Giappone, il business della tragedia: l’impennata Lloyd’s prima del terremoto

GIAPPONE – Potrebbe essere un caso, ma anche no. Checché se ne dica, quello della tragedia è uno dei business più amari, ma allo stesso tempo più redditizi per le multinazionali assicurative. In Giappone tutti gli edifici devono essere assicurati obbligatoriamente non solo contro furti, incendi e atti vandalici, ma anche e soprattutto contro le calamità naturali. Con queste carte in tavola, il terribile terremoto-tsunami che ha messo in ginocchio Tokyo e dintorni dovrebbe spalancare il baratro del fallimento per le compagnie assicurative. Nulla di più sbagliato: la storia recente ha dimostrato l’esatto contrario.

Una banca del gruppo Lloyd’s (mercatoliberonews.blogspot.com)

Dopo la catastrofe dell’uragano Katrina negli Stati Uniti, ad esempio, la multinazionale Munich Re è cresciuta del 25% in sei mesi. La seconda impresa mondiale del settore, la svizzera Swiss Reinsurance Co., nello stesso periodo è aumentata del 14%, mentre la AML (maggiore assicuratrice londinese, gruppo Lloyd’s), nei sei mesi successivi a Katrina ha incrementato il proprio valore in borsa addirittura del 49%.Come si spiega tutto ciò? Facile: i big delle assicurazioni e riassicurazioni (ossia le compagnie che “assicurano le assicurazioni”, aiutandole in caso di forti esposizioni economiche come nel caso delle calamità naturali) si rafforzano e traggono energia dalle tragedia nel medio o lungo periodo, rifacendosi con premi assicurativi fortemente accresciuti a causa dell’incremento del fattore di rischio. La tragedia è propizia come null’altra cosa al business: l’aumento dei premi per assicurare immobili di fronte ai cataclismi naturali permette alle compagnie assicuratrici mondiali di fare grandi guadagni.

L’IMPENNATA LLOYD’S - Un’anomalia inspiegabile è stata registrata dalle azioni Lloyd’s nei giorni precedenti al terremoto: nel semestre precedente al sisma in Giappone, le azioni Lloyd venivano infatti scambiate mediamente a 60 sterline, con solo una punta di 79,15 sterline il 21 settembre. Il volume, ossia la quantità di azioni vendute e comprate giornalmente nell’ultimo anno, era stato di circa 150/200 milioni; molto raramente si erano raggiunte punte superiori e solo in casi isolati gli scambi hanno superato i 600/700 milioni di azioni nel corso di una giornata. Improvvisamente, pochi giorni prima del terremoto ed esattamente il 25 febbraio 2011, il volume di azioni scambiate della Lloyd’s ha superato i 4,2 miliardi di pezzi, ed il prezzo è aumentato nel corso di quella giornata dalle 62,50 sterline iniziali fino a 91,95 sterline. Un apprezzamento di quasi il 50%.

La sede Lloyd’s di Londra (alelondra.altervista.org)

Nel corso della stessa seduta il prezzo è ritornato poi alla media degli ultimi mesi, ma in sostanza quel giorno si sono scambiate le azioni che generalmente si cambiano in un mese ed oltre. Perché una attenzione così grande ed improvvisa verso questa specifica impresa di assicurazioni? Perché pochi giorni prima di uno dei terremoti più devastanti della storia, c’è stato uno megascambio di azioni così inusuale? La casualità nel mondo della finanza sta a zero. Ma se le risposte più sensate parlano di veggenti o sensitivi, è difficile scrollarsi da dosso l’inquietante dubbio che qualcuno, considerando la quantità di studi che si compiono sulla morfologia dell’instabile suolo nipponico, potesse sapere qualcosa prima.

Francesco Guarino

Foto homepage: piazzaffari.info

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