Giornata mondiale della Poesia: il rapporto tra musica e poesia

Nella Giornata mondiale della Poesia WakeUpNews celebra il rapporto tra linguaggio poetico e linguaggio musicale attraverso un viaggio etno-letterario

(Fonte foto: www.corsoitalianews.it)

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Il 21 marzo si celebra la Giornata mondiale della Poesia, istituita dall’Unesco nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo 2000. La Giornata rappresenta un omaggio all’arte poetica, l’unica che in ogni società umana è considerata come luogo fondamentale della memoria, base di tutte le altre forme della creatività letteraria ed artistica. Noi di WakeUpNews  quest’anno vogliamo celebrare la Poesia in relazione alla Musica, in particolare in relazione alle connessioni tra il linguaggio poetico e quello musicale. Lo facciamo parlandovi del progetto curato da Pierfranco Bruni, archeologo direttore del MiBAC, componente della Commissione Unesco per la diffusione della cultura italiana all’estero, vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani e coordinatore del progetto del MiBAC per la valorizzazione dei beni culturali nelle comunità di minoranze etnico – linguistiche, che s’intitola I linguaggi della poesia. La poesia cantata.

I LINGUAGGI DELLA POESIA. LA POESIA CANTATA – Si tratta di una cartella contenente undici schede che ripercorrono i versi di alcuni dei più illustri cantautori italiani, i quali hanno caratterizzato la storia culturale, letteraria e musicale degli ultimi cinquant’anni. Parliamo di Domenico Modugno, col quale si apre il viaggio attraverso la lingua poetica delle canzoni, di Rino Gaetano, Mia Martini, Giuni Russo, Luigi Tenco, Fabrizio De André, Pino Daniele, Franco Califano, Roberto Vecchioni, Franco Battiato, Francesco De Gregori, Francesco Guccini, Bruno Lauzi, Sergio Endrigo. Autori ai quali Pierfranco Bruni ha dedicato numerosi scritti, come Franco Califano. Sulla punta della matita non sono passati secoli, o Fabrizio De André. Il cantico del sognatore mediterraneo.

Il testo che viene musicato, e che nasce prima della musica stessa, appartiene alla poesia. A quella poesia contemporanea che è dentro la cultura letteraria del nostro tempo. Linguaggio poetico e linguaggio musicale hanno sempre avuto un rapporto interscambiabile. Soprattutto nei momenti in cui la parola subiva un taglio lessicale ed entrava nel vortice delle fasi sperimentali. Poesia e musica, nel corso degli anni Sessanta, hanno vissuto una coralità sorprendente: molti poeti hanno cercato nella canzone una “distribuzione” di emozioni utilizzando la parola per esprimere una coralità di immagini e, attraverso di esse, un racconto. La canzone si è servita dei poeti e i poeti hanno recitato in musica: un fatto antico, che è stato recuperato dalla cultura poetica e musicale del Novecento ed è diventato moderno. Basti pensare a Fabrizio De André che propone Cecco Angiolieri, o a Roberto Vecchioni che canta Jacopone da Todi. La ballata e la romanza restano una testimonianza fondamentale all’interno di un percorso anche folclorico che rimette in gioco proprio un cantico popolare, come in Franco Califano.

LA CONOSCENZA DELLA PROPRIA CULTURA SERVE A RIDEFINIRE L’IDENTITA’ DELLE GENERAZIONI FUTURE – D’altronde il rapporto tra poesia e musica si snoda sempre attraverso due direzioni: il canto creativo e la ricerca. Il canto creativo è un’espressione onirica, misteriosa, fantastica. La ricerca ha sempre derivazioni etniche, ovvero proviene da una cultura popolare ma va verso la definizione di una identità e di una riproposta delle radici linguistiche e antropologiche. Emblematiche a questo proposito le filastrocche, i canti religiosi, le forme tipiche dialettali e le mediazioni antropologiche di Fabrizio De André o Franco Battiato. Diceva De André: «La canzone è un testo poetico cantato. Poi la musica può essere più o meno bella, tanto meglio se è bella, ma deve accordarsi soprattutto con il testo». E poi, ancora, l’intrecciarsi di favola, storia e realismo in Francesco De Gregori, o i racconti in musica di Francesco Guccini, o la tensione filosofica in Franco Battiato, o la lirica classica e moderna che si ritrova in Vecchioni, o le perlustrazioni liriche quasimodiane e madrilene di Sergio Endrigo. A proposito del progetto etno – letterario in occasione della Giornata mondiale della poesia, Pierfranco Bruni dichiara:

(Fonte foto: www.ecodei monti.it)

(Fonte foto: www.ecodei monti.it)

C’è un interesse particolare nel rapporto tra la tradizione del linguaggio della canzone, che attraversa la poesia, e la poesia che ha al suo interno il ritmo, la musicalità, la cromaticità delle parole. Ci sono anche altri elementi, come il recupero etnico del linguaggio nel caso di Fabrizio De André, che occupa lo scenario con il suo vocabolario mediterraneo, e anche Pino Daniele, che pone al centro della sua ricerca la parola come lingua di una profonda espressione umana, ma c’è, altresì, il valore aggiunto del dialogare tra il dialetto e la purezza della lingua come nei testi di Franco Califano. Infatti, in Califano la tela del linguaggio è formata dalla lingua italiana e dalla lingua romana se si vogliono intendere i dialetti come lingua, e su questo il dibattito è molto articolato e abbastanza aperto e non bisognerebbe porre alcuna chiusura. Si pensi al De André che usa il genovese, il sardo, il napoletano non come modelli complementari ma interattivi della sua ricerca. O a Califano che accomuna il parlato quotidiano con la parola recitata. Si tratta, comunque, di uno studio che è partito da molto lontano e che sta offrendo risultati notevoli sia sul piano delle conoscenze sia su quello delle comparazioni storico – linguistiche – letterarie.

Mariangela Campo

@MariCampo81

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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