Giornata della memoria: la musica nei campi di concentramento

 

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Giornata della Memoria 2016

«Per i musicisti hanno sistemato delle panche nell’area dei crematori. Non ci sono leggii, dovremo suonare a memoria […]. Suoneremo per persone che ben presto saranno bruciate; ma da chi? È un mistero. Forse proprio da noi? Le autorità impongono ai musicisti tanti lavori che non hanno nulla a che fare con la musica […]. Il concerto durerà all’incirca due ore. Il programma prevede anche delle melodie ebraiche».

MUSICA, COMPAGNA DI MORTE - La musica è stata parte integrante della Shoah, abbiamo prove certe in merito, tra queste una foto in cui un uomo viene accompagnato al patibolo da una piccola orchestra: l’orrore accompagnato dalla poesia. Non era difficile ascoltare musica nei campi di concentramento, di pari passo con la morte: canti religiosi risuonavano spesso nell’aria,  i prigionieri erano costretti a cantare in coro ad alta voce per coprire il rumore delle fucilazioni. Non erano rari canti operai  e purtroppo canzoni derisorie cantate dagli ufficiali ai prigionieri. Il canto nei lager è stretto amico della morte, sia quando descrive la disperazione, sia quando descrive la speranza. Richard Glazar, uno dei pochi sopravvissuti del campo, affida a Claude Lanzmann un ricordo ben preciso: «Faceva già buio, siamo entrati nella nostra baracca, abbiamo mangiato e dalla finestra non si finiva mai di vedere il fantastico sfondo di fiamme di tutti i colori immaginabili: rosso, giallo, verde, viola e improvvisamente uno di noi si alzò. Sapevamo che era cantante d’opera a Varsavia. Si chiamava Salve e davanti a quella cortina di fiamme ha cominciato a salmodiare un canto per me sconosciuto. Dio mio, Dio mio, perché ci hai abbandonati? Già in passato siamo stati dati alle fiamme, ma non abbiamo mai rinnegato la Tua Santa Legge. Ha cantato in Yiddish mentre dietro di lui ardevano i roghi».
Shoah
LA PRODUZIONE MUSICALE NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO - L’altro volto della musica nella Shoah sono le orchestre formate per allietare i compleanni degli ufficiali o per allietare le loro domeniche: almeno in ventuno campi importanti Auschwitz I, Auschwitz II e Birkenau soprattutto a Theresienstadt, l’anticamera di Auschwitz, dove dal ’42 al ’44 è stata in funzione la Freizeitgestaltung che promuoveva concerti, seminari e allestimenti d’opera grazie a otto pianisti, sette direttori d’orchestra, quattro orchestre e decine di compositori. Tra questi c’era Ullman che qui compose la prima opera per un campo L’Imperatore di Atlantide e che dirà: «Bisogna tuttavia sottolineare come Theresienstadt abbia contribuito a dare valore e non a osteggiare la mia produzione musicale; che in nessun modo ci siamo seduti a piangere sulle rive dei fiumi di Babilonia; e che il nostro sforzo per servire rispettosamente le Arti è stato proporzionale alla nostra volontà di vivere malgrado tutto. Sono convinto che tutti quelli che lottano, nella vita come nell’Arte, per trionfare di una Materia che pur sempre resiste, condivideranno il mio punto di vista». Ullman non è stato il solo, con lui molti altri importanti compositori e musicisti hanno scritto musica all’interno dei campi. Francesco Lotoro, pianista pugliese, da ventiquattro anni  raccoglie spartiti e documenti di prigionieri di tutte le nazionalità, finora ha recensito materiale di 1.600 musicisti, proveniente da 624 campi di concentramento, transito, internamento e sterminio: potete trovale sul sito del progetto: www.musicaconcentrationaria.org, per ricordare il 27 gennaio, giorno della memoria,  e ogni giorno della nostra vita.

Serena Prati
@Se_Prati

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