olanda, contro due e mezza nell’Italia al di sotto di Roma.

IL POTERE DELL’IMMAGINE - È questo il problema del ciclismo d.d. (dopo il doping): dover riempire i teleschermi con immagini da cartolina, pur di spodestare i volti dei grandi campioni al centro degli scandali. La partenza da Amsterdam, l’arrivo di giornata tra le macerie de L’Aquila, la tappa in onore di Marco Pantani con bandiera a scacchi a Cesenatico: tutte manovre più mediatiche che sportive, costruite ad hoc per riempire giornali e televisioni di storie da raccontare che riescano, almeno per qualche giorno, a portare un po’ di luce sull’ombra lunga che il doping ha gettato su pagine epiche di storia sportiva a due ruote.

Franco Pellizotti, maglia a pois allo scorso Tour de France

La Federciclo italiana, a onor del vero, ha affrontato di petto il problema doping ed è stata tra le primissime ad aderire al progetto del passaporto biologico (il monitoraggio completo dei valori ematici dell’atleta, in base alle cui possibili notevoli variazioni si possono individuare pratiche illecite), che ha fatto in questi giorni un’altra vittima eccellente: Franco Pellizotti, 32enne della Liquigas,

terzo classificato dello scorso anno e tra i favoriti per la vittoria del Giro 2010.Al friulano vengono contestate variazioni anomale di emoglobina e reticolociti, i due valori “chiave” da cui si può dedurre un arricchimento illecito del sangue. Assieme a lui già fermati anche lo sloveno Valjavec e lo spagnolo Prado.

Difficile immaginare che il Giro 2010 non riserverà altre amare sorprese: la scorsa edizione, infatti, non ha ancora un podio definitivo, dopo che anche il secondo classificato Danilo Di Luca è risultato positivo all’Epo-Cera. Ancora più demoralizzanti i dati a partire dal 2005, anno di introduzione del ProTour: 35 vittorie di tappa su 101 sono state conquistate da corridori che avevano o hanno avuto problemi di doping, mentre ben 52 maglie rosa su 105 sono finite sulle spalle di ciclisti non propriamente “puliti”. Tira una brutta aria per il ciclismo. E non è quella inebriante dei coffee shop di Amsterdam…

Foto: Traveltip.it, Oerredizioni.it

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