Giornalisti Nonostante

Il Corriere della Sera sciopera per i tagli all’organico e il 28 aprile manifestazione davanti al Senato contro il disegno di legge sulle intercettazioni. Il giornalismo è in crisi?

di Fabrizio Giona

Giornali: è veramente crisi?

ROMA – Settimana all’insegna del giornalismo. E non solo perché a Perugia ha preso avvio l’International Juornalism Festival. Ma anche perché il Corriere della Sera è in sciopero, anzi lo è stato. Il sito della testata RCS il 20 aprile non è stato aggiornato, mentre il 21 il quotidiano non è stato presente nelle edicole. E questo a causa del progressivo deterioramento dei rapporti con la direzione del giornale e della crisi economica in atto che prevede sacrifici economici e tagli agli organici del giornale.

Ma non finisce qui. Continua senza sosta la mobilitazione contro chi vuole mettere il bavaglio all’informazione. Dopo la manifestazione di 300mila persone del 3 ottobre a piazza del Popolo a Roma e le iniziative contro la decisione di sospendere in campagna elettorale le trasmissioni di approfondimento, un nuovo appuntamento per i giornalisti e per chi, nell’opinione pubblica, vuole essere correttamente informato. Il 28 aprile tutti in piazza dalle ore 10 alle 14, davanti al Senato (piazza Navona, vicolo Agonale), contro le nuove norme bavaglio che il Governo intende introdurre nel disegno di legge sulle intercettazioni, norme che inaspriscono sanzioni civili e penali a carico dei giornalisti, al fine di impedire qualsiasi notizia su inchieste giudiziarie. (Ass. Stampa Romana)

ALLARME! – “C’è una sfida per i giornalisti sulla quale occorre unire le forze: provare a rilanciare una cultura dell’informazione e la sua centralità in un sistema democratico. L’informazione è un bene pubblico, esattamente come l’acqua, ma oggi è diventata una questione di potentati”. È questo l’allarme lanciato da Paolo Butturini, segretario dell’associazione Stampa Romana, in occasione del seminario di formazione “Giornalisti Nonostante. Sussulti, idee, scenari per un professione bella e possibile”, organizzato dall’agenzia giornalistica Redattore Sociale e da Agorà_Scuola del sociale della Provincia di Roma e tenutosi lo scorso 15 aprile a Marino (Roma).

Il caso RCS è un esempio lampante, spiega Butturini. “Nel consiglio di amministrazione della Rcs quotidiani, cioè il Corriere della sera, sono recentemente entrati nomi come Montezemolo, Geronzi, Della Valle quindi Banca Intesa, Mediobanca e altre che si erano sempre astenute dall’entrare direttamente nel Cda. Questo è un segnale ben preciso: i giornali non servono a fare informazione, ma servono a determinare diversi equilibri nei rapporti di potere all’interno degli schieramenti con interessi ben diversi”. A questo, però, continua, si associa un ruolo spesso passivo dei lettori, che sembra non riescano a percepire l’essenzialità di una libera informazione.

MA È VERAMENTE CRISI? – La crisi economica c’è e colpisce ogni settore lavorativo, questo è indubbio, ma i giornali ne risentono maggiormente perché tale crisi cade nel periodo in cui Internet, la rete e i social network rappresetano valide occasioni di moltiplicazione e di diffusione, gratuita, dell’informazione.

“Magari avessi un euro per tutte le volte che ho sentito parlare di crisi e difficoltà – ha spiegato David Randall, senior editor del settimanale Independent on Sunday di Londra, in occasione del seminario di Redattore Sociale -. Sono un giornalista. Non importa se le mie notizie arrivano sulla carta stampata o sullo schermo. Internet sta facendo cose straordinarie: ha migliorato il modo di fare le ricerche, semplificando di molto il nostro lavoro”.

David Randall, senior editor dell'Independent on Sunday

Il problema quindi non è internet ma è come esso viene utilizzato. Il web produce molte informazioni e la quasi totalità di esse vengono diffuse in maniera del tutto gratuita. “Io costo abbastanza, lo stesso dicasi per i miei colleghi – ha aggiunto Randall -. Spendere tutti questi soldi e poi dare via quello che noi stiamo producendo è una follia. La cosa opportuna è utilizzare internet in modo diverso”. Una strada percorribile potrebbe essere l’abbonamento ai servizi, ma per il giornalista britannico per trovare una vera soluzione bisogna percorrere strade non ancora battute.

Ma alla crisi economica e a quella generata dalla diffusione delle notizie tramite il web si affianca una crisi della professione giornalistica. Secondo Randall, oggi c’è una sovrapproduzione di giornalisti, tanto da non far combaciare la domanda con l’offerta di lavoro. “Produciamo troppi giornalisti – ha aggiunto -. Ogni anno ci sono decine di migliaia di giovani che dicono di essere giornalisti perché hanno frequentato un corso, ma non si diventa giornalisti con dei corsi”. La soluzione proposta è rivoluzionare la formazione per mettere a punto “dei professionisti più raffinati, meglio formati, più bravi”. 

GIORNALISTI? - “Essere giornalisti? È come scegliere di fare l’operatore ecologico: non è un obbligo, ti deve piacere”. A sostenerlo, Don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco e dell’Agenzia Redattore Sociale. Il giornalista, secondo Don Vinicio, deve essere una persona molto curiosa e soprattutto competente: “Non si può scrivere di cose che non si sanno: si cade nell’ovvietà, o in errori inevitabili. Le competenze – non è scontato ribadirlo – sono dovute”. Ed inoltre per essere un buon giornalista ci vuole anche una bella dose di umiltà e di onestà. E “l’onestà paga sempre: una persona corretta viene apprezzata e cercata”.

 

“Ho fatto questo mio mestiere proprio come una missione religiosa, se vuoi, non cedendo a trappole facili. La più facile, te ne volevo parlare da tempo, è il Potere. Perché il potere corrompe, il potere ti fagocita, il potere ti tira dentro di sé! Capisci? Se ti metti accanto a un candidato alla presidenza in una campagna elettorale, se vai a cena con lui e parli con lui diventi un suo scagnozzo, no? Un suo operatore. Non mi è mai piaciuto. Il mio istinto è sempre stato di starne lontano. Proprio starne lontano, mentre oggi vedo tanti giovani che godono, che fioriscono all’idea di essere vicini al Potere, di dare del “tu” al Potere, di andarci a letto col Potere, di andarci a cena col Potere, per trarne lustro, gloria, informazioni magari. Io questo non lo ho mai fatto. Lo puoi chiamare anche una forma di moralità. Ho sempre avuto questo senso di orgoglio che io al potere gli stavo di faccia, lo guardavo, e lo mandavo a fanculo. Aprivo la porta, ci mettevo il piede, entravo dentro, ma quando ero nella sua stanza, invece di compiacerlo controllavo che cosa non andava, facevo le domande. Questo è il giornalismo”. (Tiziano Terzani) 

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