Gibilterra, prosegue lo scontro tra Spagna e Regno Unito

La mappa mostra il territorio di Gibilterra, exclave britannica in territorio spagnolo

Gibilterra – Lo scontro politico-istituzionale tra Spagna e Regno Unito, che ha al centro della disputa la piccola exclave britannica di Gibilterra, si fa giorno dopo giorno sempre più forte e complesso. David Cameron, primo ministro inglese, ha annunciato l’avvio di «azioni legali senza precedenti», in risposta alla recrudescenza dei controlli frontalieri che la Spagna ha imposto a tutti coloro che, uscendo dal Peñon, così viene chiamata la piccola penisola, entrano in territorio iberico.

Il tutto è iniziato una ventina di giorni fa, tra il 24 e il 25 luglio, quando le autorità di Gibilterra hanno iniziato il dispiegamento, nelle acque antistanti l’exclave, di una serie di blocchi di cemento con barre di ferro, che nelle intenzioni degli inglesi servirebbero come «protezione medioambientale» del mare e del territorio. L’azione, chiaramente provocatoria, ha provocato numerosi danni alle attività dei pescatori spagnoli, che proprio in questo prolifico braccio di mare (alla confluenza di Oceano Atlantico e Mar Mediterraneo) trovano la maggior parte del loro guadagno.

Dopo tre giorni, la Spagna ha reagito aumentando i controlli alla frontiera, azione che ha portato ad aumentare le file alla frontiera (sebbene il Regno Unito sia parte dell’Unione Europea e dell’area Schengen, non si applica ai territori “oltremare”) tra i due stati fino a sette ore. A nulla è servita la richiesta, da parte del Foreign Office, di allentare la tensione, dato che il ministro degli Esteri, José Manuel García Margallo, ha deciso di imporre ulteriori misure restrittive, come un “pedaggio” di 50 euro su ogni singola autovettura che raggiunge la Spagna da Gibilterra, una misura questa annunciata con parole di fuoco verso il Regno Unito, «è finita la ricreazione».

Mentre i britannici aumentano la flotta militare nel porto, i due primi ministri, David Cameron e Mariano Rajoy, continuano a lanciarsi accuse reciproche, sulle presunte telefonate nelle quali hanno espresso preoccupazioni e proposto soluzioni inconciliabili reciprocamente. Così, mentre sono partite le azioni diplomatiche – con la Spagna che cerca l’aiuto dell’Argentina nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Argentina che continua a pretendere il recupero della sovranità sulle Malvinas/Falkland) – la tensione resta altissima, e non sembra in dirittura d’arrivo una soluzione serena a questa diatriba.

Stefano Maria Meconi

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