Giornalista precaria protesta. Al via lo sciopero della fame

Paola Caruso

“Io sono Paola e questa è la mia storia…”, così si presenta e così la conosciamo. Giornalista, lavora da 7 anni come collaboratrice al Corriere della Sera. Aspirazioni? Andare oltre al precariato. Ecco come ha inizio questa vicenda che convince la ragazza ad un gesto di dissenso radicale: iniziare lo sciopero della fame.

I media ufficiali non né parlano, ma come sempre internet rompe il silenzio dilagando nelle case della gente. È così che la vicenda di Paola Caruso sta rimbalzando da una parte all’altra della rete. Pagina sul mondo il suo blog, Diario di uno sciopero, in cui ha avuto inizio la protesta. Le motivazioni le spiega lei stessa in una nota.

«Da 7 anni lavoro per il Corriere e dal 2007 sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore, tipo un art. 2. Per raggiungerlo l’iter è la collaborazione. Tutti sono entrati così.[…] La scorsa settimana si è liberato un posto a tempo determinato. Ho pensato: “Ecco la mia occasione”. Neanche per sogno. Il posto è andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non è neanche giornalista, ma passa i miei pezzi. Ho chiesto spiegazioni: “Perché non avete preso me o uno degli altri precari?”. Nessuna risposta. L’unica frase udita dalle mie orecchie: “Non sarai mai assunta”. Non posso pensare di aver buttato 7 anni della mia vita. […] »

Ad oggi sono cinque i giorni di digiuno. Intanto la notizia è giunta anche sul tavolo del Cdr del Corriere (comitato di redazione) e del Fnsi, sindacato dei giornalisti. In una nota inviata all’Ansa il direttore De Bortoli così risponde:

«La collega Paola Caruso è titolare di un contratto di collaborazione che scade nel prossimo aprile. In questo periodo, perdurando lo stato di crisi, non è stata fatta alcuna assunzione e la sua protesta non ha alcun fondamento. La situazione alla quale si riferisce riguarda sempre un contratto di collaborazione accordato, alcuni giorni fa, a un giovane giornalista (che nessuno ha raccomandato) in sostituzione di un altro collaboratore passato a fondare un sito on line. Non ho mai ricevuto dalla collega la richiesta di un colloquio. Se lo farà, la riceverò volentieri, come faccio con tutti. Apprendo dalla valanga di proteste e insulti on line di essere diventato un persecutore di precari. Prego la collega Caruso di smettere lo sciopero della fame e di ritrovare serenità e misura.»

Dal Cdr è comunque partito un comunicato diretto ai responsabili della testata con lo scopo di far chiarezza sulla vicenda. Pur immaginando «che si tratti di un contratto di collaborazione, sarebbe comunque necessario fare chiarezza, perché l’uso smodato di collaboratori crea illusioni nei colleghi e distorsioni nel lavoro. Il Cdr si è attivato per contattare direttamente la collega e affrontare insieme la situazione, per tutelarne la salute e i diritti».

I pareri suscitati dal caso “Caruso” sono diversi e discordanti; lei stessa nel suo blog cita queste parole, «ieri è stata una giornata dura. La risposta del direttore e le tante critiche mi hanno demoralizzata. Sono passata per la cretina di turno. Si è dubitato della mia buonafede». Certo è che un gesto così plateale è normale che alzi un gran polvere, è insito nella causa stessa, e se tra le luci dei riflettori v’è anche chi punta il dito contro, bisogna pur capire che questo fa parte del gioco. Così tra i vari commenti c’è chi interpreta il gesto come fuori luogo, uno scontro personale che doveva esser risolto per vie legali o tramite sindacato, accentuando la protagonista di “vittimismo” per aver mischiato il simbolo di una protesta così nobile e spesso utilizzata per cause a sfondo comunitario, per un proprio tornaconto personale. La giornalista però non si arrende e cerca di spostare il dibattito non sul caso, ma sul problema del precariato come piaga di una generazione che interessa ormai molti lavoratori provenienti da diversi settori.

Lo sciopero della fame prosegue«Della mia storia cos’è poco chiaro? Il fatto che ambissi a un contratto migliore o che non mi immagino precaria a vita? […] Se nessuno ha mai fatto un gesto come il mio è perché nessuno è disposto a pagare un prezzo troppo alto. […] L’obbiettivo è ribellarsi al sistema che ci tiene sotto scacco, cambiare le regole. Da sola non posso farlo.»


Redazione

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