Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. E’ tutto uno show

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(Fonte foto: www.radiocittafujiko.it)

Oggi si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Come ogni anno, sono molti gli appuntamenti e i dibattiti sul tema: le Nazioni Unite hanno scelto il 25 novembre come data per sensibilizzare l’opinione pubblica a livello internazionale su una questione che, di anno in anno, resta molto controversa e i cui dati sono veramente sconfortanti.

LA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE E’ TUTTO UNO SHOW– Tuttavia, se ancora nel 2014 si sente nel mondo il bisogno di celebrare la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne è perché le differenze di genere continuano ad essere alimentate e nutrite da stereotipi e luoghi comuni profondamente radicati nelle culture internazionali.

Negli anni Cinquanta si diffuse, prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo occidentale, un modello di femminilità concentrato sul ruolo di moglie e madre. Nel saggio che Betty Friedan scrisse su questo argomento, La mistica della femminilità (1963), si evince che tra il 1920 e il 1960 la percentuale di donne laureate subì una netta diminuzione, così come subì un netto calo la percentuale delle donne impegnate nel mondo del lavoro. Naturalmente, aumentò il numero di giovani donne che si sposavano prima di completare gli studi e il numero di casalinghe “disperate” che facevano uso di farmaci e psicoterapia per combattere la depressione. Il fenomeno fu talmente vasto che negli Stati Uniti nacque un intero sottogenere letterario, definito Mad housewife novels, letteralmente “racconti sulle casalinghe disperate”.

Il punto è che questo fenomeno non si è più estinto, né diminuisce d’intensità, nonostante le statistiche dichiarino che in Italia ci si sposi sempre meno: basti pensare alla fortuna delle Desperate Hosuewife di Wisteria Lane, a Sex and The City o, ancora,a Bridget Jones o a Becky Bloomwood, il fortunatissimo personaggio della serie di best seller di I love shopping di Madeleine Wickham, in arte Sophie Kinsella: certo, all’utopia politica e personale che caratterizzava le casalinghe disperate degli anni ’50 e ’60 si è sostituito il disincanto autoironico, cinico e divertito della cosiddetta Chick Lit, una letteratura “leggera” per ragazze, facile da fruire e, di certo, poco adatta al dramma fisico e psicologico delle casalinghe disperate anni ’50.

Il solito spot con il volto tumefatto di una donna che alimenta e nutre gli stereotipi e i luoghi comuni (Fonte foto: www.ossinotizie.it)

Il solito spot con il volto tumefatto di una donna che alimenta e nutre gli stereotipi e i luoghi comuni (Fonte foto: www.ossinotizie.it)

MUTAMENTI PROFONDI CHE NON ELIMINANO LA “DIFFERENZA” – L’aspetto cruciale di tutto questo è che sono cambiate le aspettative delle donne, e anche quelle dei loro compagni, è cambiato lo scenario lavorativo e anche quello di coppia: questi mutamenti, però, seppur profondi, non hanno eliminato le “differenze” tra uomo e donna, saldamente radicate in tutte le culture occidentali. Tocca ancora alla donna, infatti, trovare il modo di conciliare famiglia e lavoro.

Secondo una ricerca condotta da Intervita e Ipsos, denominata Rosa Schocking. Violenza, stereotipi e altre questioni di genere la maggior parte degli intervistati uomini (sette su dieci) dichiara che «è più facile per le donne che per gli uomini fare dei sacrifici». Inoltre, sempre gli intervistati uomini (uno su due) dichiarano che oggigiorno il «sogno di tutte le donne» è quello di sposarsi e un intervistato su tre ritiene che la maternità sia l’unica vera, grande realizzazione per una donna.

Ma il dato sconvolgente per davvero arriva quando si leggono le risposte delle donne: circa l’ottanta percento delle intervistate dichiara che è normale che un uomo diventi violento se viene tradito. Ancora più sconvolgente è sentire rispondere ad un settantotto percento di intervistate che è  quasi ovvio essere stuprate se si va in giro mezze nude e con le tette al vento e che per evitare violenze sessuali basterebbe vestirsi in maniera più casta. Infine, il settantasette percento delle intervistate ha dichiarato che gli uomini spesso diventano violenti perché provano troppo amore.

LA VIOLENZA SULLE DONNE E’ UN FENOMENO CULTURALE – La violenza sulle donne, dunque, è un fenomeno culturale. Invece di pubblicare spot con volti di donne massacrate, insegniamo agli uomini e alle donne, fin da piccoli, che non esistono differenze di genere. A scuola, a casa, in famiglia, con gli amici. Le donne sono bisognose di protezione tanto quanto gli uomini. I ruoli che ricopre una donna possono essere ricoperti allo stesso identico modo anche dagli uomini, a patto di annullare le differenze di genere, che non esistono, tranne che negli stereotipi e nei luoghi comuni. Cominciamo a cancellarne qualcuno, allora, come gli 80 euro di Renzi alle neomamme, in quanto mamme. E i papà? Il ruolo del papà non è fondamentale per un bambino?

Mariangela Campo

@MaryCampo81

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