Giovanni Paolo II, non solo santità nel pontificato dei media

San Giovanni Paolo II morì dieci anni fa: ma fu davvero un pontificato brillanmte e moderno, o un lungo autunno seguito alla ptrimavera del Concilio?

Giovanni Paolo II: dieci anni dalla sua morte

Giovanni Paolo II: dieci anni dalla sua morte

Dieci anni fa Giovanni Paolo II faceva ritorno alla Casa del Padre. Come nelle settimane successive alla sua morte, così in questi giorni si può assistere alla fenomenale memoria del suo pontificato, canonizzato dalla folla – di fatto dalla Chiesa universale, per acclamazione – e ancora oggi saldo nell’immaginario collettivo. Nei quasi trent’anni di pontificato, Giovanni Paolo II ha fatto moltissime cose buone, ma restano scelte criticabili, sufficienti per ricordarle anche oggi.

MEA CULPA – Come per tutti i giovani cresciuti negli anni ’80 e ’90, anche per me Giovanni Paolo II è stato IL Papa. Difficile per noi immaginarne uno diverso, difficile anche non esserne attratti. Ero a Parigi nel 1997: fu una grande GMG e rimase nel cuore, come rimase nel cuore l’impossibilità di esserci nel 2000 a Roma. Eppure non smosse un granello della mia fede.
In quegli anni una critica sarebbe stata impossibile, ma oggi distanza, maturità e buonsenso consentono di guardare diversamente al pontificato di un santo.

Giovanni Paolo II: un papa comunicatore

Giovanni Paolo II: un papa comunicatore

L’OLOGRAMMA – L’abilità di Giovanni Paolo II fu quella di apparire – ovunque e con chiunque – e raccogliere consenso: i suoi lunghi viaggi hanno avuto l’immenso pregio di portare la Chiesa e il Papa in giro per il mondo, è innegabile. Di questo dobbiamo ringraziarlo, come dobbiamo ringraziarlo di essere stato polacco, perché la Chiesa aveva davvero bisogno di un’internazionalizzazione, dopo secoli di italocentrismo retrogrado. Eppure a vincere fu un’immagine narrata in modo profondamente diverso da quel che era la realtà: mentre l’ologramma mostrava un Papa aperto al nuovo secolo, la Dottrina presentava spesso istanze fuori dal tempo. Tutto remando contro il Concilio Vaticano II.

IL CONCILIO TRADITO – Il papato di Giovanni Paolo II, ben assistito in questo dal Prefetto della congregazione per la dottrina della fede, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, viaggiò su posizioni distanti dalle indicazioni dei Padri conciliari. Dall’assise vaticana uscì una Chiesa che voleva aprirsi al mondo non solo per annunciare, ma soprattutto per accogliere: ne uscì la Chiesa che vediamo oggi in Francesco, per intenderci. Disinnescati i temi etici da Paolo VI – la Humanae vitae chiuse un dibattito nemmeno aperto – in Giovanni Paolo II visse solo l’apertura ecumenica e interreligiosa. La Chiesa rimase autoreferenziale, distante nel servizio, per nulla collegiale – anzi: ci fu accentramento almeno quanto nel papato di Pacelli, prima dell’istituzione sinodale – e nuovamente ancorata al potere temporale (economico).

Giovanni Paolo II e il cardinale Bergoglio: un incrocio nella storia

Giovanni Paolo II e il cardinale Bergoglio: un incrocio nella storia

IL GRANDE ERRORE – L’accusa potrebbe essere rivolta anche ai predecessori, ma non ci sono prove: la Chiesa cattolica, durante gli anni di Wojtyla, coprì alcune accuse di pedofilia rivolte a membri del clero o laici impegnati, invitando le singole diocesi a fare lo stesso. Non si può additare nel Papa stesso il vertice della piramide di omertà, certo, ma l’ombra ci fu e le ricostruzioni sembrano indicare pesanti responsabilità romane. C’è voluto il pontificato di Benedetto XVI per cambiare marcia. Forse la malattia, forse la debolezza, forse una scelta di priorità: difficile capire le ragioni di Giovanni Paolo II. Eppure tacque o, se parlò, non fu con la dovuta forza.

UN RIASSUNTO IMPOSSIBILE – Non si possono esaurire in un articolo i motivi per cui, dieci anni dopo, un papa boy non è poi un così grande estimatore di Giovanni Paolo II. Ho cercato di passare, come una carrellata cinematografica, sui grandi nodi: la gestione della Chiesa, la chiusura dottrinale, entrambe scelte contraria alle posizioni conciliari; la comunicazione come strumento a un passo dall’idolatria; le coperture degli scandali sessuali. Ci sarebbe molto altro e tutto questo andrebbe sviscerato: oggi, però, possiamo chiudere ricordando che, comunque, è stato il nostro Pastore. E i pastori non devono sempre piacerci per forza: anzi, proprio quando ci sentiamo più lontani da loro, è il momento di pregare per loro, perché hanno più bisogno dello Spirito Santo che in molte altre occasioni.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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