Giappone, domani il tragico anniversario del disastro di Fukushima

Macerie in Giappone (italos.it)

Sono passati 364 giorni dal terremoto che ha sconvolto il Giappone, messo in ginocchio, oltre che dai morti causati del tragico evento, anche dalle sue pesantissime ripercussioni in campo economico e energetico. A distanza di poche ore dalle commemorazioni ufficiali in ricordo delle vittime del sisma e del successivo tsunami, la stampa locale solleva però alcune perplessità circa modo in cui è stato gestito il rischio di catastrofe nucleare legato ai danni subiti dalla centrale di Fukushima.

E così, mentre associazioni ambientaliste come Greenpeace ricordano i rischi di contaminazione ancora molto elevati nell’area, alcuni quotidiani giapponesi rivelano che il governo tenne una riunione straordinaria per capire come agire a Fukushima, già nelle ore immediatamente successive alle scosse più violente. Un dettaglio non di poco conto se si considera che, per lungo tempo, il governo del Paese negò che vi fosse l’effettivo rischio di fusione; rischio del quale, stando alle ricostruzioni di quei momenti  convulsi, si parlò invece già in occasione di questo primo vertice straordinario.

A distanza di un anno, colpisce dunque che non vi siano ancora dati certi né circa il disastro ambientale provocato dalla fuga di radioattività né sulle possibili responsabilità del governo e del proprietario dell’impianto, la Tokyo Electric Power Co. Secondo alcuni esperti statunitensi, infatti, non vi sarebbe stato rischio alcuno, se l’Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del Giappone avesse davvero fatto applicare agli impianti di Fukushima gli standard di sicurezza internazionale. Così come era stata progettata, viceversa, la centrale non avrebbe potuto resistere neppure a onde di intensità minore rispetto a quella dello scorso 11 marzo.

Aldilà del rischio nucleare e delle relative polemiche, non occorre però dimenticare come molte persone vivano ancora in condizioni disagiate dopo aver visto le loro case andare in frantumi. La ricostruzione è in atto, ma stando ai dati raccolti dall’associazione Save the Children, sono ancora 25 mila i bambini che ancora non possono vivere all’interno di uno spazio domestico familiare. 300 mila i giapponesi che ancora abitano in rifugi temporanei.

Mara Guarino

Foto homepage via: improntalaquila.org

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