Gianni Berengo Gardin a Palazzo Reale di Milano

Gianni Berengo Gardin, Firenze, Campo nomadi 1993 (Eosarte.eu)

Milano – Approdata a Milano, dopo il successo alla Casa dei Tre Oci di Venezia, la mostra Gianni Berengo Gardin, Storie di un fotografo. Si aggiunge qui, alla versione veneziana, la sezione People of Milan: una quarantina di scatti, volti, cortili, tram, personaggi noti e anonimi popolani. Scolari, preti, venditori, lavoratrici e signore impellicciate della città che lo ha adottato e che nel 2012 lo ha insignito dell’Ambrogino d’oro, lui, di Margherita Ligure (1930).

L’esposizione, curata (così come il catalogo) da Denis Curti, promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale, Civita Tre Venezie e Fondazione Forma per la Fotografia, conta circa 180 immagini suddivise in sette prestigiose sale del Palazzo Reale e in nove sezioni: un viaggio attraverso l’Italia (e non solo, Berengo Gardin ha girato il mondo), da Nord a Sud, alla ricerca di volti e situazioni in grado di raccontare quel che accade.

«Non ci tengo a passare per un artista. L’impegno del fotografo è sociale e civile», afferma il fotografo ligure. E sociale è la sua fotografia, che si sofferma anche su temi importanti come i maltrattamenti negli istituti psichiatrici o la vita degli zingari, come vedremo più avanti. Commenta Denis Curti: «La sua grandezza è la semplicità. O meglio la capacità di rendere leggibile la complessità del mondo. Quel modo diretto e senza scorciatoie di guardare dritto negli occhi. Nelle sue storie c’è una quantità umana che corrisponde al suo amore per la vita. C’è commozione senza retorica. C’è quel Gianni Berengo Gardin che guarda avanti senza smettere mai di voltarsi indietro».

Berengo Gardin gira così da sempre con la sua macchina fotografica appesa al collo, per raccogliere volti e sguardi e momenti che testimonino i cambiamenti di questo Paese: comincia infatti a emergere già negli anni Cinquanta (nel 1954 le prime foto scattate per Il Mondo), pure se è nel decennio successivo che arrivano i primi riconoscimenti ufficiali e i premi più importanti (menzioniamo, solo per fare un esempio, il World Press Photo del 1963). Berengo Gardin attribuisce la sua bravura alle macchine fotografiche, in particolar modo alla Leica: in occasione della mostra, Leica regala quindi al pubblico le visite guidate alla mostra con Gianni Berengo Gardin e Denis Curti.

Si comincia così con Milano, attraversata e analizzata in tutte le sue sfaccettature, come detto all’inizio; dal lavoro nelle fabbriche alle manifestazioni, da artisti e pittori di strada ai macellai, dalle famiglie in piazza al carcere di Bollate, alle signore in via Montenapoleone; è poi la volta di Venezia, con viste in vaporetto, inverni di neve, acqua alta, bambini che giocano in piazza, gondolieri, cerimonie quali matrimoni e funerali, regate, caffè.

Si approda poi Dentro le case delle regioni italiane, con immagini destinate proprio a un volume sulle regioni, da Nord a Sud: interni dove la forma e l’inquadratura sono perfette, e descrivono realisticamente interni degli anni ’60 e ’70. Torniamo poi in ambienti esterni, giungendo alla sezione dei Baci, passionali o romantici, rubati in tutte le città: da Londra a Venezia, Parigi, Roma, Trieste. Una fenomenologia del bacio che poco nasconde, di stampo quasi francese.

Una delle sale di Palazzo Reale con immagini di Berengo Gardin (foto Benedetta Rutigliano)

Ma ecco che dopo questo momento leggero si entra nel cuore della mostra, con immagini molto più taglienti e quanto mai, purtroppo, reali e crude: parliamo della serie Morire di classe, realizzata su commissione di Basaglia, col fine di indagare sulla situazione dei manicomi in Italia. Il lavoro di Berengo Gardin, che fotografa alcuni istituti psichiatrici italiani (Gorizia, Firenze, Trieste, Parma…) si focalizza, come si potrà vedere, impressionati dalla disumanità delle camicie di forza, sull’abbruttimento e sull’annullamento causati dalla violenza dell’istituzione più che dalla malattia. Segue un altro lavoro interessante, che ha portato Gianni Berengo a vivere in tre campi nomadi: «gli zingari sono sempre prevenuti nei confronti della macchina fotografica proprio perché, solitamente, si fotografa il lato negativo della realtà» dice Berengo Gardin, «per me è stato difficile entrare in questo mondo, ma quel che mi resta da questo reportage è la generosità, la poesia e la musica». Nessun pregiudizio quindi, ma solo racconti, con una perfezione dell’immagine che smentisce l’affermazione del fotografo sul suo essere lontano dall’arte.

Una vera e propria fotografia della religiosità in Italia viene restituita allo spettatore nell’apposita sezione Fede, religiosità, riti; poi si passa al tema del Lavoro, dove non poco rilievo assumono, oltre ai lavori in città, la Luzzara di Cesare Zavattini, i campi di Polesine, con uno sguardo decisamente neorealista.
Seguono infine diverse figure ambientate, ovvero scatti che ritraggono persone e situazioni in giro per il mondo, spesso realizzate per le riviste per cui Berengo Gardin lavorava o per illustrare i libri.

Italo Zannier (storico, fotografo e critico della fotografia, primo in Italia ad insegnare storia della fotografia) definisce Gianni Berengo Gardin «Il fotografo italiano più ragguardevole del dopoguerra, quello che meglio ha saputo mediare proficuamente le varie tendenze, con un acume visivo che non si è lasciato condizionare troppo dal gusto del momento, slittando subito oltre la moda, per cercare garanzie soprattutto nella chiarezza dello sguardo».

Ed ecco una parte del suo lavoro in questa antologica, certo non totalizzante ma abbastanza utile a restituirci il lavoro del fotografo che ha reso alcuni momenti e volti dell’Italia immortali e duraturi proprio grazie ai suoi scatti.

Benedetta Rutigliano
@bettyrutigliano

Gianni Berengo Gardin – Storie di un fotografo

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
fino all’8 settembre 2013
orari: lunedì 14.30 / 19.30 – martedì – domenica 9.30 / 19.30 – giovedì e sabato 9.30 / 22.30 – il servizio di biglietteria di Palazzo Reale termina un’ora prima della chiusura
biglietti: Intero € 8,00 – Ridotto € 6,50 Ridotto speciale € 4,00

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