Gioia Tauro: il trasbordo delle armi chimiche siriane fa riflettere

L'operazione di disarmo nucleare che si sta svolgendo a Gioia Tauro dovrebbe, a detta dei politici, inorgoglire l'Italia. Ma è davvero così?

la nave americana Cape Ray

L’arrivo della nave stamattina nel porto di Gioia Tauro

Il ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti, che si trova a Gioia Tauro (Reggio Calabria) per le operazioni di trasferimento delle armi chimiche siriane dalla nave danese Ark Futura alla nave americana Cape Ray che le disattiverà in acque internazionali, ha incontrato i giornalisti e ha detto «Non dobbiamo dimenticare che stiamo facendo un’operazione importante per la pace e la sicurezza nel mondo. L’Italia è protagonista di un’operazione che si concluderà con la distruzione di armi chimiche, che contribuisce ad affermare la pace e la sicurezza nel mondo. Lo fa dimostrando agli altri paesi una professionalità molto forte, lo fa nel sud Italia che oggi conquista una vetrina importante che dimostra che in Italia non esistono zone di serie A e di serie B».

LE PAROLE FANNO RIFLETTERE – Ad una prima disamina delle parole del ministro dell’Ambiente, ci si potrebbe sentire inorgogliti: si tratta di una operazione di disarmo molto importante, che «contribuisce ad affermare la pace e la sicurezza nel mondo». Inoltre, essendo stato il sud Italia sempre bistrattato dalle istituzioni, una simile occasione dà innegabilmente risalto e notorietà a una parte dell’Italia tanto suggestiva quanto negligentemente utilizzata.

Uno dei container contenenti i gas radioattivi

Uno dei container contenenti i gas radioattivi

Ma, come si dice, non è tutto oro quello che luccica: per esempio, il ministro Galletti ha omesso di specificare ai giornalisti che le amministrazioni locali, di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando, comuni nei quali rientra l’intera area del Porto di Gioia Tauro, non sono mai state contattate per prendere decisioni in merito alla vicenda. Non solo: quando, a gennaio, la scelta finale è caduta sul porto di Gioia Tauro, questo è stato definito dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Maurizio Lupi «specializzato in questo tipo di attività», e ha continuato affermando che, tra il 2012 e il 2013, lo scalo calabrese ha trattato container contenenti sostanze chimiche per 60mila tonnellate, mentre quelle provenienti dalla Siria sono solo 570 tonnellate in 60 container, «imballati e sigillati secondo standard internazionali di sicurezza». Come a dire che la nostra salute è continuamente a rischio, costantemente in balìa del pericolo delle scorie radioattive anche se, poveri comuni mortali, non lo sappiamo.

LE OPERAZIONI DI TRASBORDO – La nave danese Ark Futura con i ben 78 container contenenti gas radioattivi (e non 60, badate bene, come era stato dichiarato dal ministro Lupi a gennaio) è arrivata nel porto di Gioia Tauro alle prime ore dell’alba e i lavori di trasbordo alla nave statunitense Cape Ray sono tutt’ora in corso. L’intera area del porto è circondata per oltre un chilometro da centinaia di uomini delle Forze dell’ordine che hanno il compito di impedire l’accesso a chiunque. Anche lo spazio aereo e la navigazione nella parte di mare subito davanti al porto sono stati “chiusi”.

trasbordo-armi-chimiche-siria--gioia-tauroIeri sera, davanti al palazzo municipale di San Ferdinando, uno dei comuni che fa parte dell’area industriale del porto di Gioia Tauro, si è svolta una manifestazione fortemente voluta dall’associazione S.o.S Mediterraneo. Un flashmob al quale hanno partecipato tante famiglie con bambini, per dire no al trasbordo di armi chimiche nel mare calabrese, perché è vero che le operazioni sono controllate secondo standard internazionali di sicurezza, ma se qualcosa andasse storto? Se qualcosa andasse storto, allora sì che le istituzioni politiche dimostrerebbero che c’è, nel Paese, una zona di serie A e una di serie B. Una zona dell’Italia di serie B che si offre in dono per il bene comune internazionale, senza nemmeno informare nei dettagli la popolazione sugli eventuali danni alla salute, ma che, se le cose non dovessero andare per il verso giusto, rimarrebbe sola a piangere le sue vittime, nel nome di una “buona fama internazionale” che la politica italiana non è riuscita ad ottenere con i propri governi.

Mariangela Campo

@MariCampo81

Foto: www.lametino.it

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews