Giornata internazionale degli studenti: in che stato è l’istruzione italiana?

studenti

Come ogni 17 novembre, anche quest’anno si celebra la giornata internazionale degli studenti, data che in teoria dovrebbe servire a rivendicare il diritto allo studio e il diritto degli studenti a esprimersi.

GRANDE RISULTATO - Ma in che stato è l’istruzione italiana? I dati raccontato un’Italia che da un lato è un centro di eccellenze, e dall’altro è un paese che sembra non avere un futuro. Si prendano prima in dato incredibilmente positivo. Come ha ricordato ilfattoquotidiano.it nel giugno scorso: «Sono ben 55 gli scienziati italiani, di cui 5 donne, fra i 3.200 studiosi più citati del mondo, divisi in 21 campi di ricerca, nel decennio 2002-2012». E in questa classifica mancava un settore importantissimo per l’Italia come quello della fisica delle particelle. Non è un caso, infatti, se il direttore del Cern è una donna italiana: Fabiola Gianotti. Gli studenti italiani di materie scientifiche potranno gioire ed essere fiduciosi per il loro futuro.

STRUTTURE INGUARDABILI - I dati negativi, però, sono molti di più ed incredibilmente scoraggianti per gli studenti. Su un totale di 41 mila, sono 24 mila gli impianti che non funzionano o, come ha riportato l’Ansa il 31 maggio 2014, nel migliore dei casi, sono insufficienti o non a norma. In altri 7.200 edifici sarebbe necessario rifare tetti e coperture. L’11 Febbraio 2014 l’Asca rivelava un altro pessimo dato: «Nel 2012 il 43,1 per cento della popolazione italiana tra i 25 e i 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media come titolo di studio più elevato: è un valore molto distante dalla media Ue27 (25,8 per cento) e inferiore solo a quelli di Portogallo, Malta e Spagna».

CAMBIAMENTO VERO - Inoltre, l’Italia resta in Europa l’ultimo paese per numero di laureati. La colpa, però, non è soltanto degli studenti evidentemente non sufficiente preparati (e quindi giustamente fermati prima della laurea). Ma di un sistema che ormai prevede l’Università come una sorta di parcheggio per gli studenti usciti dalle scuole superiori che non sanno cosa fare nella loro vita. Un modo per migliorare la qualità dei laureati italiani, delle università del Bel Paese e contemporaneamente risistemare i conti pubblici sarebbe quello di prevedere il numero chiuso per qualsiasi dipartimenti e contemporaneamente introdurre il prestito ad onore. Come ha scritto il professor Zingales: «L’università oggi è quasi gratuita, ma è frequentata soprattutto dai ricchi; i poveri finanziano dunque la laurea dei ricchi. Non c’è motivo per cui chi può permetterselo non paghi l’investimento più redditizio della vita, magari scegliendo tra pagare subito oppure un prestito da restituire in base al reddito conseguito dopo la laurea». Alcuni movimenti studenteschi legati a vecchi schemi, però, si rifiutano anche solo di parlare di una riforma del genere. Se l’istruzione italiana, in particolare l’università, è messa così male, un pezzo di colpa è anche la loro.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: wikimedia.org

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