Giappone: nuove perdite radioattive a Fukushima

 

L'impianto di Fukushima (gloker.com)

Fukushima – Si teme nuovamente il peggio per il Giappone, dove proseguono senza sosta i tentativi di mettere in sicurezza gli impianti nucleari danneggiati dal sisma che ha sconvolto il Paese. Nonostante gli sforzi compiuti, tuttavia, la Tokyo Elctric Power, società che gestisce la centrale di Fukushima, ha fatto sapere di aver rinvenuto una nuova perdita di acqua radioattiva.

A rischio sono dunque ancora una volta soprattutto il Pacifico e le falde acquifere. A seguito delle fusioni che hanno interessato ben 3 dei reattori dell’impianto, si era infatti deciso di tentare il raffreddamento attraverso il pompaggio di massicce quantità di acqua, poi immagazzinata in serbatoi creati ad hoc. Alcuni rappresentati della Tepco hanno però osservato come, recentemente, il livello di liquido in alcuni di questi “magazzini improvvisati” sia diminuito in maniera sospetta.

Di qui, l’ipotesi che l’acqua in questione possa aver causato ulteriori contaminazioni. Sotto accusa, in particolare, un edificio originariamente adibito allo smaltimento dei rifiuti.

L’episodio, qualora accertato, rischia dunque di rallentare il progetto nipponico di raggiungere livelli accettabili di sicurezza entro l’estate. Inevitabile la pioggia di critiche. In prima linea anche Greenpeace, che, del resto, aveva già sollevato numerose perplessità circa il metodo scelto dalle autorità giapponesi per centrare l’obbiettivo raffreddamento. Proprio nei giorni scorsi, gli ambientalisti avevano lanciato un primo allarme, rivelando l’impatto devastante che l’uso delle acque locali stava avendo sugli animali della costa. Numerosi i pesci e i molluschi che mostrano quantitativi di radiazioni al di sopra della norma.

Inutile sottolineare come, nel frattempo, continui a diminuire anche la fiducia dei giapponesi nei confronti dell’energia nucleare. Un recente sondaggio del quotidiano Ahai ha infatti rimarcato che la percentuale dei nipponici contrari alle centrali è salita fino al 42%, contro il 18% fatto registrare da un analogo censimento realizzato prima del sisma.

Certo, siamo ancora ben distanti dal plebiscito sardo ma diventa sempre più palese che, una volta passato lo stato d’emergenza, il governo sarà comunque costretto a rivedere fortemente la propria politica energetica.

Redazione

Foto homepage:  educambiente.tv

 

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